
Nel 1926 Clive Staples Lewis frequenta l'Università di Oxford. Io penso che nel campus dell'università ci sia uno sfarzoso chiostro come quello di Attimo Fuggente, dove gli studenti se ne stanno svaccati immersi nel verde a scambiarsi quattro chiacchere addocchiando le ragazze più appetibili. Clive invece se ne stava seduto sul prato con il suo amico John e parlavano delle loro ambizioni: Portare il mondo fantasy nella realtà, raccontare di draghi, uomini d'arme e scontri eterni tra il bene e il male.
Da quell'amicizia con quello che sarà l'autore de Il Signore degli Anelli, C.S. Lewis amplia le sue idee, le elabora e dà alla luce sette libri che chiamerà "Le Cronache di Narnia – Il Leone, La Strega e l'Armadio".
Il film nelle sale in questi giorni si rifà al primo dei volumi delle Cronache, con la regia di Andrew Adamson (Shrek), neozelandese come il regista del Signore degli Anelli, Peter Jackson.
La storia si ambienta nel 1940, quando quattro fratelli inglesi vengono messi in salvo dalla madre dai bombardamenti e spediti in campagna. In una delle mille stanze del castello in cui sono ospiti, scoprono un armadio magico che permette loro di varcare le porte per il Regno di Narnia, in preda ai tumulti e alla disgregazione a causa della perfida Strega Bianca, tesa a conquistare il potere e destituire il vechcio Re Aslan.
Il dualismo tra il bene e il male, in poche parole, secondo il principio manicheista che vede schierati i due battaglioni uno in fronte all'altro, senza prove d'appello o fughe improvvise. C'è chi ha anche visto molte similitudini e rimandi al Cristianesimo. Io personalmente no. Il condimento di effetti speciali è quanto mai simile a quello della sua controparte tokieniana, ma con una dose di verosimiglianza nei movimenti degli animali che ha dell'incredibile.
Non vi sto a raccontare tutta la trama, ne le mie impressioni sul film. Perchè vorrei che foste magari voi a parlarne. Io mi limito a dire che molte mie idee sulla cinematografia moderne in generale sono state ancora una volta rafforzate. Nello specifico:
- Se il ruolo di antagonista che sfida le forze del bene è interpretato da una donna, allora questa sarà un gnocca incredibile.
- Se il film è fantasy, allora non può durare meno di due ore e mezza.
- L'araba fenice, quando scende in campo, fa male. Ma male davvero.
- Un leone, fulvo e maestoso, seppur fiero e padrone di tutto un regno, può avere una voce incomprensibile (Omar Sharif) e a tratti ridicola. Nooo, dai, quando ho visto Aslan sono rimasto a bocca aperta. Poi lui ha aperto la sua e che delusione.
- Un bambino di 14 anni può imparare ad usare la spada in un giorno, ma sopratutto portarne il peso. La ragazzina invece fa centro con l'arco in un pomeriggio.
- Bisogna sempre far attenzione agli armadi. Non c'è un solo film hollywoodiano in cui di esso ci si serva solo per metterci i vestiti.
- I fauni non sono i satiri. Uno appartiene alla mitologia romana, l'altro a quella greca.
- Ogni riferimento all'Italia ad Hollywood fa figo. Noto che va molto di moda la Reggia di Caserta. - Questa volta il titolo si rifà alla cittadina di Narni, in provincia di Terni.
- Quando arriva il nero in sala e sullo schermo iniziano a passare i titoli di coda, i soliti prila che si alzano ci sono sempre. E si perdono le ultime battute del film. Fatevi furbi, siete sempre gli stessi.
- Sempre questi idioti – sono intollerante lo so, ma sono qui apposta – sono quelli che fuori dalla sala si ritrovano sempre, e dico sempre, a parlare per trovare un qualche particolare che non li ha soddisfatti. C'è sempre qualcosa che non va. La piega del vestito della Regina era finta. Il vesitito era stirato, e così non doveva essere. Le regole e gli schemi delle saghe fantasy le hanno scritte loro. Fatevi sempre più furbi, fidatevi. I soldi li potete spendere ugualmente per una birra, anzichè occupare le poltrone di un cinema.