Fiumi di parole in secca
Finalmente un attimo di fiato. Respiro, ma non trattengo l'aria nemmeno per un istante, pronto a buttarla fuori per guadagnarne subito altra.
Da quando ho inziato a lavorare qui ad Altavilla ho notato una strana signora, sulla sessantina, sempre ben vestita e coi capelli curati, passeggiare instancabilmente per tutto il giorno su e giù dalla salita del paese. I primi giorni pensavo che avesse una qualche meta, ma giorno dopo giorno, per questi cinque mesi, ho realizzato che lei cammina. E basta. Guarda le persone passare in moto, in bici o con l'auto. Sorridere, si volta, e poi prosegue la sua camminata. Una volta arrivata a destinazione, torna indietro. Dunque, difficile obiettare che non abbia qualche problema, se non altro perchè questa camminata la fa per tutto il giorno, tutti i giorni. Ma non è questo che mi fa riflettere. Invece mi chiedo: è felice?
Proprio ieri me ne stavo andando a pranzo, passando per un piccolo parco attrezzato con un'area giochi per i bambini. Sento cigolare l'altalena, e la vedo lì sopra, che si spinge come la più spensierata delle bimbe. E mi sorride. Abbassa lo sguardo, lo rialza, e mi sorride ancora. Parlando con una paio di persone del paese, amaramente realizzo che questa donna "è un po' strana", ma quella domanda mi ritorna... è felice? Beh, inutile dire di sì, se non altro da come ti guarda ogni volta che le rivolgi lo sguardo.
E io, sono felice?
E' stata un'estate davvero strana. Dopo la Turchia quell'indescrivibile viaggio in Terra Santa, che mi ha lasciato una cicatrice profonda dentro, nello spirito e nel cuore. Ma di questo viaggio parlerò quando ci sarà qualche foto da snocciolare...
Quanto sono stato bene in viaggio con voi, amici miei, era tanto che non ci godevamo un po' di tempo insieme, come ai vecchi tempi. Ho passato momenti etremamente felici, nonostante le mie ferite avessero appena iniziato a smettere di sanguinare.
Sto apprezzando quello che mi accade ogni giorno, ciò che mi costruisco e ciò che invece capita per caso. Come quella luce verde che mi abbagliava, mentre stavo seduto a parlare sotto il caldo vento israeliano. Come quell'incontro inaspettato.
Sono felice?
Ora il mio cuore dice di si, perchè sorride ogni momento della giornata con un ghigno ebete che torna e ritorna, e più tieni dentro più esce fuori come un fiume. Sono felice, anche la testa viaggia, come sempre, come quella di un uomo che non si accontenta di avere una sedia su cui stare seduto per otto ore al giorno, e vorrebbe che il mondo andasse diversamente. Ma sono io quello incontentabile, quello viziato, o è normale inseguire traguardi che ti portano sempre un passo più in là? Ho troppa fretta, mi dicono tutti. Una cosa per volta, un passo al giorno. Mi risiedo sulla mia altalena, mi dò una spinta. Faccio ciondolare le gambe e riprendo a sorridere a tutte le persone che mi passano davanti.
Da quando ho inziato a lavorare qui ad Altavilla ho notato una strana signora, sulla sessantina, sempre ben vestita e coi capelli curati, passeggiare instancabilmente per tutto il giorno su e giù dalla salita del paese. I primi giorni pensavo che avesse una qualche meta, ma giorno dopo giorno, per questi cinque mesi, ho realizzato che lei cammina. E basta. Guarda le persone passare in moto, in bici o con l'auto. Sorridere, si volta, e poi prosegue la sua camminata. Una volta arrivata a destinazione, torna indietro. Dunque, difficile obiettare che non abbia qualche problema, se non altro perchè questa camminata la fa per tutto il giorno, tutti i giorni. Ma non è questo che mi fa riflettere. Invece mi chiedo: è felice?
Proprio ieri me ne stavo andando a pranzo, passando per un piccolo parco attrezzato con un'area giochi per i bambini. Sento cigolare l'altalena, e la vedo lì sopra, che si spinge come la più spensierata delle bimbe. E mi sorride. Abbassa lo sguardo, lo rialza, e mi sorride ancora. Parlando con una paio di persone del paese, amaramente realizzo che questa donna "è un po' strana", ma quella domanda mi ritorna... è felice? Beh, inutile dire di sì, se non altro da come ti guarda ogni volta che le rivolgi lo sguardo.
E io, sono felice?
E' stata un'estate davvero strana. Dopo la Turchia quell'indescrivibile viaggio in Terra Santa, che mi ha lasciato una cicatrice profonda dentro, nello spirito e nel cuore. Ma di questo viaggio parlerò quando ci sarà qualche foto da snocciolare...
Quanto sono stato bene in viaggio con voi, amici miei, era tanto che non ci godevamo un po' di tempo insieme, come ai vecchi tempi. Ho passato momenti etremamente felici, nonostante le mie ferite avessero appena iniziato a smettere di sanguinare.
Sto apprezzando quello che mi accade ogni giorno, ciò che mi costruisco e ciò che invece capita per caso. Come quella luce verde che mi abbagliava, mentre stavo seduto a parlare sotto il caldo vento israeliano. Come quell'incontro inaspettato.
Sono felice?
Ora il mio cuore dice di si, perchè sorride ogni momento della giornata con un ghigno ebete che torna e ritorna, e più tieni dentro più esce fuori come un fiume. Sono felice, anche la testa viaggia, come sempre, come quella di un uomo che non si accontenta di avere una sedia su cui stare seduto per otto ore al giorno, e vorrebbe che il mondo andasse diversamente. Ma sono io quello incontentabile, quello viziato, o è normale inseguire traguardi che ti portano sempre un passo più in là? Ho troppa fretta, mi dicono tutti. Una cosa per volta, un passo al giorno. Mi risiedo sulla mia altalena, mi dò una spinta. Faccio ciondolare le gambe e riprendo a sorridere a tutte le persone che mi passano davanti.

12 Comments:
paolino.... paolino...
davide
Commento piuttosto criptico, giovane guerriero...
Carissimo, sono contento per te, per me e per noi; hai ragione nel dire che il viaggio ha lasciato qualcosa di particolare.
Però detto tra noi sorridere a tutto non credo voglia dire per forza essere felici.
O per lo meno forse potrei sorridere a tutte le persone che mi passano davanti ma il dubbio è con quante di queste si è poi felici?
wiz.. a volte mi fai proprio rimanere senza parole...
Vedi wiz, il mio sorridere è un modo di pormi nei confronti delle persone e del mondo. Ora, in questo momento, domani sarà magari diverso.
C'è sorriso e sorriso, chiaro. Un sorriso amaro lo leggi sulla faccia, un sorriso di invidia ti sagoma il viso in modo univoco.
Così è anche per un sorriso di felicità. Quello ti viene da dentro, e il fatto che tu non riesca a controllare un sorriso magari fatto al tuo capo, in un momento in cui neppure tu te lo aspetti, ti fa capire quanto sia genuino.
So che tu parli in prima persona nel tuo intervento, ed è anche il ragionamento che sta alla base del tuo amaro intervento. Ma attento a quello che ho scritto. Non è solo dialettica ma un ragionamento ponderato: non mi sono chiesto con quali delle persone a cui sorrido potrei essere felice, ma quante di queste persone, grazie al mio sorriso, potrebbero capire che anche loro, in fondo, hanno qualcosa di cui sorridere.
Dopo migliaia di anni parliamo sempre delle stesse cose...
"Che cosa t'attenda in futuro, rinuncia a indagare:
qualunque altro giorno t'aggiunga il destino, tu devi
segnarlo all'attivo. Sei giovane, non disprezzare gli amori gentili, le danze,
fin tanto che il tuo verdeggiare rimane lontano da uggiosa
canizie. Il campo sportivo, adesso, e le piazze,
e sull'imbrunire, allora che s'è concordata,
di nuovo uno scambio di dolci sussurri
e il riso che, lieto zampillo, tradisce la giovane
donna appiattata in un angolo oscuro
e, pegno d'amore, il monile, sfilato da un braccio,
da un dito che solo per finta rilutta".
Sei romanziere dentro! Una piccola sceneggiatura adatta ad un corto o ad un fumetto di classe. Sento ancora nelle orecchie, come colonna sonora,il cigolare ritmico delle catene dell'altalena...titoli di coda...capoattrezzista...capomacchinista...fine. Bravissimo. Emozionante e delicato! :) Salut! rik
Capito per caso sul blog di un caro vecchio amico e vengo investito da una folata di dolci ricordi.
La vita a volte è strana: scegli di intraprendere una strada a testa bassa senza voltarti indietro, salvo poi, un giorno, voltarti indietro e domandarti "cosa mi sono perso?".
Ogni scelta porta con sè una certa dose latente di rimpianti ... se no dove sta la fregatuta!!
Voglio farti i complimenti per le foto...parlano da sole.
<<...Un sorriso non costa nulla e rende molto; arricchisce chi lo riceve, senza impoverire chi lo dona...>>.
Bravo Paolo. Un abbraccio
Troppo buono rik. Però anche tu hai colto nel segno: anche io vedo ogni giorno questa storia come un cortometraggio già montato, con le scene definite e i tagli al loro posto.. Insomma, fava, senti qualche tuo amico del giro che cominciamo le riprese!!
@ anonimo: grazie per le tue parole, mi hanno fatto venire voglia di scrivere un altro post. Sono felice di poter ritrovare amici dopo tanto tempo... Però mi manca la tua identità. Dalla scrittura non sono riuscito a capire. Ho un paio di idee in testa, ma dammi qualche indizio! ..sempre se passerai nuovamente di qua
lasciati scivolare gli eventi addosso...il bello è questo...che sara' poi la felicita'? magari una istantanea...magari un periodo...magari una persona...magari una serata...magari la ricerca spasmodica della fraseperfetta con la persona perfetta nel momento perfetto.lasciati scivolare gli eventi addosso.gia' questo è felicita'...
La perfezione è l'utopia degli esteti.
E 'perfetto ciò che, come tu dici, ci rende felici, anche se non lo è :-)
La Becca di Nana, che mi pare intuire dalle foto, mi ricorda un pomeriggio di una vita fa in cui - nonostante non fosse tutto perfetto - si era felici.
"Sono passato nuovamente di qua".
La nostalgia di casa porta sempre a girovagare alla ricerca della familiarità.
molto intiresno, grazie
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