Ma i pacchi li apre solo Pupo?
Oggi è il secondo giorno nella nuova sede, ad Alessandria. Già mi sembrano lontane le levatacce a un quarto alle sette. Ora mi posso permettere di starmene nel lettuccio fino alle otto e qualche minuto di più. Adoro puntare la sveglia del telefono alle otto esatte, per spegnerla diligentemente e girarmi dall'altra parte per continuare i miei sogni, prima di essere rintronato dalla sveglia vera e propria, che mi costringe a tirarmi giù dal letto prima di fracassarmi il timpano.
I locali sono molto accoglienti, spaziosi e quant'altro. Ma quello che più mi entusiasma, al pari di un bambino, è scartare i pacchi con i materiale che arrivano ogni giorno in redazione. La frenesia del Natale, un po' come il giorno del compleanno o più semplicemente come quando arrivi a casa dopo che ti sei comprato un bel regalino per soddisfare i tuoi bisogni più o meno primari. Io sono uno di quei malati cronici che danno di matto quando hanno davanti uno scatolone marrone, un bel pacco pieno di scotch anche lui marrone che sembra non volerti lasciar aprire la scatola, che sembra volersi tenere stretto stretto il contenuto. Figurarsi poi se dentro ai pacchi, alti, larghi e belli pesanti, ci sono tutti quegli oggettini più o meno high-tech che mi mandano altrettanto fuori di senno: mixer digitali, videocamere, radiomicrofoni e cavalletti manfrotto. Qui son in paradiso, posso scartarne quanti ne voglio. Posso rompere gli imballi e divertirmi come un bambino la mattina di Natale. Posso soddisfare la mia cronica dipendenza dai manuali d'uso, quelli che tutti relegano in fondo ai cassetti e coi quali io instauro un rapporto conflittuale ma anche di rispetto.
Beh, questa si vede che è proprio malattia. Ma non penso di essere l'unico, e questo mi consola.
Per non pensae che, oltre agli scatoloni che continueranno ad arrivare nei prossimi giorni, verso la fine di questa settimana o nel corso della prossima ci sarà lo scontro decisivo con il mio infantilismo consumistico: le scorte di cancelleria e matieriale d'ufficio, l'altro elemento della mia insana dipendenza da scatola di imballaggio e da scatole di biro e gomme.
I locali sono molto accoglienti, spaziosi e quant'altro. Ma quello che più mi entusiasma, al pari di un bambino, è scartare i pacchi con i materiale che arrivano ogni giorno in redazione. La frenesia del Natale, un po' come il giorno del compleanno o più semplicemente come quando arrivi a casa dopo che ti sei comprato un bel regalino per soddisfare i tuoi bisogni più o meno primari. Io sono uno di quei malati cronici che danno di matto quando hanno davanti uno scatolone marrone, un bel pacco pieno di scotch anche lui marrone che sembra non volerti lasciar aprire la scatola, che sembra volersi tenere stretto stretto il contenuto. Figurarsi poi se dentro ai pacchi, alti, larghi e belli pesanti, ci sono tutti quegli oggettini più o meno high-tech che mi mandano altrettanto fuori di senno: mixer digitali, videocamere, radiomicrofoni e cavalletti manfrotto. Qui son in paradiso, posso scartarne quanti ne voglio. Posso rompere gli imballi e divertirmi come un bambino la mattina di Natale. Posso soddisfare la mia cronica dipendenza dai manuali d'uso, quelli che tutti relegano in fondo ai cassetti e coi quali io instauro un rapporto conflittuale ma anche di rispetto.
Beh, questa si vede che è proprio malattia. Ma non penso di essere l'unico, e questo mi consola.
Per non pensae che, oltre agli scatoloni che continueranno ad arrivare nei prossimi giorni, verso la fine di questa settimana o nel corso della prossima ci sarà lo scontro decisivo con il mio infantilismo consumistico: le scorte di cancelleria e matieriale d'ufficio, l'altro elemento della mia insana dipendenza da scatola di imballaggio e da scatole di biro e gomme.

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