Saturday, November 26, 2005

Esiti

Il giorno 3 Dicembre 2005, dalle ore 17.00, presso la sede del centro per ragazzi "Punto D", in Via Parini 21 ad Alessandria, avverrà la premiazione dei vincitori del concorso "Le attività produttive" e sarà inaugurata la mostra fotografica.
Io non ho vinto, ma ci tengo che chi fosse interessato potesse assistere ad una delle poche occasioni culturali interessanti che si possono raccattare qui in Alessandria.
Ora che ogni dubbio è sciolto, ho pubblicato le forto del concorso anche sul photoalbum, così vi fate un'idea... qui ovviamente ne posto una, per un assagino.



Ma voi non siete mai intolleranti verso le persone che ostentano la propria cultura, sia essa letteraria o più semplicemente retaggio di una vissuta in modo stravagante? Io adoro sentire uomini e donne che mi raccontano storie, ne rimango rapito e affascinato. D'altronde, sotto un certo punto di vista, è anche questo il lavoro di un giornalista. Non è il cinismo il marchio di fabbrica di un vero giornalista, ma l'empatia che riesce a provare nei confronti dei mondi coi quali entra in contatto.
Ma schifo tutto quello che è ostentazione. Perchè farcire le proprie storie con particolari volti a rimarcare l'indiscussa diversità tra te e chi ti sta accanto? Mi rendo conto di essere molto sconclusionato, ma è quello che mi sento dentro e lo butto fuori, come è mia consuetudine fare.
Voglio che la gente mi parli e sia interessata a raccontarmi qualcosa, senza che si debba preoccupare di essere un gradino al di sopra dell'intero creato.

Ieri mi sono comperato una nuova lampada per la mia camera da letto, un lampada verde di carta di riso. E' uguale a quela che avevo da bambino, solo che quella me la ricordo tutta bucherellata dalle palline rimbalzine che ci finivano dentro e che la trapassavano da parte a parte.

Ieri sera, navigando tra le pagine di un forum di fotografia che frequento assiduamente, ho avuto l'onore di conoscere via messenger un fotoreporter con degli attributi da cinema, che si è sempre mascherato dietro a un nickname insolito. Un fotoreporter, vero, di quelli che vedono le proprie foto sulle riviste più blasonate d'Italia. Quello che ho poi scoperto essere un ragazzo di 35 anni. In paio di mesi di partecipazione al forum, con i suoi modi di fare bruschi ma senza mezzi termini, ha cambiato la rotta dell'intera community, ormai sempre meno legata ai canoni estetici di un foto e sempre più all'attrezzatura che ha in borsa.
La foto, atto testimoniale e interpretazione soggettiva di una realtà altra che esula dal mondo "così com'è", la fa il fotografo, non l'obiettivo che ha attaccato alla macchina. Nulla è lì, ci son troppi modi per vedere il mondo. E' un atto interpretativo, inscidibile dall'apporto personale che nessun uomo su questa terra si trova suo malgrado a dare ad ogni suo singolo scatto. E' un racconto, e quello di cui non si può fare a meno per raccontare è tanta fantasia e il proprio tocco, la propria orma; non la penna che si usa per scrivere. La foto è fatta di suoni e di parole, ma anche di movimenti, di luci in lontananza e di persone che stanno al di fuori di quella cornice che solo apparentemente delimita la realtà.

Tuesday, November 22, 2005

Toccata e fuga in scrivania minore

I più attenti di voi l'avranno sicuramente immaginato. Finalmente ho iniziato la mia vita da stagista, in quel tipo di redazione che ho sempre sognato. Ieri il primo giorno. Gente che va, gente che non va, foggli che si perdono, gli ultimi minuti prima del tg, l'incalzare del tempo che non è mai generoso coi suoi adoratori. Potrei essere traumatizzato da un'esperienza simile, ne sono certo. Invece il mio temperamento e la voglia di conoscere questo mondo così affascinante mi fa guardare avanti. Certo, con questo ritmo dovrò stare attento a dar da mangiare alla mia povera tesi in vias di scrittura, altrimenti si sentirà e non finirà mai la sua esistenza.

Questa mattina, sul treno, dopo essermi svegliato da una breve pennichella tra Alessandria e Asti, ho adagiato il gomito sul bracciolo del sedile e con lo sguardo rivolto verso la campagna umida e fredda, accarezzata da un vento delicato, mi sono soffermato su di un prato in cui tutti i fili d'erba, ancora addormentati e appesantiti dalla rugiada, se ne stavano curvi sulla terra. Uno solo di loro era ritto e attento, incessanemente assorto nel veder passare tutti quei treni carichi di gente che gli passavano davanti. E se stava così dritto che in quel prato sembrava esserci solo lui. Se ne stava in silenzio, sì. Ma questo no vuol dire nulla.
Oggi mi sento proprio come il mio amico verde: ho solo voglia di iniziare questa nuova avventura, goderne i frutti ma anche subirne le amare conseguenze. D'altronde è quello che ho sempre sognato di fare, e ora è proprio arrivato il momento di smettere di dormire; ora bisogna aprire gli occhi, rizzare la schiena e guardare più in la, dove gli altri ancora non possono arrivare.

Buongiorno.

Thursday, November 17, 2005

Così spaventato che mi vien sonno

Domani è la morte mia. Esame del sangue. Sì, si. Proprio quel bell'ago gigante che mi trapana la mia cara venuzza berde-bluastra. Sia chiaro, io avverso per natura ogni tipo di intrusione nel mio organismo. Ma gli aghi, quei diabolici strumenti di tortura, son la mia - penso - unica fobia. Non sento solamente un brivido di disagio quando me ne trovo uno davanti, ma mi iniziano a tremare proprio le gambe e la mia testa si trasforma in quella di un bimbo di 5 anni. Cosa ci devo fare, poi?
Ah no, le cimici sono l'altra arma di distruzione di Paolo. Macchè armi al fosforo bianco o ritmi frenetici della vita moderna, qui se si sente il ronzio tipico di quelle bastardelle puzzolenti, si corre che neanche Carl Lewis.
Oggi giornata intensissima, piena di novità e di sorprese più o meno felici. Sono andato su a Torino per il ricevimento dalla relatrice, mentre ero in treno mi hanno chiamato per andare a firmare il contratto di stage che ha qulache punto che non mi è ancora chiaro - l'unica cosa nero su bianco era che inizio lunedì, questo lunedì! -, a ricevimento la professoressa mi ha detto che il lavoro sta procedendo bene e che ci vedremo tra due settimane, poi ho accattato un paio di libri alla Biblioteca Nazionale me sono tornato a casa. Fiuuuuuu, come siete stanchi voidi leggere questa frase tutta d'un fiato, anche io inizio a sentire il dolce peso della stanchezza. Mi sa che prima di cena mi faccio una pennichella.
Quante ne avrei ancora da raccontare, però... Durante l'attesa servitevi pure un bicchiere di gassosa e datevi un'occhiata al photoalbum, che l'ho messo in ordine come si deve. Ah, forse ho trovato il modo di far risaltare le foto nuove su quelle vecchie!
yaaaaaaaaawnnnnnnnn

Tuesday, November 15, 2005

Odore di pagine vecchie e nuove

Solo 2 giorni e già sentivo la necessità di venire qui a fare due chiacchere col mio muro nero. Oggi però me ne sono stato praticamente tutto il giorno a preparare la tesi e a finire una prima versione della home page del sito, quindi di novità e di argomenti su cui rimuginare o di cui lamentarsi non ce ne sono stati. Ma parlare di poco o niente è quello per cui ho iniziato questo blog, quindi continuo per la mia strada.
La tesi è ancora in alto mare, e spero che giovedì, andando a ricevimento dalla relatrice su a Torino, la nebbia si dissolva quel tanto che basta a rinfrancarmi il passo per andare avanti senza dubbi. Diciamo perlomeno fino a Natale.
Il sito quindi è la novità più significativa e, anche se come sempre la mia mania di perfezionismo sbarra ogni spiraglio alla soddisfazione, mi rendo conto che ho comunque svolto una buona parte del lavoro creando una prima versione della home page. Qui c'è l'ossatura, diciamo. Aspetto che mi diciate cosa ne pensate, se vi fa schifo o se ne volete appendere una copia sulla parete della vostra camera da letto. Come farlo lo sapete - intendo il fatto di commentare la home page, non di attaccarla al muro -, quindi non fate i timidi. Alcuni dei link non sono ancora attivi, ma prometto che nei prossimi mi metterò sotto per completare le poche paginette che mancano. La cosa che mi piace di più, personalmente, è che ogni volta che si accede alla home page, appare un'immagine diversa, presa a casa da una serie predefinita. Per ora sono quattro, ma penso di aumentare il numero a dieci, così da avere più verietà.
Non è un lavoro colossale, me ne rendo perfettamente conto, ma non ho nessuna pretesa se non quella di dare un po' di ordine a ciò che metto in rete. Nè tantomeno avevo voglia di pagare qualcuno per mettermi su una misera paginetta di un sito personale.
Ora mi stacco dal mio fido pc, che mi si stanno un po' incrociando gli occhi. Credo che me ne andrò a consumare un po' i tasti del telecomando in cerca di una programma decente. Ma l'ora è tarda, e probabilmente non dovrò cercare neanche troppo.
Vi saluto con la nuova home page. Notte a tutti.

Monday, November 14, 2005

Se non sapete cosa fare

Mentre navigo senza meta nella rete per rimpolpare la bibliografia che giovedì presenterò alla relatrice per la tesi, mi imbatto in questo: Trasparent Screens. Mi chiedo, fino a che punto la mente degli appassionati di pc fancazzisti può spingersi?!
Oggi piango il mittttico Eddie Guerrero, il pluricampione di wrestling trovato morto domenica notte nella stanza di un albergo di Minneapolis. Le circostanze sono ancora sconosciute, ovviamente. Sempre in tema di sport, stasera la San Paolo Investment gioca la sesta di campionato, un po' demoralizzata per gli zero punti conquistati finora. Vi aspetto numerosi al campo del Don Stornini, in via Fiume, giusto davanti al centro commerciale "Gli Archi". Perlomeno lo spettacolo è assicurato.

Saturday, November 12, 2005

I semi dell'inferno

A mio papà piace coltivare i peperoncini. Quella qui a fianco è proprio una foto di una delle sue piantine, scattata lo scorso anno. Di semenze ne cerca delle varietà più assurde ed esotiche. Ha anche trovato, su internet, una scala che misura il grado di piccantezza delle sue creature.
A mio papà piace far seccare i suoi peperoncini, una volta giunti a maturazione ottimale; ma siccome ora non fa più caldo, deve ingegnarsi per trovare dei luoghi adatti.
A mio papà piace regalare, per Natale, una sua composizione di peperoncini da lui eseguita agli amici e ai conoscenti più stretti.

Ieri non mi sono svegiato proprio in forma, diciamo. Ho passato la mattinata in casa a girare e a non concludere un bel niente, se non leggere qualche articolo in americano che mi servirà - speriamo - per la tesi. Nel pomeriggio un giro in centro, per due commissioni. Sentivo già le prime avvisaglie diun raffreddore bello completo di tutti gli accessori: brividi, occhi rossi e così via; ma la cosa strana è stata che, una volta uscito di casa, i sintomi si sono sempre più affievoliti. Una volta in centro, dopo un paio d'ore in giro, mi sono deciso, impavido e sprezzante del periglio, di andare lo stesso in palestra: "Reagire è la cosa migliore". Dopo il consueto allenamento, me ne torno a casa per disfare la borsa da ginnastica. Poi l'inferno: il raffreddore si è ripreso tutto quello che mi aveva concesso, con gli interessi. La cena al giapponese che è seguita non è stata delle più piacevoli, tra un maki al salmone e una soffiata di naso, per arrivare al tofu alla piastra condito con una sonora soffiata di naso.
Strano questo raffreddore, mi sono detto. Va e viene.
Torno a casa, non ho voglia di stare ancora in giro in questo stato. Chiudo la porta, mi infilo in letto e prendo un libro, visto che è presto. Subito prima di levarmi gli occhiali, cioè prima di perdere completamente l'uso della vista, vedo delle cose colorate sul termosifone posto dietro alla porta.
A mio padre piace far seccare i suoi dannati peperoncini sopra il termosifone della porta della mia camera da letto.


Stamattina ho saltato recitazione, anche se il raffreddore - dopo aver tolto le bombe dal calorifero - si è affievolito, per riprendermi del tutto. Mio padre è passato da queste parti, e per tranquillizzarmi mi ha garantito che la sua essiccatura sarebbe durata solo qualche giorno.

Thursday, November 10, 2005

Cosa mi stampo in faccia oggi?

Poco tempo fa un'amica mi disse che ormai per lei era divenata una consuetudine, ogni mattina, andare a dare una sbirciatina al mio blog nero. Accanto alla sua tazza di caffè, quello americano, che alla maggior parte di noi italiani proprio non piace, le suedite si sono ormai abiutuate a svegliarsi digitando il mio indirizzo che tutto vuol misurare. Perciò per coloro che come lei sono così ardentemente interessati alle mie vicissitudini, sciolgo ogni dubbio e ringrazio coloro che oggi hanno pensato anche solo un secondo a me. Perchè, si, il colloquio è andato molto bene.
Appuntamento a metà mattina, mi aveva detto il mio referente. Già questa affermazione mi aveva turbato non poco. A che ora dovevo arrivare? Se arrivavo troppo presto sembravo il secchioncello sotuttoio che si alza al canto del gallo; se invece arrivavo troppo tardi, allora ecco che era lo scazzato, quello che non prende mai le cose sul serio. Qui ho tirato fuori il formulario di trigonometria e di calcolo probabilistico, retaggio degli anni liceali, e dopo ore di calcolo ho deciso per le dieci. Contando che ho anche sbagliato direzione nel prendere la strada e che ho anche fatto colazione per una ventina di minuti, mi sono mosso con abbondante anticipo, come auspicabile in queste occasioni. Alle dieci spaccate mi sono presentato nella sede della società e in sequenza sono stato interrogato e sballottato da quattro personaggio che, in fin dei conti, si sono dimostrato decisamente accondiscendenti e per nulla ostruzionisti.
Dopo quasi un'ora di colloquio me ne sono uscito con un contratto da completare solo più nelle parti burocratiche, stringendo tante mani, un po' frastornato ma con la sensazione di aver riscosso consensi.
Quattro caffè in corpo, l'adrenalina a livelli da guinness, le tasche piene di mentine, i pantaloni belli e le scarpe pure. E poi un sorriso grande come il sole stampato in faccia.

Wednesday, November 09, 2005

Arriva per tutti

Ho riposto la giacca sotto la sua copertina di plastica e ho adottato un bel maglioncino che fa tanto bravo ragazzo. La camicia non è neppure stata ancora messa una volta, e speriamo che mi porti fortuna. Eh si, domani è il grande giorno. Domani sarò in quel di Torino sotto le grinfie di un qualche "capoccia" che si divertirà ad esplorare le mie capacità intellettive e produttive, per scoprire se sono adatto ad iniziare la mia carriera giornalistica come apprendista.
Sono molto teso, devo essere sincero. Non tanto per la paura di fare brutta figura, questo no. Forse è quella naturale propensione a fuggire da ogni ipotetico giudizio che mi fa tenere le antenne ritte sull'attenti, che mi fa preparare ogni dettaglio così scrupolosamente. Fino ad oggi pomeriggio niente, la solita calma serafica di sempre, per così dire. Ma arrivato a casa dopo le prove col gruppo - a proposito, sta nascendo una stella!, ma ne riparleremo in momenti migliori - ho scelto l'abbigliamento per il colloquio e, zac!, ho realizzato che domattina avrò un incontro che potrebbe realisticamente cambiarmi la vita. Caspita, non è così usuale per me realizzare i risvolti delle avventure in cui mi tuffo prima di farle. Preferisco agire e poi pensare se è stata una cosa buona, altrimenti lasciare. Boh, so che magari non sarà un buon metodo, più altro non sarà molto fruttuoso. Ma perlomeno mi sento che in questo modo non lascio scappare niente, neanche la più piccola delle sensazioni che posso provare.
Questa volta invece si può proprio dire che la tensione è salita in anticipo, forse perchè anche il mio titubante subconscio si rende conto che a questo giro le antenne, assieme a tutte le funzioni vitali, vanno tenute al 110%, come dice una pubblicità in tv.
Ok, basta parlare di tensione e guardiamoci qualcosa di distensivo e rilassante.
Domenica ho ricevuto un messagio di mio fratello, in vacanza per il weekend a Finale nella nostra casa, che mi informava di un fatto non proprio felice: mentre stava per uscire per tornare a casa, coi bagagli già fuori dalla porta, questa si è chiusa con le chiavi dentro la toppa interna. Risultato: sono venuti a casa, in attesa che qualcuno trovasse il modo di entrare in casa, con l'incognita delle modalità di apertura di una porta blindata con le chiavi inserite dentro. Come prima cose è scattata lo sguinzagliamento, per ricevere informazionida amici e conoscenti sui modi di aprirla senza sfondarla. Poi, assieme a mia mamma abbiamo scelto i ferri del mestiere, sempre su suggerimento di quelli sopra: carte di credito, laste per radiografie, un riga lunga plastificata, due tagliacarte e qualche foglio di cartoncino. Azzo, neanche la banda Bassotti. Ma con tutto questo cercavo di scampare alla terza parte, intravedendone già gli esiti. Chi poteva essere il fortunello che doveva andarsene a Finale per tentare di scassinare la porta di casa sua??
Ieri mattina io e mia mamma siamo pariti pe le undici, con l'intenzione di aprire la porta - o chiamare i pompieri - in tempo utile per farci anche una bella mangiata di pesce come ricompensa per la sfacchinata. A mezzogiorno abbondante siamo davanti alla porta di casa, disponiamo i nostri strumenti sul pavimento e mi avvicino alla porta con una tagliacarte in mano. Al che mi dico: ma perchè non provare ad infilare la chiave da questa parte? Al primo tentativo sbaglio il verso di introduzione. Una volta girata la testa della chiave, senza sforzo si sente un rumore metallico dall'interno della casa: le chiavi sono cadute. Apriamo la porta girando semplicemente la maniglia ed entriamo, per poi uscirne un minuto più tardi. Che vacanza riposante!
Ma avevo cambiato discorso per passare a qualcosa di davvero distensivo. Beh, in effetti c'è anche questo. Lo so, sono anche monotono, con le mie foto. Ma perdonatemi se quello che trovo più riposante al mondo è una vista del mare in autunno, con il sole chiaro che ti scalda le ossa e quelle poche persone che se ne stanno in spiaggia a prendersi l'ultimo caldo, come le lucertole poco più in là, su un muretto di cemento.
Le foto sono sempre al solito posto, ormai sapete come muovervi, fate come se foste a casa vostra.

Tuesday, November 08, 2005

Giallino, ocra, marrone e arancione

Una domenica piovosa, la prima di novembre. Mi sono fatto una scorpacciata di caldarroste intento a guardare decine di bambini giocare in oratorio. Ho visto l'affetto di una bimba diversa, lei come altre capace di dare con uno gesto emozioni che ti scottano, che ti fanno venire da piangere ma non puoi farlo lì davanti a tutti e allora ho lasciato stare.
Ieri invece mi sono svegliato col sole, il cielo terso. Di solito il lunedì al suono della sveglia mi ascolto un'ora di radio, mi sfrego i piedi nel letto e non voglio saperne di inforcare gli occhiali per tirarmi giù dal letto. Questa volta però i raggi bianchi filtravano dalla finestra, e mi sono incuriosito. I colori dell'autunno stanno iniziando la loro parabola discendente che li porterà a desaturarsi completamente in attesa della candida emozione della neve, e la mia macchina fotografica tirava il guinzaglio così tanto che non ho potuto evitare di andare a fare qualche scatto. Solo qualcuno, però, perchè avevo un'oretta di tempo e basta. Cercavo qualche punto di fuga e qualche pattern che attirasse l'attenzione, condito col giallo e col marrone. E' l'inizio di un percorso che voglio fare per iniziare a guardare la mia città con gli occhiali spessi dell'autunno, dove non splende più il sole, le ombre non ti seguono e la condensa si fissa sui vetri. Per ora non ho ancora tracciato l'itinerario, era solo un giro di rodaggio, i cui esiti potete vedere, come sempre, sul mio photoalbum.

Sunday, November 06, 2005

Undici anni

A quest'età un bambino inizia a farsi le prime domande, a chiedersi le ragioni di una giornata tanto sfortunata. Io di anni ne avevo quattordici, quel 6 novembre 1994, era una domenica di inizio autunno come tante altre. Me nestavo seduto con i miei amici al bar del Nuoto Club, quando ancora non era un locale per i tiratardi del sabato sera, bevendo un thè al limone e mangiando una focaccina. Ricordo la Panda rossa di mia madre che si ferma davanti alla vetrina a tutta vista del locale. Lei scende e con un foulard a fiori in testa, per coprirsi dalla pioggia battente, si infila nel bar e, affannata, mi dice: "Vieni a casa, il Tanaro è uscito". Per noi alessandrini, o forse per noi giovani adolescenti alessandrini, i due fiumi che abbracciano la città non avevano mai destato tanto interesse quanto quell'inizio di novembre. Personalmente tutti i ricordi che avevo su quei corsi d'acqua erano dei miei nonni materni e dei bagni che in gioventù si potevano permette di fare, quando ancora le rive erano praticabili e l'acqua non era color del fango.
Undici anni. Ora ne ho venticinque e ancora non mi riesco a spiegare perchè, come è stato possibile che una gigantesca ondata di acqua e fango inondasse buona parte della nostra città, sradicando alberi, aprendo brecce nelle case e portandosi via tutto, comeprese le vite di alcune persone.
Le immagini dei telegiornali di provincia, mai seguiti come in quei giorni, mi scorrono ancora davanti agli occhi, come se le stessero trasmettendo ora.
Mi ricordo anche, il giorno dopo, della mia immatura felicità nel non avere la possibilità di andare a scuola. Ma ricordo anche la faccia impietrita di tanti altri ragazzi che, come me, hanno visto il liceo scientifico in quei giorni.
Per più di un mese ho spalato fango nel magazzino di un'amica; quei momenti di silenzio, in cui risuonavano solo le strisciate delle pale per terra, è servito a pormi le prime domande da quattordicenne, i miei primi perchè.
Queste poche righe per ringraziare tutti quelli che hanno aiutato Alessandria a rialzarsi da questa profonda ferita, che ancora brucia.
Non posso levare la voce per dire la mia, non posso fare altro che lasciare dello spazio in fondo al mio post, perchè questo è l'unica soluzione a cui posso affidarmi





Buona domenica a tutti.

Saturday, November 05, 2005

Frullato di amici

Una cosa che mi è sempre piaciuta fare è stata quella di quantificare un qualche aspetto dei miei amici, dai conoscenti a quelli più stretti. Certo, non è facile da spiegare a priori, quindi vi faccio un esempio. Sono anni che tengo un vecchio calendario su cui appunto le date di nascita appunto delle persone che conosco. Così riesco a sentire che un parte dei miei cari sia sempre con me, li sento più vicini. Devo andare da uno psicanalista, dite? Non penso, ritengo solo di essere un tipo a cui piacciono le piccole cose, uno che adora sentirsi parte di qualcosa di più grosso di lui.
Ecco che girando per la rete ho scovato un interessantissimo servizio, senza dubbio gratuito, che permette di fare una mappa di tutti gli amici facenti parte di un gruppo. Girando per il sito mi sono imbattuto in squadre di bowling di una città, nei proprietari di Mustang d’epoca e così via. Allora mi sono destato dalla demenza informatica e mi sono detto: perché non fare una bella mappa dei miei amici, anzi di tutte le persone che conosco? Mi piace un sacco come idea!
Eh, ci credo, l’ho scelta io! Vabbè, in buona fine ecco qui l’esperimento: http://www.frappr.com/paolametro
Sicuramente qualcuno si sarà catapultato a compilare i pochi spazi che permettono di comparire sulla mappa come utenti e ci saranno anche riusciti, mentre altri invece se ne saranno tornati a questa pagine senza esserci riusciti. Senza contare quelli a cui non fregava una bella mazza di segnarsi sulla mia mappa, e hanno chiuso la pagina. Tralasciando quest’ultima categori – traditori! – per coloro che non fossero riusciti a segnarsi sulla mappa, ecco qui il procedimento:
1 – cliccate sul link qui sopra, e verrete indirizzati alla pagine di frappr.com, in cui dovreste vedere una mappa.
2 – Sotto la mappa individuate lo spazio “Add Yourself”. Nello spazio “name” mettete il nome, cosa molto semplice. Può essere il vostro nome di battesimo, ma anche un nickname, fa lo stesso.
3 – Nel campo “zipcode” arrivano le prime grane. Infatti come al solito sono gli americani ad essere più avanti, e infatti questo servizio è tarato di default sui codici postali americani. Quindi se provaste a mettere il vostro codice postale italiano o di qualsiasi altra parte del mondo, il sistema lo riporterebbe ad un codice americano. Quello che dovete fare è cliccare su “Not in the US? Click Here”, appena sotto al camp del post code. A questo punto questa scritta su cui avete cliccato dovrebbe trasformarsi in “In the US? Click Here” e potete mettere il nome della vostra città. Altro casino, le città devono essere messe col loro nome inglese. Se questo non esistesse o non lo sapeste, provate ad usare la fantasia! Scherzi a parte, se iniziate a digitare le prime lettere della vostra città, dovrebbe comparire un elenco di aiuto dal quale selezionare il nome esatto. Ad esempio, per Alessandria, provate a digitare “Alex”, aspettate qualche secondo, ed ecco che comparirà un elenco da cui potrete selezionare anche “Alexandria, Piemonte (Italy)”. Questo è il passaggio più difficile, tranquilli
4 – Nel campo “Shoutout” dovrete semplicemente inserire un commento, una frase, un insulto, qualunque cosa volete venga associata la vostro nickname
5 – Nel campo “Attach Photo”, mi sembra ovvio, potrete inserire una vostra foto! Questo è l’unico campo opzionale, che potete anche lasciare libero.

Ecco fatto, a questo punto dovreste essere aggiunti al mio gruppo! Siccome mi rendo conto che molti di quelli che mi seguono abitano o sono nati ad Alessandria, mettete pure i vostri luoghi di studio (capito, amici torinesi e genovesi?!?), ma anche il luogo dove vi trovate adesso (chiaro, erasmus e dublinesi vari?!?). Potete anche inserirvi più volte, ripetendo il processo. Chessò, se vi va potete indicare dove abitate e dove studiate. Fate vobis.

Mi raccomando, siate numerosi e nessuno si tiri indietro, ci conto. Per ogni problema, potete lasciare un commento a questo post oppure scrivermi a postmaster@paolametro.it. Io sono stato il primo ad inserirmi, per dare il buon esempio. Ah, vorrei evitare di vedere questa iniziativa diventare una stupidata, quindi prego chi vuole fare del casino o creare scompiglio di andarsi a fare un bel giro sul sito dell’Isola dei Famosi. Io comunque i vostri indirizzi IP ce li ho, quindi... Per gli altri: vi aspetto. Buon sabato a tutti!

Friday, November 04, 2005

Midnight Cowboys, questa sera

Dai, già che ci sono faccio un po' di pubblicità, così le povere anime che in questo sicuramente nebbioso venerdì sera non sanno che fare si rallegrano un pochetto. Sul palco del Mephisto Rock Cafè di Lu Monefrrato si esibiranno questa sera i Midnight Cowboys, band alessandrina che proporrà un tributo ai Faith No More. Ottima musica e ottimi arrangiamenti, molto fedeli e ricercati. Ad aprire la serata sarà però un altro tributo, quello ai Foo Fighters, messo in scena dai Footers, sempre di Alessandria.
Ragazzi, occhio perchè a suonare le tastiere nei Midnight Cowboys ci sarà questo bell'uomo qui accanto, che non è per dire ma prima suonava nei gloriosi e mai sufficientemente compianti Interra Straniera. Meglio conosiuto col nome di Fava, negli ambienti fumosi delle luci al neon gli viene affibbiato negli anni l'appellativo tenebroso di Jack the Fava. Nei Cowboys come nei Footers altri nomi noti del circondario, che non sto ad elencare perchè ne dimenticherei sicuramente qualcuno. Sicuramente un'ottima serata, da non perdere. Non vi resta che accorrere numerosi e sperare che i simpatici proprieteri del Mephisto abbiano deciso di darsi una calmata con i prezzi di ingresso, che senza voler togliere nulla alle band che si esibiscono sul palco, sono un vero salasso. Anche perchè quando sai quanto danno alle band e quanto si spende per entrare o consumare, fai due conti semplici semplici e le cose non convincono. Ecco, un po' di polemica pepata l'abbiamo fatta anche questa volta, quindi sono a posto. Voi commentate, se ne avete voglia. Io sono sempre qui che aspetto qualcuno o qualcosa su cui argomentare.
Vi aspetto setasera, con una buona birra in mano. Sempre che non vi perdiate nella proverbiale e infame nebbia monferrina.

Tutto molto morbidoso

Tre giorni di completa astinenza dal mondo esterno. Come immaginavo. Sarei rimasto deluso se così non fosse stato. Ovattato, ecco. Le persone, i costumi, i negozi e i gadgets, tutto aveva la consistenza di quei dolci morbidosi rosa e bianchi, che piacciono tanto agli americani. Mashmellows, è così che dovrebbero chiamarsi. Poco importa.
Le foto calde calde sono già sul photoalbum, sotto la sezione Days go by. Le ho postate ieri, così come sempre ieri mi sono messo a scrivere il moi intervento sul blog, che è stato interrotto dalla serata a casa di Sandy per vedere Canone Inverso. Un primato della fotografia sulla scrittura? Hehe, ci sarebbe da parlare per un sacco di tempo di questo. Ne avremo il tempo, sono certo.
Poco c’è da raccontare di Disneyland. E’ un sogni dal quale è impossibile uscire una volta entrati, un recinto in cui tutto celebra la predominanza del sogno sulla realtà. E mi riferisco soprattutto ai più grandi, che a onor del vero sono coloro che più vengono catturati dall’atmosfera fantasiosa del parco. I bambini, loro non posso neanche endersi conto che quello che vedono è finzione. Topolino, che gira per le strade a fare autografi, è realmente il personaggio che vedono nei fumetti. Quello che più mi affascina, invece, è che per gli adulti, me compreso, un mondo dichiaratamente basato sulla finzione riesce a negare la propria essenza, fino al punto di evitare di chiedersi chi davvero ci sia dentro quei simulacri di un mondo tutto sorrisi, in cui Gambadilegno alla fine viene sempre arrestato.
Potrei farvi il resoconto minuto per minuto di quello che abbiamo fatto. Però lo potete già trovare nelle foto questo, giusto? Quello che non posso fare, o meglio non ho ancora imparato a fare, è raccontare i pensieri e le emozioni che in quei momenti, mentre premo il pulsante di scatto, mi assalgono. Il perché una certa situazione mi spinge a fotografare, e cosa spero di poter ritrovare nella foto che guarderò in seguito, magari a mesi di distanza. Quello che cerco di raccontare può essere, ad esempio, la delusione. L’amarezza dipinta sulle facce esterrefatte di bambini che vedono Winnie the Pooh andarsene via da luogo in cui stava elargendo abbracci e autogarafi, mentre erano in coda da parecchio tempo. Si sforzano di capire, cercano di vedere cosa possa esserci oltre quella porta di legno dipinta come un albero del bosco. Un letto, un bagno, un tavolo imbandito? Ma dopo poco, una manciata di minuti, il loro beniamino ricompare dalla stessa porta, ancora con la sua inguaribile affabilità e tenerezza. E smettono, così come gli adulti, di chiedersi il perché di un simile atteggiamento.
In mezzo a pargoli sorridenti, che tengono stretto il loro libro degli autografi colmo di cuoricini e firme dei loro idoli c’ero anche io, con la mia compattina sempre in mano e il cappello di Fantasia calato sul capoccione.
Ho faticato a scrivere questo post. Ci ho messo un giorno, tra interruzioni vari, pranzi e film. Perché riassumere tutte le sensazioni che si respirano in quel luogo non è semplice in seicento parole o poco più. Certo, bisogna cercare di dare sempre un assaggio, il più gustoso possibile. Certo è che Disneyland mi ha regalato ancora qualche ora di distrazione dalle incombenze che gravano a casa. Tesi e lavoro, per dire le prime che capitano. Appunto, ora si torna sotto.