Take your time!
Una nuova infelice e amara constatazione: gli irlandesi amano sbrigare le faccende mattutine con molta calma. Dopo essermi coricato ben oltre l’una, e avendo speranzosamente puntato la sveglia alle 7.50, Maureen inizia a martellare sulla porta alle 7.15, e senza pietà infierisce sul candido legno finché con la mia voce baritonale non le confermo che sono vivo.
Azzo, la scuola inizia alle 9! Che cavolo faccio in quasi due ore!?!
In effetti prendendomela con calma, il tempo che mi avanza è giusto quello utile per arrivare una decina di minuti in anticipo. Conosco altri ragazzi italiani, e subito dopo tutti coloro che come me sono arrivati sabato e iniziano il corso questa settimana. Da lontano scorgo un tipo tutto imbellettato, con la giacca di velluto ricoperta di stemmi accademici e un foulard blu attorno al collo. Seguendo il famoso detto dell’abito e del monaco, il biondino mi sta già un po’ sulle palle. Poi lo sento parlare e scopro che è francese. Ancora una volta mi rendo conto che ho molto fiuto per le persone… Il suo inglese è perfetto, fluido e corretto; la malcelata antipatia lascia spazio all’ancestrale odio gallico. I francesi sono un popolo che proprio non sopporto. Lettori esclusi, ovviamente.
Un simpatica ragazza di nome Clare passa più di un’ora a spiegarci come si svolgeranno i corsi e le attività pomeridiano, riscotendo parecchio successo per la cortesia e la disponibilità che manifesta.
Concluso il test introduttivo, con mio sommo piacere vengo inserito nel livello più avanzato. Mi dirigo verso la mia classe, la 10, e conosco i miei nuovi compagni: tre ragazze e un ragazzo giapponesi. Mi dico che non ho speranza. Vengo affossato dall’ingresso - in ritardo! - del francesino che pronuncia il suo nome come se ci volesse sfottere a tutti: Guillome. Sorvoliamo.
Il professore è un ragazzo molto giovane e cordiale, a prima vista sui trentacinque anni, che ci invita attraverso vari interventi, a conversare fra di noi su argomenti da lui suggeriti.
Finita la lezione mi dirigo verso il giardino esterno, fuori dal building della mensa. Ha iniziato a piovere e tira un vento gelido che mi passa da sotto il giubbotto. Compro un buon panino e una bottiglietta d’acqua, ma non faccio in tempo a finirli che è già ora di incamminarsi per la prima gita pomeridiana. Nella hall della scuola prenoto un computer per il tardo pomeriggio e mi incammino con i miei compagni per un tour nel centro di Dublino.
La gita in sé non è nulla di particolare, un giro per i gradi nomi di Dublino, ma è resa unica dalla figura singola della guida che ci accompagna, una signora tipicamente irlandese alta un metro e mezzo scarso, che se ne frega di tutto e di tutti e spiega le sue storie con un vigore e una convinzione senza pari.
La tappa principale è il Trinity College, che però visitiamo solo superficialmente in attesa di una gita specifica che si terrà questo mercoledì.
Finita la gita mi sgancio dal gruppo, che decide di andarsi a fare una birretta a Temple Bar, e mi sposto verso il negozio della O2, per comprare una sim irlandese da usare per le chiamate locali. 10€ di scheda, con un traffico già incluso di 10€. Molto buono, direi.
L’ultima tappa è di nuovo l’Emerald Cultural Institute, dove con mia somma gioia riesco a contattare via messenger la mamma e Ugo. Alle sei abbondanti vengo via: è tempo di andare a casa to have dinner.
Yu-Hi domani parte e stasera parteciperà ad un party di addio, in cui avrà modo di suonare il suo flauto e di dirigere l’orchestra della sua scuola. Maureen, seppur apparentemente controvoglia, la accompagna insieme a suo figlio, che nel frattempo è arrivato qui a casa e a momenti mi stritola una mano salutandomi.
Io decido di non uscire per le sei ore scarse di sonno iniziano a pesarmi. Guardo Friends in americano e, wow!, inizio a capire qualche frase! Forse è ancora troppo presto. Dopo un paio di foto alla casa, salgo in camera mia e scrivo.
Tutto qua, ho finito. Buona notte.
Azzo, la scuola inizia alle 9! Che cavolo faccio in quasi due ore!?!
In effetti prendendomela con calma, il tempo che mi avanza è giusto quello utile per arrivare una decina di minuti in anticipo. Conosco altri ragazzi italiani, e subito dopo tutti coloro che come me sono arrivati sabato e iniziano il corso questa settimana. Da lontano scorgo un tipo tutto imbellettato, con la giacca di velluto ricoperta di stemmi accademici e un foulard blu attorno al collo. Seguendo il famoso detto dell’abito e del monaco, il biondino mi sta già un po’ sulle palle. Poi lo sento parlare e scopro che è francese. Ancora una volta mi rendo conto che ho molto fiuto per le persone… Il suo inglese è perfetto, fluido e corretto; la malcelata antipatia lascia spazio all’ancestrale odio gallico. I francesi sono un popolo che proprio non sopporto. Lettori esclusi, ovviamente.
Un simpatica ragazza di nome Clare passa più di un’ora a spiegarci come si svolgeranno i corsi e le attività pomeridiano, riscotendo parecchio successo per la cortesia e la disponibilità che manifesta.
Concluso il test introduttivo, con mio sommo piacere vengo inserito nel livello più avanzato. Mi dirigo verso la mia classe, la 10, e conosco i miei nuovi compagni: tre ragazze e un ragazzo giapponesi. Mi dico che non ho speranza. Vengo affossato dall’ingresso - in ritardo! - del francesino che pronuncia il suo nome come se ci volesse sfottere a tutti: Guillome. Sorvoliamo.
Il professore è un ragazzo molto giovane e cordiale, a prima vista sui trentacinque anni, che ci invita attraverso vari interventi, a conversare fra di noi su argomenti da lui suggeriti.
Finita la lezione mi dirigo verso il giardino esterno, fuori dal building della mensa. Ha iniziato a piovere e tira un vento gelido che mi passa da sotto il giubbotto. Compro un buon panino e una bottiglietta d’acqua, ma non faccio in tempo a finirli che è già ora di incamminarsi per la prima gita pomeridiana. Nella hall della scuola prenoto un computer per il tardo pomeriggio e mi incammino con i miei compagni per un tour nel centro di Dublino.
La gita in sé non è nulla di particolare, un giro per i gradi nomi di Dublino, ma è resa unica dalla figura singola della guida che ci accompagna, una signora tipicamente irlandese alta un metro e mezzo scarso, che se ne frega di tutto e di tutti e spiega le sue storie con un vigore e una convinzione senza pari.
La tappa principale è il Trinity College, che però visitiamo solo superficialmente in attesa di una gita specifica che si terrà questo mercoledì.
Finita la gita mi sgancio dal gruppo, che decide di andarsi a fare una birretta a Temple Bar, e mi sposto verso il negozio della O2, per comprare una sim irlandese da usare per le chiamate locali. 10€ di scheda, con un traffico già incluso di 10€. Molto buono, direi.
L’ultima tappa è di nuovo l’Emerald Cultural Institute, dove con mia somma gioia riesco a contattare via messenger la mamma e Ugo. Alle sei abbondanti vengo via: è tempo di andare a casa to have dinner.
Yu-Hi domani parte e stasera parteciperà ad un party di addio, in cui avrà modo di suonare il suo flauto e di dirigere l’orchestra della sua scuola. Maureen, seppur apparentemente controvoglia, la accompagna insieme a suo figlio, che nel frattempo è arrivato qui a casa e a momenti mi stritola una mano salutandomi.
Io decido di non uscire per le sei ore scarse di sonno iniziano a pesarmi. Guardo Friends in americano e, wow!, inizio a capire qualche frase! Forse è ancora troppo presto. Dopo un paio di foto alla casa, salgo in camera mia e scrivo.
Tutto qua, ho finito. Buona notte.

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