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Io non ho vinto, ma ci tengo che chi fosse interessato potesse assistere ad una delle poche occasioni culturali interessanti che si possono raccattare qui in Alessandria.
Ora che ogni dubbio è sciolto, ho pubblicato le forto del concorso anche sul photoalbum, così vi fate un'idea... qui ovviamente ne posto una, per un assagino.

Ma voi non siete mai intolleranti verso le persone che ostentano la propria cultura, sia essa letteraria o più semplicemente retaggio di una vissuta in modo stravagante? Io adoro sentire uomini e donne che mi raccontano storie, ne rimango rapito e affascinato. D'altronde, sotto un certo punto di vista, è anche questo il lavoro di un giornalista. Non è il cinismo il marchio di fabbrica di un vero giornalista, ma l'empatia che riesce a provare nei confronti dei mondi coi quali entra in contatto.
Ma schifo tutto quello che è ostentazione. Perchè farcire le proprie storie con particolari volti a rimarcare l'indiscussa diversità tra te e chi ti sta accanto? Mi rendo conto di essere molto sconclusionato, ma è quello che mi sento dentro e lo butto fuori, come è mia consuetudine fare.
Voglio che la gente mi parli e sia interessata a raccontarmi qualcosa, senza che si debba preoccupare di essere un gradino al di sopra dell'intero creato.
Ieri mi sono comperato una nuova lampada per la mia camera da letto, un lampada verde di carta di riso. E' uguale a quela che avevo da bambino, solo che quella me la ricordo tutta bucherellata dalle palline rimbalzine che ci finivano dentro e che la trapassavano da parte a parte.
Ieri sera, navigando tra le pagine di un forum di fotografia che frequento assiduamente, ho avuto l'onore di conoscere via messenger un fotoreporter con degli attributi da cinema, che si è sempre mascherato dietro a un nickname insolito. Un fotoreporter, vero, di quelli che vedono le proprie foto sulle riviste più blasonate d'Italia. Quello che ho poi scoperto essere un ragazzo di 35 anni. In paio di mesi di partecipazione al forum, con i suoi modi di fare bruschi ma senza mezzi termini, ha cambiato la rotta dell'intera community, ormai sempre meno legata ai canoni estetici di un foto e sempre più all'attrezzatura che ha in borsa.
La foto, atto testimoniale e interpretazione soggettiva di una realtà altra che esula dal mondo "così com'è", la fa il fotografo, non l'obiettivo che ha attaccato alla macchina. Nulla è lì, ci son troppi modi per vedere il mondo. E' un atto interpretativo, inscidibile dall'apporto personale che nessun uomo su questa terra si trova suo malgrado a dare ad ogni suo singolo scatto. E' un racconto, e quello di cui non si può fare a meno per raccontare è tanta fantasia e il proprio tocco, la propria orma; non la penna che si usa per scrivere. La foto è fatta di suoni e di parole, ma anche di movimenti, di luci in lontananza e di persone che stanno al di fuori di quella cornice che solo apparentemente delimita la realtà.







