Tuesday, January 31, 2006

Cascano le bombe

A farmi arrancare sulla impervia via della sanità mentale ci si è messa anche la tesi. Sì, perchè se prima ne parlavo soltanto e non potevo fare altro che lamentarmi del fatto di non riusire anche a scriverne una riga, nelle ultime due settimane ho provato l'antico metodo di fare le cose anzichè parlarne. Con l'esito, almeno, di vedere le pagine degli appunti crescere di giorno in giorni, mentre i pezzi di giornata che mi ritaglio ogni volta che ho un attimo di pace assomigliano sempre di più a momenti studio veri e propri.
Le cose mi passano accanto come delle folate di vento, come quando sei sul ciglio della strada e un autobus ti sfreccia a fianco a forte velocità. Ti spiazza, e magari ti fa anche incazzare, se quell'autobus era il tuo... Di cose ne succedono ogni giorno. E sono cose di cui vorrei sempre parlare, ma sopratutto di cui vorrei avere il tempo di parlare. Il mio lavoro assomiglia sempre più a quello del giornalista; in redazione mi disimpegno dalle le faccende tecniche, seppur con un leggero rammarico, ma mi sollazzo nel vedere che come ogni giornalista di cui ho letto sui libri o sui giornali, anche io annoto ogni giorno un nuovo numero di telefono, un "contatto" con il mondo dell'informazione. Qualcuno, in sostanza, da cui ricavare la materia prima del mio lavoro: le notizie. Perchè, come ogni buon manuale di giornalismo insegna, la notizia non esiste. La notizia si crea. Per me forse assommiglia più a un gioco che a un lavoro. Anche perchè di soldi non se ne vedono. Ma non per questo mi lamento, nè per i ritmi e l'ammontare delle ora che sto in quella redazione. Mi piace, e me la godo. Sono una delle poche persone che ha l'occasione di fare ciò che ha sempre sognato, e mi ci tuffo a capofitto. Anzi a bomba, così faccio pure gli schizzi.
Mentre mi ascolto l'ultimo disco di Ivan Segreto - a proposito, compratelo perchè ne vale davvero la pena - saluto i passanti e mi rimetto a studiare. Se dovessero chiedere di me, sono quello seduto in fondo all'aula, con la testa china su quel librone nero.
Ah, ancora una cosa: la macchina fotografica rimane sempre più spesso a casa, purtroppo. Ma non sempre, non quando le cose mi attraggono e mi stuzzicano. Come la nevicata della scorsa settimana. Come Marcovaldo, anche io ne sono rimasto affascinato. Il velo che si è steso sulla città ha fatto sembrare tutto uguale, tutto indistintamente aggraziato e affascinante. A volte, come ho scritto altre volte, basta alzare lo sguardo, aspettare un po' di neve e - click - tutto cambia colore e forma.

Ivan Segreto - Deserto d'Africa (Fidate Correnti)

Monday, January 23, 2006

C'ho le sopracciglia storte

Oggi è una di quelle giornate in cui sali in macchina, la leva del freno a mano si stacca e ti ritrovi costretto a tentare di andare in giro ai 5 all'ora con un simpatico odore di freni bruciati che pervade la macchina. Per non dire che anche la retromarcia fa il suo., rimanendoti bloccata al semaforo quando scatta il verde e devi partire. Ma io prendo l'autobus.
Ho una carogna addosso che mi ricorda tanta quei capi tribù indiani che nei loro tepee se ne stanno a fumare il kalumè della pace. Mi sono sempre chiesto come riescano a passeggiare beatamente con un orso sulla schiena.
Il primo segno mi appare giusto mentre sto per salire sul bus per venire a lavoro. L'ipod non si accende. Strano, mi dico. Poi mi rendo conto che per sbaglio non ho caricato le canzoni. Niente musica, sull'autobus mi accontento di sentire parlare due sciure sui negozi chiusi il lunedì mattina.
Arrivo in redazione e metto su la cassetta del telegiornale che abbiamo registrato venerdì. Voglio vedere come è andato per capire gli errori e proporre dei miglioramenti. Il nastro si inceppa nel lettore. Tutto bloccato. Sento puzza di bruciato, ma è solo Vera che si sta fumando una sigaretta in bagno. Taglio il nastro della cassetta che, ovviamente è da buttare. Ancora la tecnologia mi rema contro. E se due indizi fanno una prova, appena mi siedo al pc per montare un servizio da mandare in onda durante il tg, il computer si blocca. C'è qualcosa che non va, la mia compagna informatica che mi volta le spalle. Oggi è proprio una giornata no. La fronte mi si corruga e non spiaccico una parola con nessuno. C'è anche chi se ne accorge. Anzi, forse sono sempre di più.

Thursday, January 19, 2006

Buttati... che è morbido!

Cari ragazzi, sono lusingato. Altro non potrei dire, visto che aprendo codesta pagina mi sono trovato di fronte ad un numeroche mai mi sarei sognato di vedere così elevato in poco tempo. 2000. Eh si, già lo dicevano gli antichi. Duemila e non più duemila. Eh, si. Ma io mi aspetto che i numeri crescano ancora.
Poi visto che soldi non me ne intasco, la cosa che più mi appaga è che grazie al mio muro nero, così amato e odiato, ho riallacciato qualche rapporto e ho persino conosciuto gente nuova. Beh, conosciuto non proprio. Ma so che qualcuno quando mi vede per strada dice: "Toh, eccolo". E questo mi fa sorridere, come penso sia comprensibile.
Di solito quando si raggiungono dei risultati apprezzabili si fa un fioretto. Così lo chiamavo sin da bambino, quando la mia nonnina mi convinceva che per avere ciò che desideravo dovevo "fare un fioretto". Insomma una buona azione. Tipo quando aiute le vecchiette ad attraversare la strada, ecco. I boy scout, ehehe.
Il mio fioretto è di scrivere sempre di più, di farvi smuovere le parti di materia grigia nel cervellino e di confrontarmi con voi, sia che la pensiate in modo simile da me, sia che la vostra posizione sia inconciliabile con la mia. Fare attrito, che è una cosa che fa bene. Scalda, innanzitutto. E oggi ne avrei bisogno, visto il freddo che fa.

Tuesday, January 17, 2006

La Sacerdotessa rispose



su internet non c'è tutto quello che le persone cercano.

Monday, January 16, 2006

Alto è bello

Tra piccole creature chiuse in sacchetti di plastica e gettate nel cassonetto e vecchie imbalsamate dai figli e ritrovate chiuse in un armadio sigillato da tre anni, ci sono anche i socialisti e i radicali che si uniscono stringendo nel pugno la rediviva rosa e ragazzine che si concedono a prestazioni sessuali orali con un po' troppa liceità. Diciamo che di carne al fuoco ce n'è, mi sto facendo le ossa come si dice di solito. Mi faccio le ossa e me le rompo dall'altra, visto che i ritmi si fanno sempre più frenetici e sincopati. Oggi in battere, domani in levare con le pause sui tempi deboli. Un casino. Gira, riprendi, scrivi.
Allora diventa inevitabile mollare la zavorra, disfarsi di tutti quegli ormeggi che rallentano il passo quando hai voglia di trovare la via che ti faccia prendere il largo. Venire tacciato di indifferenza o di opportunismo non mi va giù, ma se è il prezzo da pagare per non rodersi il fegato, ben venga. Mi stupisco di come sempre più spesso riesca a trovare dei segni che mi indicano la via da prendere, anche negli angoli in cui meno mi aspetterei.
Ieri ho scoperto che un amico, uno di quelli che magari ogni tanto non consideri come parte integrante della "cricca", se ne andrà a stare per qualche anno - tre - lontano da dove è nato e dalla piccola città che l'ha cresciuto. Lontano persino dal questo paese con il tricolore sempre più sporco degli escrementi lasciati da chi si ostina a pulirsi il culo con lui. E quando scopri che uno molla tutto così, in quattro e quattr'otto, ti fai inevitabilmente delle domande. Ok, ci avrà pure pensato e gli saranno passate per la testa chissà quante ipotesi, ma alla fine ha mandato tutti "a fare in culo" e ha detto sì. Come tanti, d'altronde. Io vi mollo qua e me ne vado via tre anni. Cazzo, tre anni. Non un misero mesetto a 2 ore di aereo. Là fa freddo, tanto freddo. Allora sempre invetabilmente ti chiedi: e se avesse vinto lui? Se quello che tutti più o meno velatamente non avete mai compreso e i cui atteggiamenti non sempre erano chiari e "normali" fosse l'unico che, senza preoccuparsi e sbattersi per mille questioni, ha capito tutto? Se lui avesse preso la strada diversa imbroccando quella giusta? Non aver mai dimostrato forte attaccamento alle persone, di qualunque sesso o con qualunque intenzione, non essere mai entrato nelle piccole liti che si sollevano quasi quotidianamente all'interno dei gruppi, non aver dato peso a tante piccole angherie delle quali è stato vittima. I torti, la maleducazione, di cui talvolta mi sono reso partecipe anche io. Ho sempre pensato che tutto gli scivolasse addosso, che nulla gli rimanesse attaccato alla pelle. Noi tutti a dannarci e prendercela per ogni inezia, lui che faceva uno slalom tra tutte le pietruzze che trovava per strada. Forse ha sempre guardato più avanti di noi, tutto qua. Se guardi avanti ti preoccupi di grandi ostacoli da sorpassare. Se te ne vai in giro mogio mogio ad autocommiserarti stai sempre a testa bassa e ti fermi ad ogni passo, ad ogni piccola buca. Ti fermi e perdi strada. Ieri con tutta la tranquillità che lo contraddistingue, mi dice: "Paolo, me ne vado via tre anni per lavoro".

Monday, January 09, 2006

Anno nuovo, vita in comode rate

Ho appena finito un giretto di ricognizione tra i bl0g amici (quelli che vedete qui a destra), e mi consolo constatando di non essere l'unico bloggettaro che se l'è presa comoda in queste feste. Diciamo che il tempo per sedersi e schiacciare i tasti è stato poco poco. Ma queste sono le solite scuse. Di vero c'è che mi sono proprio riposato, cercando di staccare dai vari casini incombenti nella vita "normale". Spero di avere tempo per parlare di tutte queste vacanze che, ahimè, se ne sono finite troppo in fretta. Ora devo mettermi di nuovo sotto, schicciato tra lavoro e tesi. A proposito, è meglio che mi dia una mossa a scrivere, perchè con tutta l'importanza che le ho dato, quasi quasi non mi ricordo manco più il titolo...
La notte di San Silvestro è stata davvero unica, particolare e insolita. Ho brindato all'anno nuovo in accappatoio con persone vestite in smoking sedute accanto a me. Ho visto fachiri e mangiafuoco. Mi sono goduto i fuochi d'artificio e qualche botto l'ho fatto pure io nella vasca termale con qualche poderoso e sonoro peto. Sono uscito all'aperto in costume, con 2 gradi fuori dall'acqua e più o meno 35 dentro, con il corpo quasi completamente immerso ad eccezione della testa su cui batteva un'insistente pioggia. Mi rilasso ancora adesso solo a pensarci.
E poi foto, tante foto. Che ovviamente non ho ancora avuto tempo di mettere sul photoalbum. Le vacanze mi hanno soddisfatto, in poche parole. I particolari spero di poterveli raccontare. A tutti, uomini freddolosi che conoscono le sorti del mondo e retorici giacobini intenzionati a raddrizzarle. C'è anche l'Uomo Fogna, entrato prepotentemente a far parte dei miei incubi peggiori. Mi sfrego le mani, intanto riabbasso la testa e con l'angolo della bocca sporco di caffè me ne torno a lavorare. Buon inizio d'anno a tutti.