Friday, November 04, 2005

Tutto molto morbidoso

Tre giorni di completa astinenza dal mondo esterno. Come immaginavo. Sarei rimasto deluso se così non fosse stato. Ovattato, ecco. Le persone, i costumi, i negozi e i gadgets, tutto aveva la consistenza di quei dolci morbidosi rosa e bianchi, che piacciono tanto agli americani. Mashmellows, è così che dovrebbero chiamarsi. Poco importa.
Le foto calde calde sono già sul photoalbum, sotto la sezione Days go by. Le ho postate ieri, così come sempre ieri mi sono messo a scrivere il moi intervento sul blog, che è stato interrotto dalla serata a casa di Sandy per vedere Canone Inverso. Un primato della fotografia sulla scrittura? Hehe, ci sarebbe da parlare per un sacco di tempo di questo. Ne avremo il tempo, sono certo.
Poco c’è da raccontare di Disneyland. E’ un sogni dal quale è impossibile uscire una volta entrati, un recinto in cui tutto celebra la predominanza del sogno sulla realtà. E mi riferisco soprattutto ai più grandi, che a onor del vero sono coloro che più vengono catturati dall’atmosfera fantasiosa del parco. I bambini, loro non posso neanche endersi conto che quello che vedono è finzione. Topolino, che gira per le strade a fare autografi, è realmente il personaggio che vedono nei fumetti. Quello che più mi affascina, invece, è che per gli adulti, me compreso, un mondo dichiaratamente basato sulla finzione riesce a negare la propria essenza, fino al punto di evitare di chiedersi chi davvero ci sia dentro quei simulacri di un mondo tutto sorrisi, in cui Gambadilegno alla fine viene sempre arrestato.
Potrei farvi il resoconto minuto per minuto di quello che abbiamo fatto. Però lo potete già trovare nelle foto questo, giusto? Quello che non posso fare, o meglio non ho ancora imparato a fare, è raccontare i pensieri e le emozioni che in quei momenti, mentre premo il pulsante di scatto, mi assalgono. Il perché una certa situazione mi spinge a fotografare, e cosa spero di poter ritrovare nella foto che guarderò in seguito, magari a mesi di distanza. Quello che cerco di raccontare può essere, ad esempio, la delusione. L’amarezza dipinta sulle facce esterrefatte di bambini che vedono Winnie the Pooh andarsene via da luogo in cui stava elargendo abbracci e autogarafi, mentre erano in coda da parecchio tempo. Si sforzano di capire, cercano di vedere cosa possa esserci oltre quella porta di legno dipinta come un albero del bosco. Un letto, un bagno, un tavolo imbandito? Ma dopo poco, una manciata di minuti, il loro beniamino ricompare dalla stessa porta, ancora con la sua inguaribile affabilità e tenerezza. E smettono, così come gli adulti, di chiedersi il perché di un simile atteggiamento.
In mezzo a pargoli sorridenti, che tengono stretto il loro libro degli autografi colmo di cuoricini e firme dei loro idoli c’ero anche io, con la mia compattina sempre in mano e il cappello di Fantasia calato sul capoccione.
Ho faticato a scrivere questo post. Ci ho messo un giorno, tra interruzioni vari, pranzi e film. Perché riassumere tutte le sensazioni che si respirano in quel luogo non è semplice in seicento parole o poco più. Certo, bisogna cercare di dare sempre un assaggio, il più gustoso possibile. Certo è che Disneyland mi ha regalato ancora qualche ora di distrazione dalle incombenze che gravano a casa. Tesi e lavoro, per dire le prime che capitano. Appunto, ora si torna sotto.

2 Comments:

Anonymous Anonymous said...

Non potevi trovare parole migliori per descrivere tutta quella magia..Grazie mille a te e Roby per i giorni stupendi che mi avete fatto passare, grazie di essermi stati così vicini, voi sì che siete amici veri!
Vi voglio bene, un bacio

8:28 PM  
Anonymous Anonymous said...

;-)

3:36 PM  

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