A morte la famiglia Tassini
La mia prima amara constatazione della vacanza, la mancanza di persiane alle finestre, anche questa mattina mi ha svegliato mio malgrado. Il sole svetta alto nel cielo d’Irlanda, direbbe una canzone. Eh si, questa mattina è davvero un bell’inizio. Certo che se avessi potuto dormire un pochino di più non mi sarei svegliato con la faccia da zombi. Caspita, manca ancora il sabato sera prima che questo weekend degli addii e delle feste annesse finisca. Sarà dura.
Ieri pomeriggio la giornata è proseguita con la lotta eterna tra me e il io stomaco, senza peraltro averla vinta, visto che prima di uscire ho tentato di mangiare ma alla quarta carotina bollita sentivo che là dentro qualcosa si lamentava, per cui ho saggiamente deciso di non provocare le forze che vengono da dentro.
All’appuntamento da Molly siamo sempre di meno. Ieri sera era la volta dell’addio agli ultimi spagnoli rimasti, Asier, Victoria e Maria Antonia, che chi prima chi dopo partiranno entro domani questa notte tardi. Come potevamo salutarli con una semplice birra bevuta alla loro salute?! No, certo che no.
Io però davvero non ci sono riuscito a abbracciare di nuovo quel famoso bicchiere con su scritto Guinness, e mi sono dato a pazze e copiose bevute di acqua. Con ghiaccio.
Il venerdì sera è stato la ripetizione della serata precedente, seppur con toni più pacati perché nessuno è riuscito a tenere quel ritmo. Ma le nostre ore piccole le abbiamo fatte comunque, con una bella sorpresina finale. Dopo esserci trasferiti dal The Boss al Turk’s Head, lì abbiamo passato la nostra serata, fino alle 3 quando le luci principali del locale si sono accese un omone ci ha invitati, con la gentilezza che contraddistingue la categoria, ad uscire. Fuori una delle classiche pioggia dublinesi ci aspettava a braccia aperte. In effetti c’era da aspettarselo, dopo quattro giorni di cielo solo coperto. Bene, non ci siamo neanche potuti fermare a fare ancora due parole fuori dal locale. Così una parte del gruppo, e compreso, decide di prendere subito il taxi, mentre gli spagnoli e due dei nostri che volevano salutare le donne calienti nel migliore dei modi si fermano assieme a loro per cercare un altro posto che li ospitasse per un’altra oretta e un paio di pinte.
Davanti ai nostri occhi saranno sfilati più di cento taxi, ma mai uno che avesse la luce sul tetto accesa ad indicare che era libero. Eh si, se i dublinesi amano bere tanto da non ricordarsi neanche più il loro nome, almeno la maggior parte di loro ha l’accortezza di non mettersi in macchina dopo delle serate devastanti. Anzi, penso che tutti abbiamo la stesa idea, visto che dopo esserci mossi dalla zona dei locali notturni verso posti meno frequentati, la situazione era la stessa con decine di persone sul ciglio delle strada col braccio proteso verso quelle scritte che continuavano a rimanere testardamente spente. Ci dirigiamo verso la stazione del taxi in St Stephen Green. Maria, la prima a voltare l’angolo per vedere quanti taxi liberi c’erano, in un posto che di solito ne ha decine in coda ad aspettare, si gira verso di noi e dice: "Non immaginate quale coda c’è dietro quest’angolo". Infatti, era indescrivibile, che neanche al funerale del Papa. Un’ora abbondata era passata, così stufi di starcene in mezzo alla strada a cercare di un taxi libero ci infiliamo in un supermercato – ricordate che qui sono sempre aperti? – e decidiamo di chiedere qualche consiglio ai ragazzi che ci lavorano dentro, mentre qualcuno di noi si concede anche uno spuntino. E come non poteva essermi ancora tornata la fame? Ad un giorno esatto, minuto più, minuto meno, dal famoso ingresso con occupazione annessa dell’ormai famoso panino tossico con le cipolle crude, il simposio nel mio stomaco mi ha lasciato il posto per una mezza baguette con prosciutto, formaggio e due pomodori.
Dopo aver avuto la conferma dal ragazzo pakistano addetto ai panini che in effetti non esiste un modo sicuro per trovare un taxi il venerdì sera tardi, ci rassegniamo e ci rimettiamo sul marciapiedi, come delle prostitute in attesa di un cliente. Da una via ecco che sbuca anche l’altra parte del gruppo, che inutilmente avevo vagato alla ricerca di un altro locale. Niente da fare per loro, solo un bel po’ d’acqua sulla testa. Di dirigiamo allora tutti insieme verso la Luas, per vedere a che ora sarà la prima corsa. Cavolo erano quasi due ore che cercavamo un mezzo per tornarcene a casa sotto l’acqua, ovviamente nessuno con l’ombrello, e non sapevamo più a qualche Santo votarci. Ad un tratto, eccolo, ne vediamo uno con la luce accesa. No, per le allucinazioni c’era ancora tempo. Ma,come già successo molte volte prima, due ragazzi appostati più avanti nella strada lo prendono. Basta, Paolo, Matteo ed io decidiamo, con i nervi a fior di pelle dopo aver scoperto il primo lato davvero negativo di questa città, che ce la facciamo a piedi. Più per la rabbia e come dichiarazione di intenti, s’intende visto che a piedi saranno all’incirca due ore abbondanti.
Dopo poche centinaia di metri i nostri sforzi vengono premiati, e ormai senza più speranza mi butto in mezzo alla strada ancora una volta. Senza il minimo preavviso, uno dei taxi si accosta e ci fa salire. Eravamo davvero inzuppati, e non sapete quanto abbia ringraziato l’inventore del riscaldamento sulle automobili.
Ho appoggiato la testa sul mi morbido cuscino alle 5 am, non particolarmente stanco ma profondamente arrabbiato per l’impossibilità reale di tornarsene a casa alla fine di una serata, per giunta alle 4 del mattino quando ci dovrebbero essere davvero poche persone in giro.
Ma una bella dormita mi ha messo a posto come si deve. Mi sono alzato alle 10 am, ho salutato Paddy e Maureen che stavano uscendo per andare a fare spesa. Ora mi appresto a godermi una bella giornata nel centro, a caccia di regali per quelli che sono a casa, e di qualche bella foto di Dublino sotto il sole. Questa volta per mia fortuna prendo la Luas.
Ieri pomeriggio la giornata è proseguita con la lotta eterna tra me e il io stomaco, senza peraltro averla vinta, visto che prima di uscire ho tentato di mangiare ma alla quarta carotina bollita sentivo che là dentro qualcosa si lamentava, per cui ho saggiamente deciso di non provocare le forze che vengono da dentro.
All’appuntamento da Molly siamo sempre di meno. Ieri sera era la volta dell’addio agli ultimi spagnoli rimasti, Asier, Victoria e Maria Antonia, che chi prima chi dopo partiranno entro domani questa notte tardi. Come potevamo salutarli con una semplice birra bevuta alla loro salute?! No, certo che no.
Io però davvero non ci sono riuscito a abbracciare di nuovo quel famoso bicchiere con su scritto Guinness, e mi sono dato a pazze e copiose bevute di acqua. Con ghiaccio.
Il venerdì sera è stato la ripetizione della serata precedente, seppur con toni più pacati perché nessuno è riuscito a tenere quel ritmo. Ma le nostre ore piccole le abbiamo fatte comunque, con una bella sorpresina finale. Dopo esserci trasferiti dal The Boss al Turk’s Head, lì abbiamo passato la nostra serata, fino alle 3 quando le luci principali del locale si sono accese un omone ci ha invitati, con la gentilezza che contraddistingue la categoria, ad uscire. Fuori una delle classiche pioggia dublinesi ci aspettava a braccia aperte. In effetti c’era da aspettarselo, dopo quattro giorni di cielo solo coperto. Bene, non ci siamo neanche potuti fermare a fare ancora due parole fuori dal locale. Così una parte del gruppo, e compreso, decide di prendere subito il taxi, mentre gli spagnoli e due dei nostri che volevano salutare le donne calienti nel migliore dei modi si fermano assieme a loro per cercare un altro posto che li ospitasse per un’altra oretta e un paio di pinte.
Davanti ai nostri occhi saranno sfilati più di cento taxi, ma mai uno che avesse la luce sul tetto accesa ad indicare che era libero. Eh si, se i dublinesi amano bere tanto da non ricordarsi neanche più il loro nome, almeno la maggior parte di loro ha l’accortezza di non mettersi in macchina dopo delle serate devastanti. Anzi, penso che tutti abbiamo la stesa idea, visto che dopo esserci mossi dalla zona dei locali notturni verso posti meno frequentati, la situazione era la stessa con decine di persone sul ciglio delle strada col braccio proteso verso quelle scritte che continuavano a rimanere testardamente spente. Ci dirigiamo verso la stazione del taxi in St Stephen Green. Maria, la prima a voltare l’angolo per vedere quanti taxi liberi c’erano, in un posto che di solito ne ha decine in coda ad aspettare, si gira verso di noi e dice: "Non immaginate quale coda c’è dietro quest’angolo". Infatti, era indescrivibile, che neanche al funerale del Papa. Un’ora abbondata era passata, così stufi di starcene in mezzo alla strada a cercare di un taxi libero ci infiliamo in un supermercato – ricordate che qui sono sempre aperti? – e decidiamo di chiedere qualche consiglio ai ragazzi che ci lavorano dentro, mentre qualcuno di noi si concede anche uno spuntino. E come non poteva essermi ancora tornata la fame? Ad un giorno esatto, minuto più, minuto meno, dal famoso ingresso con occupazione annessa dell’ormai famoso panino tossico con le cipolle crude, il simposio nel mio stomaco mi ha lasciato il posto per una mezza baguette con prosciutto, formaggio e due pomodori.
Dopo aver avuto la conferma dal ragazzo pakistano addetto ai panini che in effetti non esiste un modo sicuro per trovare un taxi il venerdì sera tardi, ci rassegniamo e ci rimettiamo sul marciapiedi, come delle prostitute in attesa di un cliente. Da una via ecco che sbuca anche l’altra parte del gruppo, che inutilmente avevo vagato alla ricerca di un altro locale. Niente da fare per loro, solo un bel po’ d’acqua sulla testa. Di dirigiamo allora tutti insieme verso la Luas, per vedere a che ora sarà la prima corsa. Cavolo erano quasi due ore che cercavamo un mezzo per tornarcene a casa sotto l’acqua, ovviamente nessuno con l’ombrello, e non sapevamo più a qualche Santo votarci. Ad un tratto, eccolo, ne vediamo uno con la luce accesa. No, per le allucinazioni c’era ancora tempo. Ma,come già successo molte volte prima, due ragazzi appostati più avanti nella strada lo prendono. Basta, Paolo, Matteo ed io decidiamo, con i nervi a fior di pelle dopo aver scoperto il primo lato davvero negativo di questa città, che ce la facciamo a piedi. Più per la rabbia e come dichiarazione di intenti, s’intende visto che a piedi saranno all’incirca due ore abbondanti.
Dopo poche centinaia di metri i nostri sforzi vengono premiati, e ormai senza più speranza mi butto in mezzo alla strada ancora una volta. Senza il minimo preavviso, uno dei taxi si accosta e ci fa salire. Eravamo davvero inzuppati, e non sapete quanto abbia ringraziato l’inventore del riscaldamento sulle automobili.
Ho appoggiato la testa sul mi morbido cuscino alle 5 am, non particolarmente stanco ma profondamente arrabbiato per l’impossibilità reale di tornarsene a casa alla fine di una serata, per giunta alle 4 del mattino quando ci dovrebbero essere davvero poche persone in giro.
Ma una bella dormita mi ha messo a posto come si deve. Mi sono alzato alle 10 am, ho salutato Paddy e Maureen che stavano uscendo per andare a fare spesa. Ora mi appresto a godermi una bella giornata nel centro, a caccia di regali per quelli che sono a casa, e di qualche bella foto di Dublino sotto il sole. Questa volta per mia fortuna prendo la Luas.

1 Comments:
La famiglia Tassini sarebbe la famiglia dei Taxi? Quella povera signora Maureen deve essere un angelo!
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