Friday, September 19, 2008

Fiumi di parole in secca

Finalmente un attimo di fiato. Respiro, ma non trattengo l'aria nemmeno per un istante, pronto a buttarla fuori per guadagnarne subito altra.

Da quando ho inziato a lavorare qui ad Altavilla ho notato una strana signora, sulla sessantina, sempre ben vestita e coi capelli curati, passeggiare instancabilmente per tutto il giorno su e giù dalla salita del paese. I primi giorni pensavo che avesse una qualche meta, ma giorno dopo giorno, per questi cinque mesi, ho realizzato che lei cammina. E basta. Guarda le persone passare in moto, in bici o con l'auto. Sorridere, si volta, e poi prosegue la sua camminata. Una volta arrivata a destinazione, torna indietro. Dunque, difficile obiettare che non abbia qualche problema, se non altro perchè questa camminata la fa per tutto il giorno, tutti i giorni. Ma non è questo che mi fa riflettere. Invece mi chiedo: è felice?
Proprio ieri me ne stavo andando a pranzo, passando per un piccolo parco attrezzato con un'area giochi per i bambini. Sento cigolare l'altalena, e la vedo lì sopra, che si spinge come la più spensierata delle bimbe. E mi sorride. Abbassa lo sguardo, lo rialza, e mi sorride ancora. Parlando con una paio di persone del paese, amaramente realizzo che questa donna "è un po' strana", ma quella domanda mi ritorna... è felice? Beh, inutile dire di sì, se non altro da come ti guarda ogni volta che le rivolgi lo sguardo.
E io, sono felice?
E' stata un'estate davvero strana. Dopo la Turchia quell'indescrivibile viaggio in Terra Santa, che mi ha lasciato una cicatrice profonda dentro, nello spirito e nel cuore. Ma di questo viaggio parlerò quando ci sarà qualche foto da snocciolare...
Quanto sono stato bene in viaggio con voi, amici miei, era tanto che non ci godevamo un po' di tempo insieme, come ai vecchi tempi. Ho passato momenti etremamente felici, nonostante le mie ferite avessero appena iniziato a smettere di sanguinare.
Sto apprezzando quello che mi accade ogni giorno, ciò che mi costruisco e ciò che invece capita per caso. Come quella luce verde che mi abbagliava, mentre stavo seduto a parlare sotto il caldo vento israeliano. Come quell'incontro inaspettato.
Sono felice?
Ora il mio cuore dice di si, perchè sorride ogni momento della giornata con un ghigno ebete che torna e ritorna, e più tieni dentro più esce fuori come un fiume. Sono felice, anche la testa viaggia, come sempre, come quella di un uomo che non si accontenta di avere una sedia su cui stare seduto per otto ore al giorno, e vorrebbe che il mondo andasse diversamente. Ma sono io quello incontentabile, quello viziato, o è normale inseguire traguardi che ti portano sempre un passo più in là? Ho troppa fretta, mi dicono tutti. Una cosa per volta, un passo al giorno. Mi risiedo sulla mia altalena, mi dò una spinta. Faccio ciondolare le gambe e riprendo a sorridere a tutte le persone che mi passano davanti.

Tuesday, August 26, 2008

Come in mongolfiera

La Turchia è stata una parentesti lunghissima, nonostante gli otto giorni in compagnia di Wizzy e Alberto siano passati veloci. Passeggiare tra le rovine di Efeso, nella caotica Istanbul o starmene seduto a vedere l'alba dalla cima di un Camino delle Fate in Cappadocia mi ha messo di fronte a scenari e riflessioni che neanche immaginavo. Avrei voluto essere come quelle mongolifere che pian piano si alzavano da terra e sorvolavano i paesaggi lunari della Cappadocia, sfiorando montagne e pendii senza mai toccarli. Poi d'un tratto si tiravano su, e le persone là sotto diventavano delle piccole formiche. Intanto il sole cominciava a illuminare la scena, una delle più belle mai viste. Io tenevo in mano il mio quaderno e ascoltavo l'ultimo disco di Jovanotti.
Ieri mi sono soffermato su un piccolo libricino di citazioni e aforismi che ho a casa, quando mi sono imbatutto in frasi che descrivono perfettamente quello che ora vorrei urlare ai quattro venti, sperando che il messaggio possa arrivare al mio destinatario.
Oggi, come ogni giorno, mi ritrovo a riempire pagine su pagine coi miei pensieri. Così come faccio su questo blog, che ormai è diventato uno stralcio della mia vita. Ciò che scrivo su quei quaderni, agende, pezzi di carta e fogli volanti non sono altro che le mie gioie, dove mi sento padrone del mondo, un uomo che non deve più girare la testa indietro e che deve proseguire dritto per la sua strada. Ma quelle stesse pagine sono cariche anche dei miei attimi di sconforto, quando mi verrebbe voglia di buttare tutto all'aria e inseguire ciò che amo senza riserve, lasciando da parte quella scorza che a fatica mi porto sempre addosso insieme a questo insensato egoismo. Continuo a scrivere, continuerò a farlo, finchè una delle due metà prevarrà sull'altra.
Domani notte parto per Israele, per un viaggio desiderato da tanto tempo ma che ora manca di qualcosa. Così come prima di partire per la Turchia, l'umore è tutt'altro che alle stesse. E pensare che avrò con me i miei amici, quelli che mi hanno visto crescere, coloro che mi hanno accompagnato nei momenti più felici. E poi al mio ritorno si prospettano tante novità nella mia vita... Ma ora manca qualcosa, c'è un vuoto. E in questo buco io continuo a inciampare, come se continuassi per destino a ripercorrere sempre la stessa strada.
La musica sembra sapere sempre tutto. In questi giorni ho parecchio tempo per ascoltare dischi su dischi, mentre corro o quando sono rilassato nel letto. Ora capisco il perchè di questo mio legame profondo con la musica, fin da piccolo. Riesce a fare vibrare delle corde che nient'altro e nessun altro riescono a toccare, e lo fa con le migliori parole possibili. Vorrei cantare quelle parole, come ho fatto parecchi anni fa, per poter trovare risposta alle mie mille domande.

Saturday, August 09, 2008

Veli e caffè

fatta,ci sono. Me ne stò seduto nella sala arrivi dell'aeroporto ataturk ad aspettare i miei compagni di viaggio. Un volo parecchio difficile, che non mi ha lasciato per un momento la testa libera: tutto il tempo a rifletter su ciò che è successo negli ultimi tempi a me e alla mia vita. Che caos. Ora mi aspettano dieci giorni di vacanza, anzi undici. Sarà il momento per imparare ancora una volta qualcosa di nuovo? La macchina foto è nello zaino sulle mie spalle, ai piedi una valigia che non è mai stata tanto minimale. Buone vacanze a tutti, io mi prendo la mia.

Friday, July 11, 2008

Una sonora svecchiata

Ecco quel che ci voleva per il mio muro nero e il photoalbum. Riassetto totale dei contenuti del photoalbum e inversione di colore per entrambe. Ora, il muro nero si chiamaerà sempre muro nero, anche se ora è bianco. Perchè? Perchè l'ho deciso io, il pallone è mio e tu non giochi più. Tiè.


Fontanellato, 10 maggio 2008

Tuesday, July 08, 2008

Road to Bussana

Grande weekend quello appena trascorso. Sabato mattina sveglia presto... ma proprio presto. Io, Nic e Raffa ci siamo messi in macchina alle 5. Destinazione Terre Intemelie. No, non siamo andati all'estero, ma più semplicemente in quella zone in provincia di imperia, a due passi dal mare e dalla montagna, quasi al confine con la Francia.
Abbiamo programmato questa uscita fotografica da tempe, cercando di richiamare più gente possibile. Alla fine eravamo una decina, di cui molta gente per me nuova. Prima sosta - dopo l'autogrill, ovvio! - a Bussana Vecchia, un borgo fuori da tempo, scosso dal terremoto a metà dell'Ottocento, rimasto disabitato per decenni finché artisti provenienti da tutto il mondo hanno deciso di insediare lì i loro studi e le loro gallerie. Girare per quelle viuzze è un'esperienza unica: pare che tutto dorma - in effetti i suoi abitanti non si svegliano prima delle 10... -, ed è quasi come se il terremoto avesse lasciato tutto come 150 anni fa. Invece all'interno di quelle porzioni di case ristrutturate c'è l'arte, ci sono persone che hanno deciso di staccarsi dal mondo "normale". Come Bruno, un personaggio pittoresco che abbiamo conosciuto all'esterno della galleria d'arte che cura dall'anno scorso. Ha fatto il tassista a Milano per 40 anni, venendo di tanto in tanto a Bussana per staccare la spina. Qui conobbe Peter Van Wel, un pittore olandese stabilitosi a Bussana. Dopo anni di amicizia, Bruno decise di venire a vivere nella città terremotata, 5 anni fa, facendo lavori qua e là per sbarcare il lunario. Dopo la morte del suo amico Peter, lo scorso febbraio, Bruno è diventato il suo gallerista e si occupa, su indicazione della famiglia, di vendere i quadri di Van Wel. Ecco come l'ho visto io.



Dopo aver offerto un aperitivo a Bruno - mitico, ha preso una Spuma, da quanti anni non la sentivo!!! - ci siamo diretti verso la seconda tappa della giornata, l'agriturismo "Locanda degli Ulivi", subito dopo Perinaldo. Decisamente nell'entroterra, visto che abbiamo percorso una strada praticamente di montagna per arrivarvi. Un chilometro prima dell'arrivo l'intoppo: Claudio ha bucato una gomma. La sfiga vuole che sulla sua macchina, che ha appena un mese di vita, non ci sia la gomma di scorta ma solo il famoso quanto temuto kit di riparazione pneumatici. La sorella della sfiga vuole che per i tagli quel kit non serva ad un bel niente. Quindi? Beh, dopo averle provate tutte - anche a sosituire la gomma con quella di una Toyota! - abbiamo deciso di andare a pranzare ugualmente, e scendere poi dopo aver mangiato alla ricerca di un gommista.
Pranzo coi fiocchi, da vero agriturismo - così come il prezzo.
Dopo pranzo Nic e Claudio sono andati a Ventimiglia alla ricerca di un gommista che, dopo aver spillato 190 euri al povero claudio, gli ha ridato la gomma. ORmai eravamo completamente fuori dalla tabella di marcia, ma di certo non potevamo saltare la terza tappa dell'uscita fotografica, ossia il borgo di Dolceacqua. E' stata una decisione saggia, visto che lo spettacolo offerto dai suoi carrugi è stato eccezionale, con luci e ombre davvero uniche. Dal canto mio, mi sono inceppato a rifare una foto vista in uno studio fotografico di Dolceacqua. La mitica Raffa è stata al gioco!



A fatica ho tenuto duro fino a casa, per far compagnia a Nic alla guida. Siamo tornati troppo tardi... E domenica, anziché riposare, ho deciso di fare un giretto a Nizza, in francia, insieme a Sandy, Silvia e Alessandro, per andare ad assistere ad uno spettacolo di danza. Difficile seguire, dopo la giornata di sabato, l'abbondate pranzetto tipico nicese e tutto il sole preso in spiaggia...

Tuesday, June 10, 2008

Il libro dei sogni

Per il compleanno Nic mi ha regalato Africa, un libro fotografico di Sebastiao Salgado che racconta uno spaccato degli ultimi 40 anni di vita in Africa. Salgado è a parer mio il massimo interprete di quella fotografia etnografica che tanto mi e ci affascina. Sarebbe bello viaggiare sempre - ci diciamo spesso io e nic - ed entrare nel profondo di culture e mondi diversi. Il mio viaggio in Africa dello scorso gennaio è stato un po' questo: entrare dalla porta principale dentro un mondo che si trova agli antipodi del mio.
Dopo aver sfogliato per serate intere il libro di Salgado ho deciso di farmene uno tutto mio. Chiamarlo "La mia Africa" sarebbe troppo banale (già sentito?), quindi per la fase creativa aspetterò un secondo momento. Per ora inizio a selelzionare e raccogliere alcuni degli scatti venuti meglio e che rappresentano ciò che ho visto coi miei occhi durante il viaggio che ho fatto lo scorso gennaio con la missione dell'associazione L'Abbraccio di Fubine.
Sarà il mio libro dei sogni, e spero di poterlo un giorno regalare anche agli amici più cari.

Per il momento, se volete vedere alcuni degli scatti, fatevi un giro qui. Critiche e commenti saranno fondamentali per il mio lavoro, che sono sicuro durerà per un bel po'...

Non disperate, paolametro is still alive!



Kpakpatza', Benin - Una madre allatta suo figlio di fronte alla porta di casa

Saturday, March 29, 2008

Ad ognuno il suo buco

Sono uno dei più lampanti esempi dei nuovi "malati da forum". Ed essendo la mia passione la fotografia, mi sono fatto un certa cultura a riguardo anche - e sopratutto - leggendo proprio nei forum tecniche, esempi e consigli. Certo, poi alla fine la macchina fotografica la devi pur sempre prendere in mano, il pulsante lo devi schiacciare tu. Però devo ammettere che la mi preparazione da autodidatta viene in gran parte da questi luoghi di conoscenza potenzialmente infiniti. Ci sono le bufale, ovvio - un po' come wikipedia, ma chi può negare che sia una risorsa incommensurabile?? - ma basta aver la testa per discernere i mitomani dai veri maestri.
Ultimamente mi sono interessato alle tecniche del fotoritocco digitale. In generale la maggior parte di noi conosce quello fatto su modelle e top model, anche se ne esistono di diversi. Dopo aver letto molto e fatto anche qualche prova neppure mal riuscita, oggi mi sono imbattuto su una discussione a livello etico. Ossia, vedendo in giro quello che si può fare con il fotoritocco, è giusto mettere le mani su un viso o su un corpo, togliere nei, cicatrici, sbiancare i denti, migliorare la granulosità della pelle e rendere più sinuose le forme? C'è chi dice: «Se la persona è così, perchè cambiare i tratti distintivi del suo aspetto? Sarebbe come crearne un artefatto». Altri invece pensano all'altro aspetto della questione. Se una foto deve rappresentare il meglio di noi e del nostro aspetto, perchè non concederci un viso più soave e curve più armoniose?Poi capita che vedi come la pensa Playboy, con una foto che è uscita su uno degli ultimi numeri della rivista.