Friday, October 07, 2005

Fatto non fui per viver come bruto

Sulle pendici del monte Svarione, l’avventura del nostro eroe prosegue senza sosta, alternando lezioni impegnative a entusiasmanti serate al pub con gli amici. Con qualche caduta, ogni tanto.
La mattinata di ieri si riassume nel solito copione, con la mattinata passata a scuola per una lezione più interessante del solito grazie ad un dibattito sulle cause che rendono una persona mancina. Enumerare i grandi geni della storia che erano mancini, da Leonardo da Vinci a Confucio, da Jimi Hendrix a Galileo, mi ha permesso di essere guardato da quel momento con una maggiore dose di rispetto…
Dopo pranzo mi sono concesso la solita capatina in aula pc per tenermi aggiornato su quel che succede in Italia e dalle mie parti, ed è accaduta la prima cosa un po’ strana della giornata. Nella casella di posta trovo un report dei contatti del mio blog e, con mia immensa sorpresa, la provenienza degli utenti che hanno visitato la mia misera paginetta rappresentano praticamente tutti i continenti! Brasile, Norvegia, Spagna, Australia, Irlanda – ovviamente! – e chi più ne ha più ne metta. Insomma, mi pare che sia proprio difficile per un brasiliano leggersi i racconti delle mie giornate, no? Boh, non capirò mai.
Dopo di questo porto il mio giovane corpo a casa dove mi riposo un pochino prima della seconda grande serata a base di pasta, che anche questa volta si sarebbe dovuta svolgere a casa della quanto mai ospitale Lina. Il perché di questa insolita adunata di giovedì è perché la prima del gruppo, Gaia, sta per andarsene ed è quindi indispensabile darle il commiato come si deve. L’appuntamento per andare a fare la spesa era alle 6,30 pm, ma alle 4 mi arriva un bel messaggio di Matteo che annunciava l’impossibilità di fare la cena perché Lina non stava bene. Tragedia.
Per fortuna riusciamo a salvare la serata organizzandoci in una ventina di minuti con un giro di messaggi a catena, e decidiamo così di noi starcene rintanati in casa ma piuttosto di fare una bella cena fuori tutti insieme. Ma anche perché, detto tra di noi, le nostre famiglie erano già state avvertite che avremmo mangiato fuori e si stavano già mettendo con le gambe sotto il tavolo.
Al classico appuntamento alla battona, questa volta però anticipato alle 8 pm, ci ritroviamo in sette, Wizzy, Maria, Marco, Pietro, Gaia, Paolo ed io. Matteo, chissà perché, sarebbe arrivato dopo. Stacco della camera sui nostri sette amici, e il pubblico si aspetta di vederli nella prossima scena con una bella cenetta servita davanti ai loro occhi. E invece no, vaghiamo ammafati un’ora abbondante, e dopo decine di rifiuti troviamo il primo posto libero nella zona di Teple Bar, un ristorante che a detta dell’insegna dovrebbe essere tipicamente irlandese. Per nostra fortuna così è, ma anche il conto alla fine ha un retrogusto di Irlanda; con un pizzico di Montecarlo.
La serata inizia a rodare con qualche birretta presa durante la cena, ma il peggio era ancora lontano. Prima sosta all’Hogans, in George St., dove incontriamo altri ragazzi dell’Emerald, tra cui gli spagnoli. Per loro è la penultima sera, e quindi scatta l’invito per una serata d’addio per la sera seguente… Ma allora lo fate apposta! La nostra sosta al pub è proprio una fermata breve, visto che dopo un paio di birre e un’oretta di conversazione ci muoviamo verso il vero momento clou della serata. Il patibolo si chiama The Villane. Un’allegra comunità di gente che ha come unico obiettivo quello di bere e ballare finché i gorilla del locale non li debbano prendere di peso per portarli fuori. La musica è, forse per prima volta, molto molto accattivante. E noi ci si butta. Non per terra, ma quasi. Davvero una serata divertente, con alcuni tratti di tristezza immensa per l’addio imminente che avremmo dovuto dare a Gaia.
Caspita, non pensavo che mi sarei legato così tanto a delle persone che fino a venti giorni fa neanche sapevo quale nome portassero. La nostra è stata un convivenza per certi versi forzata, magari, ma davvero genuina e per niente combattuta. Avevamo ciascuno bisogno di qualcuno per sentire che un’ancora di salvezza era sempre pronta ad essere buttata in un mare che certo spaventava un po’ tutti. La mia testa ora è piena di fotogrammi in cui questa decina scarsa di persone, senza saperlo e senza chiedere niente in cambio se non una persona da poter chiamare amico, ha allietato un mese che voleva essere una sfida, un modo per vedere cosa sono e cosa volevo.
Ma non divaghiamo. La serata al Village è stata un massacro di massa, con il numero dei superstiti fermo sullo zero fisso. I ricordi, dalla mezzanotte fino alle quattro, quando mi sono tolto l’orologio per mettermi nel letto, sono frammentati e incerti. In queste quattro ore però ricordo un paio di cose interessanti, primo fra tutte il panino chimico che mi sono infilato nello stomaco all’uscita dal locale, le cui cipolle crude ancora mi salutano dal mio intestino e si preparano a qualcosa di grande.
Una piccola gag che mi riguarda invece mi è stata poi riferita questa mattina. In preda a non so quale onnipotenza e sonnolenza alcolica, al momento di prepararci per andarcene a casa mi sono tuffato su un divanetto, ma senza accorgermene ho accidentalmente urtato l’ultima birra che una irlandese si era appena presa dal bancone del bar, bella piena fino all’orlo del bicchiere. I miei amici mi hanno raccontato che questa docile signorina alta una spanna più di me, con chissà quanti stufati alla irlandese a farcirle il corpo, mi ha cortesemente indicato i suoi jeans bagnati fradici, e poi ha appoggiato la sua candida mano sul mio braccio, mi ha brancato e mi ha condotto al bancone dove le ho volontariamente offerto una birra per scusarmi dell’accaduto. Tutto ok, per i jeans nessun problema. Gli irlandesi possono comprarsene quante paia ne vogliono al primo discount. Ma non toccate loro l’ultima birra della serata, potrebbero diventare pericolosi.
Preso un taxi al volo, con quattro euri nel portafogli abbiamo preso un taxi con 6 posti e ci siamo mossi ciascuno verso la propria casetta. Al momento mi spiace ma i ricordi sono persi in chissà quale angolo del mio povero cervellino innaffiato dalla birra. Certo è che una ottima lezione l’ho seguita: mai mischiare l’alcol quando si beve tanto. Infatti, mi sono dato solo alla birra scura. Peccato, mi mancava solo una pinta di Guinness e poi magari il Comune di Dublino mi avrebbe regalato una birra gratis per le dieci raggiunte.
Questa mattina – ops, pomeriggio – non ha bisogno di tanti racconti particolareggiati, visto che mi sono girato e rigirato nel letto, tra momenti di sonno e di veglia, fino alle 15,30, con enormi problemi di deambulazione. La mia seconda giornata persa a scuola, risollevata dal fatto che solo due delle persone che c’erano ieri sera hanno avuto la titanica forza per alzarsi da letto. Mal comune, mezzo gaudio. Dopo una salutare doccia le cose sembrano fermarsi e il mondo la sta smettendo di girare. E’ lo stomaco che non ne vuole sapere di avere fame e di riprendersi. Probabilmente le cipolle crude stanno facendo una festa e hanno affittato tutto lo spazio necessario, stomaco e intestino compresi. Magari anche la birra ha fatto il suo.

1 Comments:

Anonymous Anonymous said...

Bevi ancora fin che puoi, perchè a casa, in Italia, te le scordi le birre scure e ti scordi anche di vagolare nel buio della notte, ci sarà Roby a tenerti a freno.....

9:20 PM  

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