Monday, June 12, 2006

Buona Italia a tutti

Amici miei accendete la televisione. Quello scatolone che nel 1982 era da poco diventato a colori, quello il cui schermo negli anni a preso ad assomigliare sempre meno ad una palla e sempre più a una tavola da surf. Ah, il 1982! Non vi ricorda niente. A me pochissimo, visto che avevo due anni. Ma di quell'anno, di quell'estate mi è rimasta un'immagine impressa in testa. Una figura e un urlo che spero di poter rivedere al più presto.

Oggi pomeriggio, colto da un raptus cinomane, ho chiamato mia mamma a casa: "Stasera frittatone di cipolle, mi raccomando!". E lei: "Ma dai che alla sera è pesante". Ed io: "Ma va', è propoziatoria!". Appena uscito dalla redazione, capatina veloce veloce al Dimeglio, a prendere una birra che in seguito ho ghiacciato a dovere. Una Peroni da 66. "Familiare", come avrebbe detto il Rag. Ugo Fantozzi.

E qui cade a fagiuolo la citazione più o meno colta:





"Fantozzi aveva un programma formidabile: calze, mutande, vestaglione di flanella, tavolinetto di fronte al televisore, frittatona di cipolle per la quale andava pazzo, familiare di Peroni gelata, tifo indiavolato e rutto libero".





Accendete i televisori amici miei, e tifate i nostri ragazzi. Qui Moggi, Della Valle, Meani e compagnia bella non c'entrato. Almeno.

Friday, June 09, 2006

giù la maschera

La nostra civiltà è costruita sull'immagine e sull'immaginario, collettivo o singolare che sia. Me lo sono sentito dire per cinque anni - ops, sei! - di università, impegnato più a studiare concetti che a rendermi conto che senza la dovuta dose di adesione alla realtà, troppo spesso mi trovo a confondere fatti reali con le leggende, ciò che vedo in televisione in un film con le storie vere di persone altrettanto vere. E così mi è capitato oggi, assistendo al raccondo del Capo della Squadra Mobile della Questura di Alessandria, alla quale vergognandomi ammetto di non aver dato il giusto peso. Mi sono ritrovato davanti ad un racconto, come se appena accesa la televisione avessi messo nel lettore dvd un film di Kubrick. Per poi accorgermi, percorrendo la strada per tornare in redazione, che la storia era vera. Che due ragazze sono state violentate, drogate, picchiate solo perchè belle, giovani e povere. Ma sopratutto straniere.
Realizzare come gesti così inumani accadono anche vicino a me, a noi, mi hanno divorato la mente per tutto il pomeriggio. Troppo spesso si confonde ciò che è finzione con realtà delle cose, e viceversa. Così abituati a sentire storie tristi finite nel sangue ci abbiamo fatto la pelle. O forse più semplicemente il nostro cervello si rifiuta di credere che ci possa essere così tanta cattiveria nell'uomo e si rifigia nell'atto di trasportare ciò che è reale nel mondo dell'immaginario.
Ma io questa mattina ho sentito una storia penosa, angosciante, che ho provato a raccontare a modo mio. In duemila battute.

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Una brutta storia di violenza e prostituzione per due ragazze rumene. I loro aguzzini sono stati arrestati dagli uomini della Squadra Mobile di Alessandria.

VIOLENZA SESSUALE: ARRESTATI 3 RUMENI

Sfruttamento della prostituzione, violenza sessuale di gruppo aggravata e continuata, favoreggiamento all’immigrazione clandestina, riduzione in schiavitù, induzione all’uso di stupefacenti e furto aggravato. Questi i capi di imputazione con cui tre cittadini rumeni sono stati arrestati dagli Uomini della Squadra Mobile della Questura di Alessandria diretti da Domenico Lopane insieme agli uomini della mobile di Torino.
Tutto comincia poco più di tre mesi fa, quando Raluca, una giovane ragazza rumena non ancora maggiorenne, arriva in Italia dopo un viaggio in pullmann durato un giorno e mezzo. Spinta dal fidanzato a cercarsi un lavoro come cameriera nel nostro Paese, grazie ad un contatto del ragazzo trova al suo arrivo a Torino un connazionale, Dimitru Partizan. Le speranze di un lavoro onesto svaniscono dopo soli due giorni e il giovane la costringe a prostituirsi nella periferia torinese, per guadagnare i soldi necessari al ritorno del suo fidanzato in Italia. Una volta raccolta la somma, Viorel – questo il nome del fidanzato – si presenta in Italia da Raluca con altre due ragazze rumene minorenni, proponendo loro di andare in Spagna per trovare un altro lavoro. Ma la giovane si rifiuta, e assieme ad un’altra ragazza, Alexa, si barrica in casa costringendo il fidanzato a desistere e partire senza di loro. Verso la metà di aprile due ragazzi rumeni, Vasile Pietre Alempi e Feodor Timofei irrompono nell’appartamento e somministrano loro alcol e droghe, per poi violentarle ripetutamente assieme ad un terzo rumeno anche sotto la minaccia di non riavere più i passaporti per tornare nel proprio paese. Sono giorni terribili per le due rumene, violentate e maltrattate senza tregua. Raluca e Alexa decidono allora di scappare in Alessandria. Qui incontrano Laura, che le convince a rivolgersi alla Polizia.
Raccolte le testimonianze sono partite le indagini i collaborazione con la Squadra Mobile di Torino, che con una trappola hanno portano all’arresto dei tre rumeni e alla denuncia di altri due complici, mentre le due giovani sono ora in una comunità di accoglienza.

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Monday, June 05, 2006

CC, in alto i calici!

Al di là dei luoghi comuni. Questa mattina alla caserma dei Carabinieri c'è la Festa dell'Arma. Chissà quante divise, mamma. Immagina le stellette, i lustrini e le sfilate. Lo sfolgorio del rigore, l'omaggio alla disciplna e all'amore di Patria. D'altronde questi sono gli uomini che ci proteggono e che per noi fanno la guerra. Ehm...no, la pace. Cioè, quella cosa lì. Cioè... pratica.... sono quelli che sono a Nassirya dentro Camp Mittica e proteggono la popolazione. Stessa popolazione, a grandi line, che ogni anno o poco più gli entra nel campo con un bel camion farcito al tritolo o altro.
Niente polemiche, questa mattina c'è una festa. Chissà che bello, mamma. Pensa a quante divise nere con le bande rosse. 

Al termine della manifestazione il capitano X omaggerà la stampa e i presenti con piccole quantità di droghe leggere, frutto dei sequestri di stupefacenti avvenuti durante quest'annata memorabile per l'Arma. 

Friday, June 02, 2006

Almeno qui, almeno adesso

Con crystal ball ci puoi giocare (crystal ball), 
mille colori da inventare (crystal) ball.
Proprio ieri nella mia casella di posta si è infilata di traverso una mail che mi ricordava come la mia generazione sia quella degli '80. Ne' quella dei '70 ma neppure dei '90. Siamo quelli del crystal ball, quelli che non si ricordano i mondiali dell'82 ma quelli di Italia '90. Andavano di moda exogici e paciocchini. Quelli che hanno i primi ricordi con la caduta del muro di Berlino e che hanno imparato cosa vuol dire la parola terrorismo non con le BR, ma con un giorno di settembre. Noi i pantaloni li abbiamo portati a zampa d'elefante, a campana, a pinocchietto. Insomma, siamo un'agglomerato di esperimenti. Come la laurea 3+2 e la maturità che diventa Esame di Stato, ma rimane comunque una farsa da teatro parrocchiale.
Oggi è il mio compleanno. Giorno di somme, inevitabilmente. Visto che i termini dell'operazione sono positivi, diversamente non può essere per il risultato. Ma c'è dell'altro. Ci deve essere per forza. Se no non sarei qui a scrivere sul muro nero con una matita nera per concedermi quei dieci minuti e lasciare che la ruggine si sciolga; per scrollarmi di dosso le migliaia di chiodi che ogni giorno mi infilo nei piedi, frutto di curve veloci tagliate sul cordolo. Mannaggia a me che non metto le scarpe con la suola alta, come dice sempre la mamma.
Oggi ho compiuto 26 anni, cari miei. 26. Come dire che agli occhi di un bimbo potrei già sembrare adulto. Potrebbe darmi del "lei". Penso che sia molto realistica come cosa. E dico "sti cazzi!".
La maturazione del frutto sta procedendo per il meglio, già si vede maturare il fiore. Certo è dura trovare di che essere soddisfatti ogni giorno. Bisogna avere pazienza. Forse è questa la dote che devo imparare più delle altre. Sono abituato a ragionare alla velocità di un computer, ormai. Frazioni di secondo per reagire e conquistare un risultato. E se tarda, giù a imprecare in aramaico contro la carretta. I minuti sembrano eterni, per non parlare delle ore. Le ambizioni superano spesso di numero le vere occasioni della vita, ma se stai in carreggiata magari ti va anche di culo che imbrocchi la strada giusta. L'importante è sapere dove guardare. L'importante è mettere un piede davanti all'altro. Così si sa sempre cosa fare subito dopo.