Friday, December 30, 2005

Mi lascio andare

Tra un paio d'ore, che diventeranno come al solito tre o più a causa dei cronici ritardi che ci contraddistinguono, l'allegro gruppetto partità per le Terme di San Giovanni, alla volta di un Capodanno tanto rigenerativo quanto stravagante.
Fino al 2 di gennaio sarò in quell'incantevole regione che è la Toscana, a visitare e città e speriamo anche a godermi le cure fisiche e spirituali di un buon trattamento termale. La notte di San Silvestro, allo scadere della mezzanotte saremo immersi un begno caldo, circondati da uno spettacolo circense, con mangiafuoco e fachiri a proporre la loro nobile e antica arte tra i vapori del centro termale nei pressi di Siena.
Tutto questo per farvi venire un po' di sanissima invidia - chi volesse proprio morire clikki qua - e anche per informarvi che il muro nero se ne starà zitto zitto per i prossimi due o tre giorni. Sempre che non mi venga in mente di postare dal cellulare tuttofare, che negli ultimi giorni mi ha dato non pochi problemi. Non mi preoccupo per coloro che se ne resteranno in Alessandria, perchè un popo' di uomo come Cornacchione saprà tener loro compagnia in modo sublime e raffinato.
Già mi sento scivolare addosso il sudore dentro una sauna, già sento un soffice asciugamano cingermi la vita... Mi lascio andare, ovviamente con la mia fida macchina foto al collo. Hehehe...

Un saluto a tutti coloro che passeranno di qua. Buon 2006.

E state attenti con botti e mortaretti, nè?!?

Thursday, December 29, 2005

Le Cronache di Narnia

Nel 1926 Clive Staples Lewis frequenta l'Università di Oxford. Io penso che nel campus dell'università ci sia uno sfarzoso chiostro come quello di Attimo Fuggente, dove gli studenti se ne stanno svaccati immersi nel verde a scambiarsi quattro chiacchere addocchiando le ragazze più appetibili. Clive invece se ne stava seduto sul prato con il suo amico John e parlavano delle loro ambizioni: Portare il mondo fantasy nella realtà, raccontare di draghi, uomini d'arme e scontri eterni tra il bene e il male.
Da quell'amicizia con quello che sarà l'autore de Il Signore degli Anelli, C.S. Lewis amplia le sue idee, le elabora e dà alla luce sette libri che chiamerà "Le Cronache di Narnia – Il Leone, La Strega e l'Armadio".
Il film nelle sale in questi giorni si rifà al primo dei volumi delle Cronache, con la regia di Andrew Adamson (Shrek), neozelandese come il regista del Signore degli Anelli, Peter Jackson.
La storia si ambienta nel 1940, quando quattro fratelli inglesi vengono messi in salvo dalla madre dai bombardamenti e spediti in campagna. In una delle mille stanze del castello in cui sono ospiti, scoprono un armadio magico che permette loro di varcare le porte per il Regno di Narnia, in preda ai tumulti e alla disgregazione a causa della perfida Strega Bianca, tesa a conquistare il potere e destituire il vechcio Re Aslan.
Il dualismo tra il bene e il male, in poche parole, secondo il principio manicheista che vede schierati i due battaglioni uno in fronte all'altro, senza prove d'appello o fughe improvvise. C'è chi ha anche visto molte similitudini e rimandi al Cristianesimo. Io personalmente no. Il condimento di effetti speciali è quanto mai simile a quello della sua controparte tokieniana, ma con una dose di verosimiglianza nei movimenti degli animali che ha dell'incredibile.
Non vi sto a raccontare tutta la trama, ne le mie impressioni sul film. Perchè vorrei che foste magari voi a parlarne. Io mi limito a dire che molte mie idee sulla cinematografia moderne in generale sono state ancora una volta rafforzate. Nello specifico:
- Se il ruolo di antagonista che sfida le forze del bene è interpretato da una donna, allora questa sarà un gnocca incredibile.
- Se il film è fantasy, allora non può durare meno di due ore e mezza.
- L'araba fenice, quando scende in campo, fa male. Ma male davvero.
- Un leone, fulvo e maestoso, seppur fiero e padrone di tutto un regno, può avere una voce incomprensibile (Omar Sharif) e a tratti ridicola. Nooo, dai, quando ho visto Aslan sono rimasto a bocca aperta. Poi lui ha aperto la sua e che delusione.
- Un bambino di 14 anni può imparare ad usare la spada in un giorno, ma sopratutto portarne il peso. La ragazzina invece fa centro con l'arco in un pomeriggio.
- Bisogna sempre far attenzione agli armadi. Non c'è un solo film hollywoodiano in cui di esso ci si serva solo per metterci i vestiti.
- I fauni non sono i satiri. Uno appartiene alla mitologia romana, l'altro a quella greca.
- Ogni riferimento all'Italia ad Hollywood fa figo. Noto che va molto di moda la Reggia di Caserta. - Questa volta il titolo si rifà alla cittadina di Narni, in provincia di Terni.
- Quando arriva il nero in sala e sullo schermo iniziano a passare i titoli di coda, i soliti prila che si alzano ci sono sempre. E si perdono le ultime battute del film. Fatevi furbi, siete sempre gli stessi.
- Sempre questi idioti – sono intollerante lo so, ma sono qui apposta – sono quelli che fuori dalla sala si ritrovano sempre, e dico sempre, a parlare per trovare un qualche particolare che non li ha soddisfatti. C'è sempre qualcosa che non va. La piega del vestito della Regina era finta. Il vesitito era stirato, e così non doveva essere. Le regole e gli schemi delle saghe fantasy le hanno scritte loro. Fatevi sempre più furbi, fidatevi. I soldi li potete spendere ugualmente per una birra, anzichè occupare le poltrone di un cinema.

Tuesday, December 27, 2005

Gli alessandrini s'incazzano e si buttano

Ennesima uscita per le interviste in strada. Questa volta ho chiesto ai passanti quale regalo li avesse fatti più felici questo Natale 2005. Beh, che avreste detto voi incorciando un ragazzo con un microfono in mano che vi poneva il quesito aristotelico. Ecco in ordine sparso alcune delle risposte. "Signore/a, qual è il regalo che leha fatto più piacere questo Natale?":
- quello che non ti interessa
- i regali che ho ricevuto
- stai attento con quella macchina fotografica (?!?!) che rischi dei guai
- non sono italiana, sono dal brasile e sono qui sola senza parenti e famigliari
- i miei regali
- non voglio parlare di politica, perchè sono tutti dei ladri
- non ho ricevuto nessun regalo, ho passato il Natale da solo perchè sono vedovo e i miei figli non sono neanche passati a farmi gli auguri
Tralasciando tutti i "non mi interessa" vari e assortiti, più o meno coloriti. L'incarognimento latente che si celava dietro gli auguri regalati ai passanti nei giorni precedenti si è finalmente manifestato nella sua essenza. L'aria bonaria e affabile che avevo incrociato per le strade il 22 o il 23 dicembre si è dileguata come se nulla fosse. Quasi che gli Alieni dell'Incazzatura con Mondo si fossero impossessati delle menti alessandrine. Il grigio è tornato a schiacciare i buoni pensieri di questa plumbea provincia padana. Sarà un caso che proprio nella via in cui abito questa mattina alle otto un uomo abbia deciso di gettarsi dal sesto piano, uccidendosi.
La fine del Natale frenetico e consumistico, in cui il regalo è testimonianza della vicinanza sentimentale, ha portato qualcuno al collasso. Vedi mai, mi sarei stupito se così non fosse stato.

Sunday, December 25, 2005

Agognato Natal

Non potevo esimermi dallo scrivere. Non oggi. Ieri è stata una giornata molto singolare e a tratti toccante. Dopo il risveglio del sentimento natalizio -vedi sotto - me ne sono andato in giro in cerca di qualcosa che testimoniasse questo Natale, come avevo promesso. Ho comprato un pezzo di focaccia ad un ragazzo che faceva l'elemosina davanti ad un supermercato e che piangeva con lo sguardo. Ho capito che piccole azioni come questa fanno sentire meglio noi stessi che le persone che ne sono oggetto. Lo spirito del Natale mi aveva inebriato e ubriaco ho incontrato in centro tanti amici e conoscenti che mi lanciavano i loro auguri come quei ragazzi americani che portano il giornale in bici negli usa, senza neanche guardare dove lanciano. Ma qualche bella scena l'ho trovata, ho scoperto che ci sono persone come me che girano per il centro da sole la vigilia del 25 dicembre solo per vedere le formiche marciare per le strade scaldate dale luci per le feste.
Dopo insieme con gli amici siamo andati a scambiarci i regali a casa di Wiz, ed è stato bellismo. Certo, per i regali in sè, ma anche per l'atmosfera genuinamente amichevole che mi abbracciava e da cui mi facevo cullare. La foto che vedete è proprio uno di quei momenti che mi ha catturato. Un amico intento ad immaginare quale fosse il messaggio dietro un regalo appena scartato.
Poi la messa. Elettrizzante, come tutti gli anni mi ha toccato nell'intimo regalandomi momenti di silenzio e intima riflessione come nient'altro sa fare. Poi di nuovo a casa di Wiz, un po triste perchè Sandy non era con me, a parlare di tanti pseudo-amici che anche in questa giornata che dovrebbe essere sincera e felice si sono comportati e qualificati per quello che sono. Ma lasciamo stare i sentimenti negativi, per un giorno.
Oggi ci siamo scambiati i regali in famiglia. Altri momenti unici in cui si tralasciano molte inibizioni che solitamente ci portiamo appresso durante l'anno.
Ora devo ancora andare a casa di Sandy ad aprire e portare altri regali, quindi saluto tutti e mando un forte abbraccio a tutti quelli che anche in un giorno di festa passeranno di qua.
E non vergognatevi di scrivere qualcosa, anzichè dirmelo a voce appena mi vedete di persona! A me non piace parlare del muro nero e di quello che ci scrivo. Anzi, non è che non mi piace, è che quando non scrivo qui sopra mi sento qualcun'altro. Qui mi spoglio. In senso biblico, ovviamente. Quindi vergogna un poco, seconda vita tanto. Qui c'è paolametro che misura tutto, là c'è Paolo che spesso non può misurare un bel niente.

Saturday, December 24, 2005

Finalmente auguri

Con calma sapevo che ci sarei arrivato anche io. Chi la dura la vince, dice il proverbio che ne sa sempre tantissime. Glu ultimi giorni sono stati qualcosa di diametralmente opposto alla mia consueta idea del Natale, e l'atmosfera di conseguenza pesava più del solito, persa in un inutile e sterile giugiume che faceva poco festa e molto routine.
Questa mattina però ci sono state le prove dei canti in chiesa. Mi hanno caricato di suoni e intime sensazioni legate al Natale,visto che chissà per quale straordinario meccanismo il mio cervello realizza e connette molti degli eventi che eccadono grazie a suoni e colori. Preparare la messa di Natale è segno che si siamo. E chissefrega se non c'è Babbo Natale, per me è questo il vero spirito della festa. Tutti insieme, uno accanto all'atro ridendo, scherzando e remando in comunione nello stesso verso.
Oggi me la voglio godere, qust'aria che mi ha pervaso fin nelle scarpe. Me ne voglio andare in giro per il centro, macchina al collo, a fotografare il Natale. Mi sento insieme con gli altri. Finalmente. Poi stasera scambio di regali e messa della veglia. Fremo, nonostante senta che Qualcuno insieme a Qualcosa fanno sempre di tutto per disseminare per la strada dove sto per passare mucchi di chiodi per bucarmi le gomme. Mi fermo e le cambio, nessun problema.

Come conlusione a questo post voglio augurare a tutti i passanti e agli affezionati del muro nero un felice Natale, con la speranza che possano passarlo con i propri cari, che sappiano scoprire cosa sia la vera felicità e la comunione con chi ci sta accanto. Le illusioni su un destino più roseo e pacifico per il mondo non sono alla mia portata, per cui ciò che spero è che si inizi da chi ci sta accanto, dal passate, perchè solo imparando una pacifica e proficua convivenza si può pensare sempre più in grande, fino ad allargare il cerchio al di fuori di noi.
E' Natale, filnamente. Un abbraccio a tutti coloro che passeranno di qua e vorranno condividere qualche minuto della loro vigilia con me.

Tanti auguri,
Paolo

Friday, December 23, 2005

Vox dei

Prima uscita alessandrina in compagnia di Frank, l'operatore video, e del fido radiomicrofono marchiato grp. Un bel "Vox Populi", come si dice in gergo. Un sondaggio tra la gente, come direbbe un neofita come me. E' stato interessante girare per le vie del centro con la camera a inseguirmi. Mi sentivo un po' come quel pirla di Walter (ig)Nudo quando qualche anno fa se ne andava a zonzo per le vie dei centri cittadini di tutta Italia a fare Colpo di Fulmine.
Domanda della giornata: "Lei pensa che oggi sia possibile vivere con mille euro al mese?". Giovani, vecchi, donne incinte e ciclisti e persino un tizio obeso vestito da Babbo Natale. La rispota è unanime: no, è impossibile anche in una cittadina di provincia come Alessandria. Sotto il pallido sole di questa mattina, tutte quelle risposte insieme alle decine di facce che ho fermato mi hanno fatto tornare con la mente sempre all'inevitabile "ansia da prestazione" che affligge ormai la quasi totalità della popolazione italiana a poco più di ventiquattro ore al D-Day. Il delirio collettivo aumenta, lo percepisci a pelle. Le persone si scambiano gli auguri in mezzo alla strada e si maledicono a vicenda perchè hanno perso qualche minuto utile per appendersi alle mani un altro sacchetto colorato.
L'affetto si misura con il regalo. Ma la proporzionalità non è neppure diretta, è arbitraria. Ci sentiamo in dovere di testimoniare la nostra presenza e il nostro attaccamento con un dono che ci permetta di uscire dalla moltitudine e presentarci nel pieno dello splendore luccicante del Natale. Speriamo che finisca presto. Così mi nausea.

Thursday, December 22, 2005

Ci scivolano addosso

Mentre ignoti personaggi mi lusingano della loro presenza e amici rompono il ghiaccio godendo della riflessione che accompagna il mio muro nero, me ne vado in giro per il centro della mia città di provincia a lasciarmi abbracciare e spintonare dai venti che si rincorrono per le strade gelate dal freddo. Il mio caro Wiz non si sbagliava, me ne rendo subito conto. La frenesia del Natale, anzi la frenesia del dono natalizio - che diventa un dazio, ahimè - ha preso di mira ogni abitante della città, dal bimbo che vaga alla ricerca di un pensiero per la compagna di classe al dirigente d'azienda che entra in un negozio e sceglie i regali a caso, tanto non interessa cosa regalo l'importante è arrivare con qualcosa. Anche io mi perdo nell'ingranaggio. Lo lubrifico. Ogni pausa nella giornata è un momento per scegliere regali. Ma signori, l'accortezza prima di tutto. Cerchiamo di non scivolare nel consumismo più indiscriminato. Cerchiamo almeno di fare un un piccolo segnetto con una penna su due regali che hanno la stessa confezione, così li sapremo riconoscere al momento di doverli dare al nostro caro.
Oggi ho passato un'ora e mezza davanti agli scaffali di una libreria per scegliere quel libro, l'idea che mi potesse far scampare dall'arbitrarietà pura, dalla semplice scelta di un obolo da offrire anche io per fare la mia parte. Cerco di avvicinarmi tenendo le distanze.

Vicolo dell'Erba. Ore 18. Parte l'avventura delle Officine Marcovaldo. Giro nella stretta via del centro e una striscia gialla svirgola a terra per segnare la strada. Non è dritta, sbatte contro gli angoli e contro i muri, mi vuole far scorgere i particolari che da solo non ammirerei. E infatti il vicolo ha un'atmosfera che mi ricorda il quartiere di Montmartre dei romanzi di fine ottocento. Le luci sono soffuse, ci sono candele a terra. Mi alzo al bavero perchè il freddo è pungente e maledico la mia pigrizia che mi ha fatto lasciare la macchina fotografica a casa. Un nugolo di curiosi si avvicina e cerca di capirci qualcosa. Perchè questo piccolo e freddo angolo della città pulsa? Si muove, non si intirizzisce come tutti i suoi abitanti? Una ragazza mette la punta del pennello nel colore rosso vivo e lascia scivolare su una tela tante strisce di colore.

Make It Funky - James Brown (20 All time Greatest Hits)

Wednesday, December 21, 2005

Il nuovo fondamentalismo islamico

Diciamo che il mio ottico, di norma, è una persona seria e compassata. Non si sbilancia nel parlare, anche se è un po' logorroico. Sempre misurato, ad ogni modo.
Entro nel suo negozio per una fattura e me lo trovo davanti con la bocca spalancata, il volto paonazzo e la mano ala pancia. Se la stava ridendo di gusto. Credetemi, davvero a crepapelle. Quando si è asciugato la fronte col suo fazzoletto bianco che tiene sempre in tasca piegato in quattro gli chiedo cosa possa essere successo da farlo ridere così sguaiatamente. "Cinque minuti fa - mi dice, ritrovando la sua compostezza - è entrato un Babbo Natale per fare gli auguri ai commercianti del centro. Abbiamo parlato un po', gli ho detto che faccio nella vita, come vanno gli affari, eccetera". Non mi sembrava ci fosse nulla di strano, sinceramente. Lui come se capisse la mia perplessità, mi dice subito: "Dopo poco che parlavamo, ho notato qualcosa di strano in lui. Si, la carnagione della pelle, ma anche l'accento era inconfondibile: un mediorientale. Così gli ho chiesto se mi stavo sbagliando, e lui ha fugato ogni dubbio. Era islamico! Cioè, nel mio negozio è entrato un tizio islamico vestito da Babbo Natale. E alla mia inevitabile domanda circa il perchè avese vestito quei panni, mi ha risposto: "Per i soldi, non so più cosa inventarmi".
Magie e stravaganze della pacifica integrazione multietnica.

Theme from "A Fistul of Dollars" - Ennio Morricone (A Fistful of Music)

Tuesday, December 20, 2005

Scivolata a piedi uniti

Mentre stavo per mettere le gambe sotto il tavolo ho ricevuto un messaggio da Maria, la mia amica brasiliana conosciuta a Dublino. Mi ha finalmente annunciato di aver comprato il biglietto per un viaggio in Italia, All'inizio di Gennaio. Gelo. Attimi di disconnesione totale delle funzioni cerebrali. Mi ha fatto tornare indietro di un paio di mesi, indietro a quando andavo a lezione all'Emerald e di pomeriggio, macchina foto al collo, mi inoltravo tra i palazzi georgiani del centro. Sono ancora troppo vividi i ricordi per rimanerne indifferente e scivolarmi sopra senza nessun segno. Mi rivedo ancora là, coi miei problemi con la lingua, a chiedermi come cavolo facevano gli irlandesi ad andare in giro vestiti in tenuta primaverile con 5°... Le cose sono cambiante profondamente in neppure due mesi, chissà cosa mi aspetta nei prossimi. E chissà cosa in quelli successivi.
Intanto ho solo il timore di non riuscire a rivedere i miei amici irlandesi. Dobbiamo riuscire ad organizzare per il weekend, cascasse il mondo. Sento due mani che salgono dalla schiena fino al collo. Non voglio finire strangolato.

Failure - Kings Of Convenience (Quiet Is The New Loud)

Analisi razionale di un (feno)meno

Ad averne di cose da fare... Prima della baraonda che colpirà i neonati studi alessandrini di GRP, con una maxidiretta natalizia, ospiti tutte le autorità cittadine, me nesto beatamente seduto alla scrivania della redazione deserta e mi lascio andare in preda alla potenza della rete e dei link. Dopo qualche click leggo su un forum di cellulari di una ragazza, tale Pupa, che ha avuto una singolare - non so poi quanto - idea. Lei vuole diventare una blogstar. Visto che i divi della tv e del cinema, poverini, sono in declino, la nuova frontiera del successo è il divismo informatico. Funziona così: tu visiti il mio sito, io ho migliaia e migliaia di contatti e divento famosa. Quello che c'è di nuovo in tutto questo processo, iniziato già una decina di anni fa con la nascita della pubblicità in rete, è che da qualche anno le visite si contano sui blog, i diari in rete. Come il mio muro nero, per intenderci.
Pupa, allusivo soprannome di una diciannovenne che non conosce la grammatica italiana, ha da qualche giorno iniziato il suo percorso con l'obiettivo di sfondare e diventare un fenomeno di costume. Il meccanismo, anche in questo caso è semplice: lei posta delle foto osè, con alcune parti del corpo al vento, poi annuncia che per vedere dell'altro sono necessari un tot di commenti al suo post. Dopo di che, raggiunta la soglia, sempre in aumento, dei commenti, ecco che una nuova foto sempre più piccante viene inserita nel blog. Facile, no?
Ora mi chiedo, vabbè che io non riesco a trovare un modo per far partecipare amici parenti e curiosi al mio blog, ma bisogna proprio spogliarsi per avere un po' di popolarità? Pensavo che mettere qualche bella foto, magari anche un po' artistica, servisse a suscitare qualche commento, invece uno scorcio di tetta e due linee del culo hanno raccolto nel giro di ventiquattro ore più di mille commenti. Mille commenti vuol dire che l'effimera popolarità di questa ragazza si è espansa con una velocità al di là dell'immaginabile.
Al di là dell'attrativa che indubbiamente hanno questo genere di insane esibizione vouyeuristiche, quello che più mi lascia perplesso sono le motivazioni che hanno spinto questa sedicente modella adolescente dentro a mettere il proprio corpo in vetrina. C'è qualcuno dietro a questa faccenda, si parla di pubblicità, come in tutti gli affari che hanno successo in questo periodo? Oppure la storia è tutto un fake, una bufala usata come specchio per le allodole per migliaia di utenti assetati di eros? Cosa ne trae una diciannovenne, presumo romana, da un blog visitato nel giro di quaranta giorni da decine di migliaia di internauti? E fosse solo quello, anche giornalisti di testate anche non scandalistiche si stanno interessando al caso. Mi sembra di sentire già le parole forti usate per il caso "Forza Manu" di qualche anno fa.
Non sono qui a fare il santo pudìco, l'irreprensibile moralista che nulla ne vuole sapere dell'erotismo e delle sinuose curve femminili. Sono un gran dipendente anche io. Forse troppo. Ma non mi arrendo a pensare che questa ragazza stia facendo del bene a se stessa, visto che di storie finite male io ne sento sempre di più. Senza drammatizzare citando stupri e simili, cosa ne sarà di questa ragazza quando l'esponenzialità dei contatti della rete aumenterà, e un giorno vorrà mettere la parola fine a questa storia? La miccia è accesa, aspettiamo l'ennesimo botto.

Monday, December 19, 2005

Giù con la tecnologia

Il fatto è che mi pesava di non potermi connettere più così spesso come qualche tempo fa. La tecnologia, che proba compagna. Certo che aggiornare il muro nero dal cellulare sarà molto più semplice. Magari con qualche foto in meno, ma più semplice... Ora è appena finito un film con lino banfi che faceva babbo natale e gerry scotti nei panni di uno spietato e cinico imprenditore del mondo delle maionesi... Questi due tratti della trama lasciano trasparire la qualità del prodotto, una malriuscita imitazione di 'The Family Man' con Nicholas Cage. Ecco, quello si che è stato un filmone, una di quelle pellicole che mi fanno venir giù qualche lacrimuccia cinematografica, quelle di celluloide. Un pò amare, che scompaiono subito a dire il vero.

Non mi dire che...

Non mi dire che...Adesso, dopo che non ho inspiegabilmente avuto problemi nel postare il primo messaggio mobile, non mi dire che riesco pure ad inserire una foto fatta col cellulone?! Io ci provo :-)

View the file information

Moblog from my mobile phone

Friday, December 16, 2005

Problemi in input e in output

Dopo un’estenuante giornata di lavoro, in cui ho impersonato tutti i possibili ruoli immaginabili fuorché quello giornalistico, me ne sono tornato a casa mica di buon ora e mi sono deciso ad affrontare di petto il piccolo problema che affliggeva il photolabum e che alcuni di voi followers mi avevate diligentemente segnalato.
Anche se il rullo compressore che mi ha schiacciato le parti vitali ha fatto il suo, la serata si preannuncia impegnativa, con la cena - più o meno sociale – della squadra di calcio. Quella di quest’estate ha preso il via con aperitivo a base di bottiglie di limoncello e si è degnamente concluso con il mio alter ego che, alla Starcky e Hutch, se ne andava per le vie di Alessandria seduto fuori dal finestrino della macchina di Sandy, cantando “Serie A, Serie A” per festeggiare la promozione. In quest’occasione non c’è molto da festeggiare, visti i risultati non proprio soddisfacenti, ma la scusa è sempre buona, quando si tratta di fare una bella cena alcolica tra amici.
Novità, se mi viene che mi ricordo, da oggi ogni volta che posto qualcosa in un momento abbastanza tranquillo da permettermi di ascoltare della musica, vi dico anche la canzoncina che mi frulla per il lettore mp3 in quel momento. Autore, titolo del pezzo e pure nome dell’album. Così non si sa mai, metti che riprende Sarabanda – magari senza Enrico Papi (che tra l’altro, che fine ha fatto?) – e voi vincete milioni di euri per merito mio. Spero almeno che mi ricordiate nelle vostre volontà, ingrati.

Ivan Segreto – Puzzle (Porta Vagnu)

Tuesday, December 13, 2005

Mentre noi ci si lamenta, la terra scricchiola

Fonti vicine ad alte cariche dello Stato (laico) hanno confermato che sono proprio le piccole scosse di assestamento ha cambiare la faccia della Terra. Quelle leggere tremarelle di cui ognuno si accorge soltanto grazie al rumore che fanno i granelli di sabbia quando si sfregano tra di loro. Le crepe si formano, si aprono e si richiudono in forme ogni volta diverse. Ma senza che noi ce ne accorgiamo.
Alessandria ha un po’ questa sindrome. Soffre di quella strana malattia comunemente definita “scazzo” nei libri di patologia. Ovvero la pigrizia cronica, l’incapacità congenita di muovere anche solo un passo ad una velocità di poco maggiore alla femmina incinta del bradipo.
E se qualcosa si muove, se la terra scricchiola, ci conviene starla a sentire. Di mezzi a disposizione per comunicare, al giorno d’oggi ce ne sono come mai nella storia dell’uomo. Gli indiani invece per sentire se un nemico era alle porte, accostavano l’orecchio alla terra e se ne stavano in silenzio a contemplare i battiti che si ripercuotevano nelle viscere della terra.
Io e voi accostiamoci all’erba del vicino, che si sa è sempre più verde e buona e fresca, e stiamo ad ascoltare e contemplare qualcuno che si muove e cerca di far apprezzare ciò che comunemente si è abituati a definire laconicamente con una sola parola: grigio.

Le Officine Marcovaldo sono un insieme di energie, entusiasmi e competenze che
confluiscono in uno stralunato progetto urbano che punta a rendere più attraente
la città, più gradevole la nebbia, più piacevoli le attese degli autobus, più
interessanti le aiuole e i vicoli e più stuzzicante la segnaletica
stradale.Siamo in città e ci siamo dentro fino al collo!:)


Io il mio l’ho fatto. Vi ho citato la presentazione di un progetto. Qualcosa di nuovo e innovativo che nel marasma dei pulpiti alessandrini esagitati per l'inerzia dei suoi cittadini si fa strada fino ad arrivare in Vicolo dell'erba, nel pieno del centro. Ci sono delle persone che hanno avuto un'idea alquanto singolare e già solo per questo apprezzabile. Il link al progetto e al blog annesso lo trovate nella colonna di destra. Non dovete fare molto, solo spostare il topo di qualche centimetro a destra… su, su... Ecco, così. Bravi.

p.s = ehi, poi tornate qui, eh!

Qui si batte la fiacca in sospensione!

Ehm, evidentemente la foto del nonnino con la bimba che gli passa accanto sbevacchiandosi un succo di frutta non vi ha detto niente di interessante... Ehi, guardate che vorrei un commento dai miei "aficionados"! Lo so che mi leggete assiduamente, quindi non vergognatevi e uscite alla luce del blog. Io voglio parlare con qualcuno, non da solo!, altrimenti potrei sembrare più matto di quanto non sia in realtà!
Io intanto, pur a singhiozzo e meno frequentemente di prima, continuo a postare delle foto. Se il numero è minore, la qualità spero sia aumentata al pari. Voi guardatevele, cliccatele, editatele, tagliatele e incollatele. M voglio sentire che ci siete. Non mollate mai, mi raccomando.

Ma i pacchi li apre solo Pupo?

Oggi è il secondo giorno nella nuova sede, ad Alessandria. Già mi sembrano lontane le levatacce a un quarto alle sette. Ora mi posso permettere di starmene nel lettuccio fino alle otto e qualche minuto di più. Adoro puntare la sveglia del telefono alle otto esatte, per spegnerla diligentemente e girarmi dall'altra parte per continuare i miei sogni, prima di essere rintronato dalla sveglia vera e propria, che mi costringe a tirarmi giù dal letto prima di fracassarmi il timpano.
I locali sono molto accoglienti, spaziosi e quant'altro. Ma quello che più mi entusiasma, al pari di un bambino, è scartare i pacchi con i materiale che arrivano ogni giorno in redazione. La frenesia del Natale, un po' come il giorno del compleanno o più semplicemente come quando arrivi a casa dopo che ti sei comprato un bel regalino per soddisfare i tuoi bisogni più o meno primari. Io sono uno di quei malati cronici che danno di matto quando hanno davanti uno scatolone marrone, un bel pacco pieno di scotch anche lui marrone che sembra non volerti lasciar aprire la scatola, che sembra volersi tenere stretto stretto il contenuto. Figurarsi poi se dentro ai pacchi, alti, larghi e belli pesanti, ci sono tutti quegli oggettini più o meno high-tech che mi mandano altrettanto fuori di senno: mixer digitali, videocamere, radiomicrofoni e cavalletti manfrotto. Qui son in paradiso, posso scartarne quanti ne voglio. Posso rompere gli imballi e divertirmi come un bambino la mattina di Natale. Posso soddisfare la mia cronica dipendenza dai manuali d'uso, quelli che tutti relegano in fondo ai cassetti e coi quali io instauro un rapporto conflittuale ma anche di rispetto.
Beh, questa si vede che è proprio malattia. Ma non penso di essere l'unico, e questo mi consola.
Per non pensae che, oltre agli scatoloni che continueranno ad arrivare nei prossimi giorni, verso la fine di questa settimana o nel corso della prossima ci sarà lo scontro decisivo con il mio infantilismo consumistico: le scorte di cancelleria e matieriale d'ufficio, l'altro elemento della mia insana dipendenza da scatola di imballaggio e da scatole di biro e gomme.

Sunday, December 11, 2005

Lo sguardo della speranza

Mentre aggiornavo il photoalbum, togliendo la polvere che si era accumulata in queste settimane, mi è capitata sotto mano questa foto. Dopo averci messo le mani su per qualche ritocco, mi ha finalmente parlato come fanno quegli scatti che lasciano ben poco all'immaginazione e si dispiegano davanti ai tuoi occhi senza bisogno di parole.
Questo signore se ne stava seduto su una panchina in preda a chissà quale ricordo dela sua lunga vita. Quand'ecco che una bimba, che fino a pochi metri prima se ne stava beatamente passegiando mano nella mano con la sua mamma, si stacca dalla presa affettuosa della madre e si dirige verso l'uomo anziano. gli passa accanto, forse senza dargli troppo peso. Senza rendersi conto che quell'uomo la stava osservando. Lo sguardo di questo signore, una volta che ho guardato la foto che avevo scattato, mi ha colpito perchè raccoglie in sè ricordi, speranze per le nuove generazioni, storie da raccontare, e chissà cos'altro. E, mi piace pensarla così, anche un pelo di invidia per questa bimba e la vita che ancora ha davanti a sè, proprio mentre sta vivnedo la più bella stagione della vita.


A voi cosa dice quell'uomo?

Tuesday, December 06, 2005

Chiudi gli occhi, tappati il naso e...

Avevo deciso di entrare qualche minuto prima delle dieci proprio per scrivere un bel post, ma anche questa volta non c'è stato niente da fare. Appena varcata lasoglia della redazione, sono stato sommerso di lavoretti più o meno impegnativi che mi hanno portato via quei pochi minuti guadagnati dalla pausa caffè mordi e fuggi e dall'autobus acchiappato al volo di fronte alla stazione.
Ieri il responsabile della redazione di Alessandria mi ha detto che, se tutto va come dovrebbe - e questo sarebbe una novità - già dalla prossima settimana dovrei iniziare a lavorare a casa. Non c'è che dire, questo tre settimane mi hanno tolto il fiato, non mi hanno lasciato nessuno spazio per ogni attività collaterale. Ma se dovessi tirare le somme sarebbero sicuramente tutte estremamente positive, a partire dalla mia formazione professionale che ha subito un'impennata nelle zone alte come non poteva neanche immaginarselo. Ma anche e sopratutto è il mio modo di relazionarmi con gli altri che sta cambiando, la cosa più affascinante è che lo vedo maturare giorno per giorno, mentre non mi mancano neanche le occsasioni per testarlo direttamente nella vita di tutti i giorni. Per indole non ho mai avuto la faccia di "rompere le scatole", chessò, ad un passante o ad un negoziante per farlgi un'intervista. Le conferenze stampa, in questo senso, mi hanno aiutato ben poco, visto che sono da sempre studiate su misura per la stampa. Sono finti eventi, appunto.
Ma quando la scorsa settimana sono stato bene o male sbattuto in strada a intervistare passanti, giovani e anziani, ma anche librai, pasticceri e commercianti in genere, ecco che ho iniziato a sentire un certo fastidio. Con tutta la voglia che però mi porto da casa tutti i giorni e non mi accompagna mai, ho accantonato i miei timori e le reticenze che mi hanno sempre contraddistinto e ho fatto lo sporco lavoro. Come quando da bambino i genitore ti dicono di deglutire uno sciroppo troppo amaro e tu non ce la fai, allora ti dicono: "Chiudi gli occhi, tappa il naso, e...". Lì devi solo mandare giù una sorsata sbobba, ma quando si tratta di passare ore ed ore al freddo a farmare la gente per strada, manco dovessi vendergli qualcosa, le cose si fanno più incasinate. O forse lo sono per me. Magari un bimbo, dopo aver patito le pene dell'inferno per prendere quel benedetto sciroppo, non avrebbe nessun problema a fare quello per cui io patisco così tanto.
Ma le cose, ben distanti dalla quello che si studia sui libri, vanno fatte, in fretta e bene. E allora scopri che dopo un poco riesci anche stapparti il naso, senza sentire odori troppo nauseanti. E magari apri pure gli occhi, così ti godi le luminarie di Natale in via Garibaldi, mentre i vecchi parlano davanti ad un buon bicchiere di bianco e due innamorati contemplano i regali in una vetrina.
Copo questa esperienza davvero positiva, ecco che sabato me ne sono andato addirittura in giro per Alessandria, macchina foto al collo, a scattare e scattare in giro per le vie del centro, imbiancate dalla straordinaria nevicata del giorno prima. Anche con le foto ho sempre avuto lo stesso problema nell'inserire delle presenze umane nei miei scatti. 'Allora - mi sono detto vediamo se la straordinaria socializzazione forzata di ieri è stata solo una costrizione lavorativa'. E invece no. Nelle vie della città le persone si son messe d'un tratto ad animare paesaggi che prima sembravano ancora più freddi e solitari. Mi piace questo modo di fotografare. Lo sento vivo. Racconta qualcosa. Testimonia, per dirla con parole di stampo giornalistico.
In piazza della Libertà, davanti ad un cumulo di un metro abbondante di neve, con la statua imbiancata di Rattazzi in secondo piano e gli edifici storici del centro sullo sfondo, ho aspettato che due studenti attraversassero la scena, per prenderli e immortalarli proprio la dove avrei voluto. Un signore che stava spalando la neve nel parcheggio, a pochi metri di distanza, mi si avvicina e mi chiede: "Scusi, su quale giornale finisce la foto?".