Cosa mi stampo in faccia oggi?
Poco tempo fa un'amica mi disse che ormai per lei era divenata una consuetudine, ogni mattina, andare a dare una sbirciatina al mio blog nero. Accanto alla sua tazza di caffè, quello americano, che alla maggior parte di noi italiani proprio non piace, le suedite si sono ormai abiutuate a svegliarsi digitando il mio indirizzo che tutto vuol misurare. Perciò per coloro che come lei sono così ardentemente interessati alle mie vicissitudini, sciolgo ogni dubbio e ringrazio coloro che oggi hanno pensato anche solo un secondo a me. Perchè, si, il colloquio è andato molto bene.
Appuntamento a metà mattina, mi aveva detto il mio referente. Già questa affermazione mi aveva turbato non poco. A che ora dovevo arrivare? Se arrivavo troppo presto sembravo il secchioncello sotuttoio che si alza al canto del gallo; se invece arrivavo troppo tardi, allora ecco che era lo scazzato, quello che non prende mai le cose sul serio. Qui ho tirato fuori il formulario di trigonometria e di calcolo probabilistico, retaggio degli anni liceali, e dopo ore di calcolo ho deciso per le dieci. Contando che ho anche sbagliato direzione nel prendere la strada e che ho anche fatto colazione per una ventina di minuti, mi sono mosso con abbondante anticipo, come auspicabile in queste occasioni. Alle dieci spaccate mi sono presentato nella sede della società e in sequenza sono stato interrogato e sballottato da quattro personaggio che, in fin dei conti, si sono dimostrato decisamente accondiscendenti e per nulla ostruzionisti.
Dopo quasi un'ora di colloquio me ne sono uscito con un contratto da completare solo più nelle parti burocratiche, stringendo tante mani, un po' frastornato ma con la sensazione di aver riscosso consensi.
Quattro caffè in corpo, l'adrenalina a livelli da guinness, le tasche piene di mentine, i pantaloni belli e le scarpe pure. E poi un sorriso grande come il sole stampato in faccia.
Appuntamento a metà mattina, mi aveva detto il mio referente. Già questa affermazione mi aveva turbato non poco. A che ora dovevo arrivare? Se arrivavo troppo presto sembravo il secchioncello sotuttoio che si alza al canto del gallo; se invece arrivavo troppo tardi, allora ecco che era lo scazzato, quello che non prende mai le cose sul serio. Qui ho tirato fuori il formulario di trigonometria e di calcolo probabilistico, retaggio degli anni liceali, e dopo ore di calcolo ho deciso per le dieci. Contando che ho anche sbagliato direzione nel prendere la strada e che ho anche fatto colazione per una ventina di minuti, mi sono mosso con abbondante anticipo, come auspicabile in queste occasioni. Alle dieci spaccate mi sono presentato nella sede della società e in sequenza sono stato interrogato e sballottato da quattro personaggio che, in fin dei conti, si sono dimostrato decisamente accondiscendenti e per nulla ostruzionisti.
Dopo quasi un'ora di colloquio me ne sono uscito con un contratto da completare solo più nelle parti burocratiche, stringendo tante mani, un po' frastornato ma con la sensazione di aver riscosso consensi.
Quattro caffè in corpo, l'adrenalina a livelli da guinness, le tasche piene di mentine, i pantaloni belli e le scarpe pure. E poi un sorriso grande come il sole stampato in faccia.

15 Comments:
sono contenta x il tuo colloquio e che tu ne abbia parlato subito nel blog...altrimenti non sarei riuscita a dormire sta notte con questa preoccupazione!:) al prossimo post! s.
yuk yuk!!
brav' paolin'
prop' cuntent'...
adesso mi divent' anch' famos' come emilio fede :)
ci si vede presto tra i muri e il quadrilatero...
nooooooooo! come emilio fede noooooooooooo!
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wQBGxo Thanks to author.
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