Ritornando sui miei passi
Gli appunti, come avrete notato, sono sempre più saltuari. Questo, è facile immaginarlo, è dato dal fatto che mi sono ormai praticamente immerso nella vita dublinese, e non ho neppure il tempo per prendermi un’oretta per scrivere. Arrivando a casa, la sera, non voglio svegliare Paddy e Maureen, oppure sono troppo stanco e mi infilo di corsa sotto le coperte. Una sera mi sono persino di dimenticato di togliermi le lenti a contatto. Non commento.
Un po’ di notizie, innanzitutto. Dopo la gita alla Contea di Wicklow, domenica abbiamo preso un treno che ci ha portati nella città medievale di Kilkenny. Devo essere sincero, conoscevo solo questo paesino per l’omonima marca di birra, e ignoravo quanti secoli di storia e quante leggende pagane legate alle streghe e alle maledizioni avesse alle spalle.
Scesi alla stazione abbiamo iniziato a girare fidandoci solo della guida che mi sono portato dall’Italia, e abbiamo avuto modo di vedere buona parte delle attrattive del posto, tralasciando però il pezzo forte, il castello per il pomeriggio. Per la mezza ci siamo diretti in una specie di gastronomia che, come potete vedere dalle foto, aveva tantissimi vassoi e vaschette con diversi ingredienti, da cui possibile scegliere per comporsi il proprio panino ideale. Dispiaciuto per non aver potuto godere di questa abbondanza, visto che Maureen mi aveva scrupolosamente preparato un pranzetto al sacco, ci siamo diretti all’ufficio turistico poco più in là, in attesa di affrontare un tour guidato che ha fatto luce sugli aspetti meno accessibili della città. Il povero omino deve aver avuto i suoi problemi, non per l’età quanto mai avanzata, ma perché lo stato dei suoi denti era in evidente decomposizione e gli incisivi a braccetto con i canini proprio non ne volevano sapere di starsene fermi attaccati alle gengive.
Anyway, dopo la visita guidata abbiamo visitato un paio di chiese, davvero suggestive, e infine abbiamo affrontato il mostro di fine livello, il famoso Castello di Kilkenny. Appena siamo entrati dall’ingresso principale, siamo stati colti dall’imbarazzo. Un prato che non avevo mai visto in vita mia, con tipici colori irlandesi incredibilmente saturi, curato in modo maniacale. E davvero immenso. Gli scatti che ho fatto, se guardati attentamente, possono dare un’idea della sconfinatezza di un parco che sarà stato lungo più o meno un paio di chilometri, ad occhio. Come poteva e doveva essere, ho impugnato la mia fida macchina fotografica e ho iniziato a scattare come un forsennato, alla ricerca di un’angolazione che rendesse giustizia a questo paesaggio indescrivibile. E’ stato anche molto singolare vedere l’eterogeneità delle persone che frequentavano il parco, dalla vecchina con la sua sedie a rotelle che se ne stava all’ombra di un albero, al gruppo di giovani ragazzi intenti a fare jogging, passando per la giovane mamma che giocava col suo bambino fino ad arrivare agli adolescenti in teneri atteggiamenti. Vuoi per destino, vuoi perché forse lassù c’è qualcuno che capisce cosa vuol dire per un italiano avere un campo così esteso sotto i piedi, ad un certo punto è magicamente comparso un pallone da calcio alle nostre spalle. Sangue italiano, appunto. Ci siamo messi a giocare in tre, Paolo, Marco ed io, passandoci la palla e correndo come i bambini che ricevono il pallone come regalo per il loro decimo compleanno.
Quando ci siamo decisi ad entrare nel castello per visitarlo, ricordandoci che eravamo andati lì proprio per quello, abbiamo realizzato che le visite erano terminato già da una buona mezz’ora. Così ce ne siamo andati, diretti verso la stazione per prendere il treno che dopo quasi due ore ci avrebbe lasciato ala stazione di Dublino.
Ieri è stata invece una giornata davvero tranquilla. Forse per una indiscutibile necessità di riposarmi ho deciso di stare a scuola nel primo pomeriggio, per poi spostarmi in centro insieme agli altri per il consueto giro pomeridiano. Siamo anche andati a chiedere informazioni all’ufficio turistico per la sistemazione della gita che questo weekend vorremmo fare a Galway, il luogo che a detta di tutti merita di più di essere visitato. Purtroppo però dista quattro ore da Dublino, e sarebbe un suicidio provare a fare una gita in giornata fin laggiù, quindi la decisione che abbiamo preso è quella di prendere una camerata da sei persone in un ostello e accamparci per una notte così come viene.
Ieri sera sono poi rimasto a casa a riposarmi, a fare i compiti da bravo scolaretto, e a leggere un buon libro in lingua. Alle undici, carico di tutta la stanchezza causata dalle levatacce del weekend, sono crollato.
Un po’ di notizie, innanzitutto. Dopo la gita alla Contea di Wicklow, domenica abbiamo preso un treno che ci ha portati nella città medievale di Kilkenny. Devo essere sincero, conoscevo solo questo paesino per l’omonima marca di birra, e ignoravo quanti secoli di storia e quante leggende pagane legate alle streghe e alle maledizioni avesse alle spalle.
Scesi alla stazione abbiamo iniziato a girare fidandoci solo della guida che mi sono portato dall’Italia, e abbiamo avuto modo di vedere buona parte delle attrattive del posto, tralasciando però il pezzo forte, il castello per il pomeriggio. Per la mezza ci siamo diretti in una specie di gastronomia che, come potete vedere dalle foto, aveva tantissimi vassoi e vaschette con diversi ingredienti, da cui possibile scegliere per comporsi il proprio panino ideale. Dispiaciuto per non aver potuto godere di questa abbondanza, visto che Maureen mi aveva scrupolosamente preparato un pranzetto al sacco, ci siamo diretti all’ufficio turistico poco più in là, in attesa di affrontare un tour guidato che ha fatto luce sugli aspetti meno accessibili della città. Il povero omino deve aver avuto i suoi problemi, non per l’età quanto mai avanzata, ma perché lo stato dei suoi denti era in evidente decomposizione e gli incisivi a braccetto con i canini proprio non ne volevano sapere di starsene fermi attaccati alle gengive.
Anyway, dopo la visita guidata abbiamo visitato un paio di chiese, davvero suggestive, e infine abbiamo affrontato il mostro di fine livello, il famoso Castello di Kilkenny. Appena siamo entrati dall’ingresso principale, siamo stati colti dall’imbarazzo. Un prato che non avevo mai visto in vita mia, con tipici colori irlandesi incredibilmente saturi, curato in modo maniacale. E davvero immenso. Gli scatti che ho fatto, se guardati attentamente, possono dare un’idea della sconfinatezza di un parco che sarà stato lungo più o meno un paio di chilometri, ad occhio. Come poteva e doveva essere, ho impugnato la mia fida macchina fotografica e ho iniziato a scattare come un forsennato, alla ricerca di un’angolazione che rendesse giustizia a questo paesaggio indescrivibile. E’ stato anche molto singolare vedere l’eterogeneità delle persone che frequentavano il parco, dalla vecchina con la sua sedie a rotelle che se ne stava all’ombra di un albero, al gruppo di giovani ragazzi intenti a fare jogging, passando per la giovane mamma che giocava col suo bambino fino ad arrivare agli adolescenti in teneri atteggiamenti. Vuoi per destino, vuoi perché forse lassù c’è qualcuno che capisce cosa vuol dire per un italiano avere un campo così esteso sotto i piedi, ad un certo punto è magicamente comparso un pallone da calcio alle nostre spalle. Sangue italiano, appunto. Ci siamo messi a giocare in tre, Paolo, Marco ed io, passandoci la palla e correndo come i bambini che ricevono il pallone come regalo per il loro decimo compleanno.
Quando ci siamo decisi ad entrare nel castello per visitarlo, ricordandoci che eravamo andati lì proprio per quello, abbiamo realizzato che le visite erano terminato già da una buona mezz’ora. Così ce ne siamo andati, diretti verso la stazione per prendere il treno che dopo quasi due ore ci avrebbe lasciato ala stazione di Dublino.
Ieri è stata invece una giornata davvero tranquilla. Forse per una indiscutibile necessità di riposarmi ho deciso di stare a scuola nel primo pomeriggio, per poi spostarmi in centro insieme agli altri per il consueto giro pomeridiano. Siamo anche andati a chiedere informazioni all’ufficio turistico per la sistemazione della gita che questo weekend vorremmo fare a Galway, il luogo che a detta di tutti merita di più di essere visitato. Purtroppo però dista quattro ore da Dublino, e sarebbe un suicidio provare a fare una gita in giornata fin laggiù, quindi la decisione che abbiamo preso è quella di prendere una camerata da sei persone in un ostello e accamparci per una notte così come viene.
Ieri sera sono poi rimasto a casa a riposarmi, a fare i compiti da bravo scolaretto, e a leggere un buon libro in lingua. Alle undici, carico di tutta la stanchezza causata dalle levatacce del weekend, sono crollato.

10 Comments:
idxjcs The best blog you have!
RlUmfr Please write anything else!
Nice Article.
Good job!
Magnific!
Please write anything else!
Please write anything else!
Hello all!
Nice Article.
Nice Article.
Post a Comment
<< Home