Thursday, March 23, 2006

Gusci e ciucci

La docente, vedi mai che mi sia sbagliato nel parlare troppo presto, questa mattina non c'era. Un misero cartello appeso alla porta del suo studio recitava senza giri di parole che lei non c'era. Come se chi viene, diciamo per caso, da Alessandria, avesse il dono della vista a distanza, e semplicemente chiudendo gli occhi potesse vedere cosa diavolo c'è attaccato a tutte le porte di Palazzo Nuovo. Sarebbe insensato preoccuparsi di additare l'Università per la totalità incapacità nell'organizzare un efficiente servizio di informazione per evitare ai poveri sfigati che chiedono un giorno di ferie di farsi 100 km per niente, ma ripeto che è meglio sorvolare.
Oggi mi sono reimmerso nel mondo universitario, allietato ancor di più da un clima finalmente primaverile. Alcuni amici che cazzeggiano amabilmente sui gradini in fronte all'università, i soliti zingari che con l"espediente del giornale" fregano il cellulare a una donna tartaruga - quelle col corpo enorme e la testa minuscola, come una mia compagna del liceo - e le ragazze del solito bar che mi accolgono come se non vedessero il loro cugino d'America dal 1990. Novità, un povero diavolo che gira in Via Verdi con un cartello "VENDESI", quello che si mette sulle case o contro i finestrini delle auto, seguito da "Barzellete - 5€ al pacchetto". Questo ragazzo si ferma davanti al tavolo dove sto mangiando una vagonata di pasta, e ci guarda tutti, me e quegli altri dieci, quindici ragazzi lì vicino e ci invita a sentire, e se non ci va di pagare non lo faremo: "Sapete qual è l'unico modo per uccidere un orologio?" Pausa degna del miglior totò, e poi: "Col-pendolo". Scappa qualche risata, ma senza sosta lui ne tira fuori un'altra, e poi un'altra ancora. Ma nessuno, me compreso, si alza per dare a questo uomo sandwich che sfornza barzellette come neanche gino bramieri un obolo come ricompensa. Alza i tacchi e se ne va, dispensando saggezza: "Se trattate così chi vi vuol regalare l'allegria e la felicità, cosa ne fate degli altri?"
Dopo aver preso il caffè, mi alzo e ritiro la mia mercanzia che avevo steso sul tavolo - telefono, portafogli, occhiali da sole - e ringrazio che l'ennesimo bastardello non sia passato mentre mi stavo godendo il barzellettiere, sennò poteva far mambassa. Non metto la giacca, oggi fa caldo. Mi ritornano alla mente quei periodi in cui passavo le mie giornate, come ora, nella biblioteca sotto l'università, a studiare per un esame o a fare semplicemente passare le ore in attesa di un aperitivo. E poi mi dico caspita, ma era solo qualche mese fa!
Sono troppo spesso preda di ingenui stati alterati di coscienza, mi faccio trascinare dalla mia insicurezza per l'oggi ancor prima che per il domani. Raramente ho la sensazione di potermi davvero godere quelle che sto vivendo. Poi come sempre mi rendo conto di quante sono le cose che effettivente potrebbero togliermi da un momento all'altro. E mi vergogno di essere sempre lo stesso bambino in preda all'ansia di non avere mamma e ciuccio vicini.
Sarebbe meglio coricarsi e dormire. Sempre se non ti assalgono i mille pensieri di sempre.

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