Maledette pozze
Peccato che mi sia caduto in una maledetta pozzanghera davanti al bar. Stamattina a Torino pioveva davvero da arca di Noè. Per fortuna almeno quella non era in strada, considerato che il traffico era già abbastanza così. Poi qualcuno mi spiegherà quale assioma c'è dietro al rincretinimento e all'isterismo automobilistico in centro città durante una giornata di pioggia...sono partito abbastanza presto per andare a consegnare il plico per la tesi, ma ovviamente mi sono fatto la mia mezz'ora abbondante di coda. Che ci vuoi fare, nel mentre mi sono reso conto di com'era diversa Torino esattamente un anno fa, mentre le scritte tutte dentro la cintura cittadina ti ricordavano che la passione viveva lì. Striscioni rossi, che poi ad un certo punto sono scomparsi.
Arrivato in segreteria mi sembra di aver preso il numero in una macelleria musulmana il giorno dopo la fine del ramadan. Panico totale. Dieci code diverse, una per ogni corso di laurea, avevano causato degli intrecci poco coerenti, tanto che si iniziava a vociferare che uno studente di filosofia avess presentato domanda di laurea per la prossima sessione di giurisprudenza. Quando è il mio turno apro lo zaino e tiro fuori tutti i documenti nell'ordine in cui erano scritti nel scritti nel bugiardino che mi avevano dato per non perdermi. La donna di malaffare alo sportello, già scazzata alle 10 del mattino e in preda ad un incessante tic alla spalla destra, ci è rimasta di sasso. Oppure di merda, fate voi. Al che le ho dato una mano a riprendersi e le ho chiesto, con piglio sarcastico: "va tutto bene". E lei, scartabellando alla ricerca di qualche imprecisione, non voleva darmela vinta. Alla mia terza domanda, seccata, ha dovuto ammettere che qualcuno è riuscito a non cadere nella labirintico mondo del documento fantasma. Me ne sono uscito, e alla salute di tutti i miei lettori del muro nero e di chi mi vuol male - penso il mo fegato - mi sono sparato una bella birretta piccola al bar davanti alla segreteria. Il bicchiere era straordinariamente pulito, così come la faccia incredula della donna dell'est che me lo ha spillato e che mi guardava sconsolata. appena uscito dal bar ho tirato fuori o scontrino per farne una bella foto da mettere sul muro nero. Mannaggia, mi è caduto e si è marciato. L'ho raccolto ugualmente, ma è diventato come quelle palle compresse di carta che ti ritrovi nelle tasche dei jeans dopo che tua mamma li ha lavati con un fazzoletto di carta dentro. Per di più ha perso l'inchiostro.
Arrivato in segreteria mi sembra di aver preso il numero in una macelleria musulmana il giorno dopo la fine del ramadan. Panico totale. Dieci code diverse, una per ogni corso di laurea, avevano causato degli intrecci poco coerenti, tanto che si iniziava a vociferare che uno studente di filosofia avess presentato domanda di laurea per la prossima sessione di giurisprudenza. Quando è il mio turno apro lo zaino e tiro fuori tutti i documenti nell'ordine in cui erano scritti nel scritti nel bugiardino che mi avevano dato per non perdermi. La donna di malaffare alo sportello, già scazzata alle 10 del mattino e in preda ad un incessante tic alla spalla destra, ci è rimasta di sasso. Oppure di merda, fate voi. Al che le ho dato una mano a riprendersi e le ho chiesto, con piglio sarcastico: "va tutto bene". E lei, scartabellando alla ricerca di qualche imprecisione, non voleva darmela vinta. Alla mia terza domanda, seccata, ha dovuto ammettere che qualcuno è riuscito a non cadere nella labirintico mondo del documento fantasma. Me ne sono uscito, e alla salute di tutti i miei lettori del muro nero e di chi mi vuol male - penso il mo fegato - mi sono sparato una bella birretta piccola al bar davanti alla segreteria. Il bicchiere era straordinariamente pulito, così come la faccia incredula della donna dell'est che me lo ha spillato e che mi guardava sconsolata. appena uscito dal bar ho tirato fuori o scontrino per farne una bella foto da mettere sul muro nero. Mannaggia, mi è caduto e si è marciato. L'ho raccolto ugualmente, ma è diventato come quelle palle compresse di carta che ti ritrovi nelle tasche dei jeans dopo che tua mamma li ha lavati con un fazzoletto di carta dentro. Per di più ha perso l'inchiostro.

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