Saturday, January 27, 2007

Tu guarda quei sedentari dei cugini di campagna

Certa gente non ce la fa proprio. A questo profetico assunto, a questo postulato ci sono arrivato a 26 anni e mezzo. Ne ho viste tante di stranezze, di molto ne sono stato anche complice, ma riesco ancora a sconvolgermi. Volete farlo anche voi? Basta un pizzico di spirito di osservazione.
Allora, premetto che sono uno a cui in quello che fa piace confrontarsi con se stesso ancor prima che con gli altri. Questa tendenza am misurarsi sulla base dei propri risultati implica inevitabilmente una punto di partenza del confronto che coincida con quello finale raggiunto in precedenza.
Ok, ragionamento contorto. Proviamo così: la fotografia. Faccio le foto. Alcune mi piacciono, altre meno. Talune le vorrei incorniciare in giro per il mondo, altre le cestino non appena le scarico sul computer o vedo i provini. Come fare per migliorarsi e avere un valido confronto? Mi diverto a fare le foto negli stessi punti in cui le avevo fatte tempo prima. E il nuovo scatto mi piace più del precedente, beh... allora sono migliorato! Semplice, no?!
Ok, questa premessa non c'entrava un fico con quello che sto per dire. O meglio, era un aggancio, perchè se non avessi avuto l'abitudine di scattare due volte nello stesso posrto a distanza di tempo non mi sarei accorto di una cosa...
Partiamo da una mia foto che sicuramente avete visto spesso, perchè si trova tra quelle che a rotazione appaiono nella mia home page, www.paolametro.it. La foto è questa.

Cliccateci sopra, igranditela, e guardatela attentamente. E' stata scattata l'8 novembre 2005, ovvero più di un anno fa, durante una mia scappata a Finale Ligure. Vi piace? Bene, ma non è per questo che l'ho postata.
Ora ricordate che ho avuto dei casini col passaporto, prima di partire per il Brasile? Ecco, sono dovuto andare a ritirarlo proprio a Finale Ligure, visto che ho la residenza là. Esattamente tre giorni prima di partire per l'America Latina sono andato in Comune a ritirarlo. E, come vi avevo detto, ho provato a rifare la stessa foto... Eccola
Niente di strano? Beh, ovviamente non l'ho postata per avere un vostro parere sui due scatti. Come vedete è stata fatta nello stesso punto dell'altra, però il 10 novembre 2006 cioè un anno e due giorni dopo.
NON E' PAZZESCO!?!??! MA COME E' POSSIBILE?!?!??!
Come, non vi siete accorti di nulla?!?! Con l'aiuto del fido Photoshop mettiamo le due foto vicine


Ok, ora tocca a qualcuno di voi aiutarmi a scoprire cosa c°*|o ci faceva quel clone dei cugini di campagna seduto nello stesso punto, dopo un anno!??!

un dubbio mi folgora:
si era addormentato? e nessuno se n'era accorto. Io avrei potuto destarlo...

Friday, January 26, 2007

Tanti auguri, favone!

Tanti auguri sinceri al mio amico Davide, universalmente noto come Fava (non per gli attributi), instancabile cavia dei miei esperimenti fotografici più destabilizzanti. Di lui spiccano le interpretazioni del "Padrino" in quel di Siena, la brillante impersonificazione dell'uomo delle nuvole, e "lo sguardo indiscreto" alla Festa di Borgo Rovereto, che a tributo riporto qui di seguito.
Onore a te, favaragione! Ancora due anni e ci mettiamo un bel 3, lì davanti...

Wednesday, January 24, 2007

R.K.

Qualche giornale e telegiornale lo ha definito un mezzo antropologo, altri un semplice reporter di guerra. Che ha saputo placare la megalomania che facilmente si impossessa di un uomo quando scrive la Storia.
Ieri sera a Varsavia è morto Ryszard Kapuscinski. Molti non conoscono neppure il suo nome, e sarebbe stato anche per me se qualche anno fa non mi fosse capitato davanti un suo libro mentre facevo la coda alla libreria dell'università. Ricordo tutta la scena, perfettamente: addocchiai la copertina sgargiante, lessi poche righe e lo presi senza tentennamenti. Con furtività lo posi sulla pila dei libri da pagare. La copertina fucsia e il titolo - "La prima guerra del football" - non lasciavano trasparire il contenuto, ma una volta letta la quarta di copertina mi sono lasciato catturare. E così ho continuato a fare per tutti gli altri suoi libri. Quel primo reportage parlava delle "guerre dei poveri": a partire dai conflitti civili degli anni Cinquanta in Africa fino a quella del 1969 tra Honduras e San Salvador, scaturita appunto durante una partita di pallone che esacerbò tensioni antiche.
Kapuscinski era uno di quei reporter di guerra - ma non solo - che sapeva leggere la realtà senza filtri. Non con la semplice oggettività che dovrebbe caratterizzare ogni giornalista, ma calandosi nei fatti che descriveva, vivendoli dall'interno.
Della sua vita, particolarmente dura e "da fuggitivo", si parlerà molto su giornali e sulle tv. A me piace riportare uno stralcio che ho letto su corriere.it:
Bagdad 2003, tavolo all'Hotel Palestine, poco dopo l'abbattimento della statua di Saddam Hussein. Gli inviati di tutti i giornali e di tutte le televisioni del mondo raccontano quel che possono della loro giornata di lavoro. Molti esagerano. La maggioranza gonfia il petto. Essere così vicini alla Storia dà la vertigine anche ai più pacati. Poi qualcuno se ne esce con una domanda fuori tema: «Cosa avrebbe fatto Ryszard Kapuscinski in un'occasione del genere?». Il gruppo tace. I tromboni abbassano la testa. E una ragazza polacca che per l'intera serata era stata zitta in apparente adorazione dei colleghi più scafati risponde: «Non sarebbe qui in albergo con noi. Lui sarebbe dall'altra parte, in qualche casa di iracheni, in qualche locanda malfamata».

Il modo di raccontare i fatti era veloce e senza fronzoli, libero dalla retorica che troppo spesso la cronaca si porta addosso. Lui scriveva quello che vedeva, senza rimanere nella sua comera d'albergo al riparo dai colpi di fucile che venivano sparati di fuori.

Monday, January 22, 2007

Il danno è fatto

Trovato. Mancavano solo due negozi di giocattoli, ma il penultimo non mi ha deluso. Stavo già per fare un'offerta e acquistarne uno su ebay, ma alla magica Pacto sperso in qualche scaffale polveroso, avevano ancora un cubo di Rubik. Sicuramente un fondo di magazzino, per via dell'odore e del sonoro "Carck" che ha fatto lamentandosi appena l'ho preso in mano e ho provato ad armeggiarci per prendere confidenza.




Almeno ho scoperto che non ha le mitiche etichette adesive con cui da piccolo gli amici più stupidi facevano a gara a staccare e riattaccare per dire di essere riusciti a risolverlo. Me lo sono goduto pochi minuti. Forse adesso già li rimpiango. Il cubo è smontato. In teoria la mia sfida sarebbe finita qua: i giochi "di una volta" esistono ancora. Però adesso vuoi mettere la sfida di rimetterlo a posto?!

Catena letteraria

Questa mattina ho raccolto l'invito di sarafava per prendere parte ad un'insolita catena. Di solito le odio, ma questa mi ha incuriosito. Quindi la ripropongo, sperando in questo modo che i tre a cui ho passato la parola rispondano al mio appello.

Si tratta di sfogliare il libro più vicino a voi fino alla pagina 123. Da questa giungere sino alla sesta, settima ed ottava riga per poi riportarne il testo sul vostro blog. I partecipanti dovranno poi nominare tre persone che proseguiranno il gioco.

PROVIAMOCI!

Scartato il giornale di questa mattina, vuoi perchè non è un libro, vuoi perchè non ha abbastanza pagine, il libro più vicino è "L'opera al nero", di Marguerite Yourcenar, che a pagina 123 recita:

... MA NO! su quella pagina c'è il titolo di un nuovo capitolo!!! Uffa, che sfiga...
Vabbè, prendo il libro sotto,

"Il paradiso degli orchi", di Pennac:
"Da Lehmann, la cliente sta urlando. Un deodorante spray le è scoppiato come una bomba nella delicata manina che ha assunto le proporzioni di un guanto da boxe".

Passo la parola al Fava, a Ugo Fusco e a Marco Triches....

Sunday, January 21, 2007

Tempere, gradienti e acquerelli

Che c'è di meglio di un po' di malsano editing fotografico anarco-insurrezionalista per risistemare le cose? Vista la giornata nervosa mi sono sfogato un po' sui colori. Una pennellata più dolce e un'altra devastante. Visto che le foto del 180° Officine Marcovaldo avevano già di loro dei colori invitanti, mi sono divertito con qualche scatto.
Le trovate nel photoalbum, sezione Days Go By.

Splash

Ci sono giornate come questa in cui non vorresti aprire nessuna porta. Non vorresti parlare con nessuno, nè tantomeno vedere gente. Tanto tutto andrebbe storto e la tua negatività pervaderebbe l'ambiente circostante in pochi secondi. Mi chiedo se non nasca tutto da me - se io, cioè, mi do la zappa sui piedi e vedo tutto nero - oppure se esistano davvero quelle giornate in cui dovresti rimanertene sotto le coperte del letto.
Sono elettrico, non riesco ad intrattenere alcun discorso senza cadere nella depressione oppure senza arrabbiarmi e sbottare contro chi mi sta davanti. Se mi è concesso di farlo.
L'insoddisfazione di non riuscire a cavare un ragno dal buco, di sentirsi il fiato sul collo da una qualche presenza e voce che ti ricorda che hai finito l'università da due mesi, che l'hai finita con un buon anno di ritardo, che te la sei sempre goduta, anche quando hai fatto un mese in Brasile e un mese in Irlanda, che hai lavorato, sì, ma sempre senza nessuna prospettiva. Questa voce non è dei genitori, non è dei famigliari, non è di qualcuno che mi riporta coi piedi sulla terra. Quella voce è la mia.
Cosa sto facendo? Cosa voglio della mia vita? Quando smetterò di riempirmi la bocca di inutili progetti e sogni, e comincerò a rendermi conto che tra le mani non ho nulla?
Vorrei chiudermi in una stanza buia tutto il giorno, sperando che domani spunti il sole. Ma sarò io a doverlo portare.

Friday, January 19, 2007

Apologia dell'improduttività

Si è capito che questa mattina non ho proprio voglia di fare nulla? Ho appena cambiato la mia foto personale. Questa mi da decisamente più un tono, sempre in linea col il mini-box messo prima. Diciamo che la colonna di destra mi da un tono, mi lusinga.

Proseguono incessantemente le ricerche del cubo

Qualche buonanima si è anche spesa per farmi sapere che a casa, in qualche angolo remoto, possiede ancora il cubo di Rubik che gli regalarono quando era piccolo. Grazie, ma non era questo a cui volevo arrivare. Però almeno magari vi ho fatto tornare in mente quel cubo colorato, e ci avete pure fatto ancora due mosse.
Ieri ho chiamato tre negozi in città e nisba, nessuno aveva il Cubo. Peccato. La mia inarresatbile dipendenza da internet mi ha portato a fare un ricerchina su ebay, ed ecco che subito è apparso, anche a prezzi decenti. Ma non ci siamo, così sarebbe troppo facile. Voglio vedere se un negozio ce l'ha, sopratutto per sapere da quanto tempo è lì a prendere polvere. Penso che quando lo venderanno apriranno una delle loro bottiglie migliori...

Le foto, come promesso sono su. Caspita, era un sacco che non aggiornavo l'album. Ora sotto la sezione Day Go By trovate un paio di viaggetti che mi sono fatto a settembre (Budapest) e la breve vacanze in montagna di capodanno. Gustatevele, e se ci scappa un commento farte pure! Vi sento particolarmente taciturni in questo inizio d'annata.
Poi ho anche aggiunto un link al blog delle Muffin Women e un simpatico ammennicolo sulla colonna di destra, l'"analizzatore del nome ancestrale del blog". Visto che il nome fa figo e mi da un tono ho deciso di tenerlo.

Saluti. Io continuo la mia ricerca...

Thursday, January 18, 2007

6 facce dal 1974

Ecco fatto, ho già trovato il primo proposito per il nuovo anno. Niente pace nel mondo, niente cadute di governo e neppure un viaggio nei deserti più assolati. Voglio vedere se, anche nel piccolo, il mondo è cambiato così tanto. In pochi anni gli apocalittici si sonoo divertiti nel dire che la storia si sta evolvendo in modo pazzesco, con rapide accelerazioni che cancellano ciò che c'era prima. I vecchi fanno all'amore grazie a una piccola pillola blu, di matrimoni ce ne sono sempre di meno e durano troppo poco. Per non parlare dei giovani e dei bambini. Il loro mondo sembra nato ieri: usanze, modi di svago, interessi, "ai miei tempi era diverso". La frase standard del vecchietto ora sembra un disco incantato, ancor più di quanto non lo fosse qualche anno fa.
Allora mi dedico a vedere se è vero. Ieri sera, prima di addormentarmi - ah, ho scoperto che è uno dei momenti in cui penso di più - mi è tornato alla mente uno dei simboli della mia infanzia, ciò che forse ha concorso di più alla mia devianza psichica. Il Cubo di Rubik. Chi non se lo ricorda? 6 facce colorate con 6 colori diversi, ciascuna con 9 cubetti girevoli. E tu che diventi scemo per metterlo a posto. Io non ci sono mai riuscito, ovvio. Però si vede che mi è rimasto il pallino se, vedendolo in tv in una rapida scena di un film, mi è venuta voglia di riprovarci. Devo avere ancora l'amaro in bocca, visto che penso di essere stato uno dei tre mentecatti in tutta Italia che si è comprato tutta la collezione delle 52 uscite settimanali di "Giochi di Ingegno", quelle robe del tipo "La mia casa delle bambole" e "Il mio orologio a pendolo", un numero spropositato di uscite (la prima rigorosamente a 90 centesimi) che alla fine ti lasciano perplesso. Perchè l'ho fatto?

La mia missione è trovare un Cubo di Rubik. Che i tempi siano cambiati così tanto che i negozi di giocattoli della mia città non ne abbiano più uno? Solo playstation e orrendi mostri mutaforme?

Tuesday, January 16, 2007

Per quanto possa essere alta la mia voce

Ormai giustizia sta per essere fatta. Una giustizia che spero almeno per una volta possa essere "senza se e senza ma". Sulla strage di Erba sta per scendere il velo dell'anonimato, in attesa del primo trafiletto sui giornali che parli dell'inizio del processo, e di uno ancora più piccolo che ne segni definitivamente la fine.
Ho seguito con interesse la vicenda. Sono ancora incredulo, vendendo le immagini girate prima della scoperta degli assassini, su come due persone all'apparenza normali possano aver compiuto un gesto del genere. Marito e moglie con "una faccia comune".
Ma tutti, nessuno escluso, abbiamo pensato almeno una volta che un padre ex detenuto, con precedenti penali, per giunta extracomunitario, potesse aver ammazzato la sua famiglia. Io l'ho fatto, io ho creduto che potesse essere stato lui. Non si tratta di ipocrisia, ma del primo sentimento naturale, un'opinione pubblica, secondo cui due cinquantenni vicini di casa sono più buoni di un ex spacciatore. Ma così non è stato. Questa volta l'extracomunitario era dalla parte dei buoni.
Io chiedo scusa a questa persona, chiedo scusa ad uno di quegli uomini che per via di molti altri suoi compatrioti è stato bollato fin dall'inizio della storia. L'ho faccio a differenza di molti altri, parlamentari inclusi. L'ho faccio a differenza di chi tira in ballo cifre e statistiche per trincerarsi dietro al fatto che la maggioranza dei reati italiani è compiuta da extracomunitario.

"Per noi uomini è più facile giudicare che conoscere". Questa frase l'ha detta Azouz Marzouk, il padra, il marito, pochi minuti fa. E mi viene la nausea a pensare che sia proprio uno che si è visto ammazzare la propria famiglia ad averla detta.
Sarà forse una goccia in mezzo al mare, sarà uno dei pochi tunisini onesti (o che lo sono diventati) in Italia, ma da cittadino italiano mi sento di abbassare la testa e chiedergli scusa.

Sunday, January 07, 2007

Clementoni: imparare giocando

Oggi sul giornale è apparsa anche la mia prima foto. Quando mai potevo immaginare una cosa simile? L'anno scorso me ne stavo in una redazione il cui telegiornale era a malapena visto da parenti e amici. Quando lo guardavano. Passavo giornate a chiedermi se quello era davvero ciò che avevo sempre sognato, se quello era il giornalismo. Oggi mi ritrovo a scrivere per il quotidiano più letto della mia regione e uno dei più letti in Italia. Questa cosa mi sta mettendo a dura prova, mi sta facando capire che a breve dovrò realizzare qual è davvero la mia strada. Per ora me la godo, e vado in giro mostrando fiero un blocco note con un logo inciso sopra. Come quando una cinquantina di anni fa i signori che se lo potevano permettere sfoggiavano il loro giornale, arrotolato nella tasca della giacca, a far capire a chi li stava intorno di quale levatura poteva essere. Gioco. Ma non è giocando che si imparano le cose più importanti? Non è giocando che la vita scorre via nel migliore dei modi, nella maniera più piacevole?


Amici miei, preparatevi ad essere investiti da un'ondata di foto come non l'avete mai vista. Mi preparo a veder schizzare le visite sul sito a livelli mondiali. Datemi tempo questa settimana, e potrete nuovamente farvi un giro sul photoalbum senza dover rovistare tra cataste di foto impolverate e sgualcite.