Prova a non crederci, adesso
A ben guardare potrei essermi appena svegliato. Ho su gli occhiali, la stanza è buia e me ne sto al caldo sotto il piumone. Potrebbe essere che la giornata che ho appena finito di vivere me la sia immaginata dal principio alla fine. Sarebbe proprio un pacco. Sì, perchè vorrebbe dire che uno dei miei sogni non si è avverato. Vorrebbe dire che questa mattina non mi sono catapultato all'edicola con una moneta da un euro in mano. E nemmeno che, dopo aver preso uno dei più famosi e letti quotidiani d'Italia, non abbia saltato le prime 50 pagine. Circa. Non avrei cercato affannosamente le pagine locali, e dopo aver voltato la prima, non avrei trovato un articolo scritto da me.
Ma no! Io sto per andare a dormire! Non mi sono immaginato niente di tutto questo! Mi tolgo le coperte di dosso e mi alzo di scatto. Il giornale è ancora lì, pronto per essere privato di una delle sue pagine, da tenere come ricordo. Lo apro, scorro i fogli come un sorpasso a 200 all'ora. La prima delle pagine dedicate ad Alessandria non mi interessa, almeno per oggi. Prendo l'angolo in basso e lo giro nervosamenre. Il mio "pezzo" è lì. E' vero, è il mio. Non mi tradisce la sigla, R. AL., messa in calce per motivi contrattuali o chissà cosa. Quella mezza pagina l'ho scritta io. Quella che ho sfogliato è La Stampa. La Stampa. Una delle aspirazioni di quando da piccolo dici che vuoi fare il giornalista. Però poi è tutto da vedere. Lo sogni per tanto tempo, poi ti rendi conto che entrare lì dentro è come scappare da Guantanamo. Così provi a passare da una porta secondaria. Trovi posto in una tv locale e ti accontenti. Ma non va, vuoi altro. Tu devi scrivere.
Oggi ci sei. E' il primo passo di un lattante che prova ad andare gattoni. Ma in piedi ti ci sei messo. Da solo. I passi li dovrai pur fare, in qualche modo. Uno dopo l'altro. L'importante è iniziare.
Però, che inizio.
Ma no! Io sto per andare a dormire! Non mi sono immaginato niente di tutto questo! Mi tolgo le coperte di dosso e mi alzo di scatto. Il giornale è ancora lì, pronto per essere privato di una delle sue pagine, da tenere come ricordo. Lo apro, scorro i fogli come un sorpasso a 200 all'ora. La prima delle pagine dedicate ad Alessandria non mi interessa, almeno per oggi. Prendo l'angolo in basso e lo giro nervosamenre. Il mio "pezzo" è lì. E' vero, è il mio. Non mi tradisce la sigla, R. AL., messa in calce per motivi contrattuali o chissà cosa. Quella mezza pagina l'ho scritta io. Quella che ho sfogliato è La Stampa. La Stampa. Una delle aspirazioni di quando da piccolo dici che vuoi fare il giornalista. Però poi è tutto da vedere. Lo sogni per tanto tempo, poi ti rendi conto che entrare lì dentro è come scappare da Guantanamo. Così provi a passare da una porta secondaria. Trovi posto in una tv locale e ti accontenti. Ma non va, vuoi altro. Tu devi scrivere.
Oggi ci sei. E' il primo passo di un lattante che prova ad andare gattoni. Ma in piedi ti ci sei messo. Da solo. I passi li dovrai pur fare, in qualche modo. Uno dopo l'altro. L'importante è iniziare.
Però, che inizio.

1 Comments:
:-)
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