Saturday in Wicklow
Dunque ho visto l’Irlanda. Non quella della Dublino urbanizzata con il traffico, e neppure quella degli aeroporti e delle code coi taxi. La tigre ha mostrato la sua natura più intima. D’altronde bastava guardarla nel cuore, là dove non tutti posano lo sguardo.
L’immaginario collettivo è fondato su una visione dell’Isola di Smeraldo come un luogo dove la vita delle persone è rallentata rispetto a quella continentale e persino a quelle Britannica, un angolo di paradiso incontaminato dove le verdi distese dei prati rigogliosi lasciano talvolta spazio a qualche dissestata mulattiera. Ed è così che la sognavo anche io.
Ma l’arrivo a Dublino, se da una parte mi aveva lasciato attonito per le sue innumerevoli peculiarità, era anche stato il momento in cui avevo seriamente messo in discussione i miei stereotipi. La prima settimana passata qui ha confermato quello che sospettavo: l’economia del profitto capitalistico, come spesso avevo letto di sfuggita su qualche giornale, avevo preso il sopravvento sulla cultura prettamente agricola del paese. Questo è accaduto grazie allo straordinario Piano di Sviluppo Nazionale che alla fine degli anni ’70 è stato redatto e messo rigorosamente in pratica dal governo irlandese. Accanto allo straordinario boom economico che ha investito Dublino in particola e l’Irlanda in generale ha lasciato spazio al cosiddetto rovescio della medaglia, ovvero un allontanamento dalle precedenti abitudini e dagli stili di vita antecedenti l’avvento del consumismo spinto.
Dunque è finito il mito dell’Irlanda terra di bellezze rurali e paesaggistiche? No, affatto.
E’ bastata la prima gita al di fuori delle mura dell’affascinante Dublino per poter rimanere senza fiato dal finestrino di un piccolo pulmino. Figuratevi quando sono sceso per la prima volta.
La gita di questa mattina ci ha portato nella caratteristica Contea di Wicklow, situata a pochi chilometri a sud di Dublino. Dopo una breve visita alla suggestiva baia della capitale, ci siamo inerpicati lungo una strada di collina per una abbondante ora, fino a giungere a Glendalough, un paese colmo di storia pagana intrecciata col cristianesimo. Non sono una guida, quindi non sto a spiegarvi nulla né della geografia del posto né della sua storia.
Quello che mi ha più impressionato sono state invece le sconfinate foreste e gli alberi secolari che ho potuto vedere così da vicini da sentire il profumo della Storia, del Medioevo e delle lotte che hanno riempito quei luoghi per centinaia di anni. Laggiù la clessidra del tempo sembra veramente essersi fermata non dopo il 1500 o giù di lì. Non un granello di sabbia è più sceso a segnare lo scorrere del tempo. I miei occhi non volevano credere a una favola così vera e surreale allo stesso tempo. La macchina fotografica scattava a più non posso nel vano tentavo di rubare qualche goccia di quella atmosfera incantata. Laghi, cascate, prati così verdi che nessuna pellicola è in grado di catturare, tronchi d’albero spezzati dal peso degli anni. Tutto è rimasto lì, così come la Natura ha scelto di modificarlo. Nessuno ha mai osato toccare tutto quello che si estende al di là del piccolo sentiero che ci mostrava piano piano le meraviglie che si celavano dietro ogni curva. Il mio photoalbum di questa giornata sarà sicuramente molto più ricco di scatti rispetto agli altri giorni, ne sono sicuro.
Dopo varie soste per pranzo e coffee break il bianco pulmino si è ancora messo in strada per mostrarci alcune delle più suggestive vedute della Contea. La guida, forse l’unica persona in grado di descrivere quei luoghi incantevoli, ci ha diligentemente e dettagliatamente mostrato le sconfinate distese in cui sono stati girati numerosi film storici. Primo fra tutti Braveheart, che per chi non crede nella lotta per la libertà e nell’ideale dell’indipendenza, avrà di certo lasciato a bocca aperta per i paesaggi, dove realmente sembrava di essere negli anni in cui i clan si davano battaglia sulle famose highlands. Nessun effetto speciale, nessuna computer grafica. Solo un’unica mano divina.
Anche in questo caso un piccolo assaggio può stuzzicare l’appetito sul mio photoalbum. Non è nulla, ve lo garantisco. Una giornata da mettere nella scatola dei ricordi più belli.
L’immaginario collettivo è fondato su una visione dell’Isola di Smeraldo come un luogo dove la vita delle persone è rallentata rispetto a quella continentale e persino a quelle Britannica, un angolo di paradiso incontaminato dove le verdi distese dei prati rigogliosi lasciano talvolta spazio a qualche dissestata mulattiera. Ed è così che la sognavo anche io.
Ma l’arrivo a Dublino, se da una parte mi aveva lasciato attonito per le sue innumerevoli peculiarità, era anche stato il momento in cui avevo seriamente messo in discussione i miei stereotipi. La prima settimana passata qui ha confermato quello che sospettavo: l’economia del profitto capitalistico, come spesso avevo letto di sfuggita su qualche giornale, avevo preso il sopravvento sulla cultura prettamente agricola del paese. Questo è accaduto grazie allo straordinario Piano di Sviluppo Nazionale che alla fine degli anni ’70 è stato redatto e messo rigorosamente in pratica dal governo irlandese. Accanto allo straordinario boom economico che ha investito Dublino in particola e l’Irlanda in generale ha lasciato spazio al cosiddetto rovescio della medaglia, ovvero un allontanamento dalle precedenti abitudini e dagli stili di vita antecedenti l’avvento del consumismo spinto.
Dunque è finito il mito dell’Irlanda terra di bellezze rurali e paesaggistiche? No, affatto.
E’ bastata la prima gita al di fuori delle mura dell’affascinante Dublino per poter rimanere senza fiato dal finestrino di un piccolo pulmino. Figuratevi quando sono sceso per la prima volta.
La gita di questa mattina ci ha portato nella caratteristica Contea di Wicklow, situata a pochi chilometri a sud di Dublino. Dopo una breve visita alla suggestiva baia della capitale, ci siamo inerpicati lungo una strada di collina per una abbondante ora, fino a giungere a Glendalough, un paese colmo di storia pagana intrecciata col cristianesimo. Non sono una guida, quindi non sto a spiegarvi nulla né della geografia del posto né della sua storia.
Quello che mi ha più impressionato sono state invece le sconfinate foreste e gli alberi secolari che ho potuto vedere così da vicini da sentire il profumo della Storia, del Medioevo e delle lotte che hanno riempito quei luoghi per centinaia di anni. Laggiù la clessidra del tempo sembra veramente essersi fermata non dopo il 1500 o giù di lì. Non un granello di sabbia è più sceso a segnare lo scorrere del tempo. I miei occhi non volevano credere a una favola così vera e surreale allo stesso tempo. La macchina fotografica scattava a più non posso nel vano tentavo di rubare qualche goccia di quella atmosfera incantata. Laghi, cascate, prati così verdi che nessuna pellicola è in grado di catturare, tronchi d’albero spezzati dal peso degli anni. Tutto è rimasto lì, così come la Natura ha scelto di modificarlo. Nessuno ha mai osato toccare tutto quello che si estende al di là del piccolo sentiero che ci mostrava piano piano le meraviglie che si celavano dietro ogni curva. Il mio photoalbum di questa giornata sarà sicuramente molto più ricco di scatti rispetto agli altri giorni, ne sono sicuro.
Dopo varie soste per pranzo e coffee break il bianco pulmino si è ancora messo in strada per mostrarci alcune delle più suggestive vedute della Contea. La guida, forse l’unica persona in grado di descrivere quei luoghi incantevoli, ci ha diligentemente e dettagliatamente mostrato le sconfinate distese in cui sono stati girati numerosi film storici. Primo fra tutti Braveheart, che per chi non crede nella lotta per la libertà e nell’ideale dell’indipendenza, avrà di certo lasciato a bocca aperta per i paesaggi, dove realmente sembrava di essere negli anni in cui i clan si davano battaglia sulle famose highlands. Nessun effetto speciale, nessuna computer grafica. Solo un’unica mano divina.
Anche in questo caso un piccolo assaggio può stuzzicare l’appetito sul mio photoalbum. Non è nulla, ve lo garantisco. Una giornata da mettere nella scatola dei ricordi più belli.

1 Comments:
la mamma parla + o - bene solo l'italiano e ti porge i suoi più sinceri complimenti per come hai descritto a noi poveri italiani barillati r lavazzati le bucoliche bellezze dell'Irlanda. Ciao picio
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