Una carezza sul blu
La voglia di studiare oggi se n'è andata in vacanza pure lei, quindi non mi rimane che affidarmi al mio muricciolo nero e parlare un pochetto agli avventori che di qui passeranno per riposare le loro stanche membra.
La pioggia che da poco ha inziato a cadere sulla mia città mi ha inevitabilmente riportato indietro con la mente a quando ero piccolo. Chissà come mai ogni voltache l'asfalto si bagna e viene su quell'odore così unico, mi si risvegliano i pochi neuroni rimasti e mi apono il libro dei ricordi. Poco mi sono piazzato sul balcone a prendere qualche goccia sulla fronte. E mi viene in mente un scena.
Non sono molto alto, quindi deve essere parecchi anni fa. Ho addosso un paio di brache di jeans e un kway blu che mi sta un po' piccolino. Il prato su cui cammino e scosceso, con tantissime buche: non ci si può nemmeno giocare a calcio, perchè la palla sarebe incontrollabile. In testa, sotto la cerata, ho anche un cappellino da baseball. E piove. Piove un sacco, ma le gocce sono sottilissime e non danno per niente fastidio, anzi mi accarezzano il kway e mi diverto a vederle scivolare gli per il tessuto blu. Fa anche un bel fresco e mi è venuta la pelle d'oca, così mi siedo sull'erba bagnata e mi stringo le braccia attorno alle gambe. Malgrado l'acqua non mi dispiace starmene lì, la pioggia sembra purificare i sentimenti e le angosce, darti la sensazione di toccare il cielo standotene seduto a strappare i fili d'erba.
I jeans si sono inzuppati d'acqua, meglio che mi rialzi e mi vada a riparare da qualche parte, magari a bermi qualcosa di caldo.
La pioggia che da poco ha inziato a cadere sulla mia città mi ha inevitabilmente riportato indietro con la mente a quando ero piccolo. Chissà come mai ogni voltache l'asfalto si bagna e viene su quell'odore così unico, mi si risvegliano i pochi neuroni rimasti e mi apono il libro dei ricordi. Poco mi sono piazzato sul balcone a prendere qualche goccia sulla fronte. E mi viene in mente un scena.
Non sono molto alto, quindi deve essere parecchi anni fa. Ho addosso un paio di brache di jeans e un kway blu che mi sta un po' piccolino. Il prato su cui cammino e scosceso, con tantissime buche: non ci si può nemmeno giocare a calcio, perchè la palla sarebe incontrollabile. In testa, sotto la cerata, ho anche un cappellino da baseball. E piove. Piove un sacco, ma le gocce sono sottilissime e non danno per niente fastidio, anzi mi accarezzano il kway e mi diverto a vederle scivolare gli per il tessuto blu. Fa anche un bel fresco e mi è venuta la pelle d'oca, così mi siedo sull'erba bagnata e mi stringo le braccia attorno alle gambe. Malgrado l'acqua non mi dispiace starmene lì, la pioggia sembra purificare i sentimenti e le angosce, darti la sensazione di toccare il cielo standotene seduto a strappare i fili d'erba.
I jeans si sono inzuppati d'acqua, meglio che mi rialzi e mi vada a riparare da qualche parte, magari a bermi qualcosa di caldo.

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