Monday, October 31, 2005

Chiuso per infantilismo

Si riapre mercoledì, amici tutti. Domani, anzi tra cinque ore, parto finalmente per Eurodisney, in compagnia, come avrete già letto nei post precedenti, di Sandy e Marty. Ho già messo le mie cose nel trolley e l'ho già dato a Sandy, visto che abbiamo saggiamente deciso di portare una sola valigia per tutti e due. Lascerò a casa la D70, portandomi dietro solo la compattina Canon, che sperò non mi deluderà. Perchè la lascio a casa, mi chiedo? Boh, sono davvero tentato a portarla, ma non posso girare per il parco con gli obiettivi e tutto il resto per diversi motivi, quindi per partire con un'attrezzatura monca preferisco non farlo e girare con qualcosa che potrò sempre tirare fuori all'occorrenza e con velocità. E poi, la pioggia. E poi lo zaino che non c'è. E poi ho dimenticato in macchina di mio fratello il tappo copriobiettivo e il filtro per proteggere la lente. Beh, troppe ragioni, come vedete. La mia amata se ne starà a casa a risposare.
Spero non vi sentirete soli in questi tre giorni, senza la vostra quotidiana sbirciatina al mio muro nero. Io sentirò la vostra mancanza. Un saluto.

Sunday, October 30, 2005

Di servizio

... Intanto continuo a postare, giorno per giorno, qualche nuova foto e qualche vecchio scatto su cui ho messo le mani col fido Photoshop. In attesa di trovare un buon metodo che mi permetta di dare risalto ai nuvi file inseriti, senza relegarli in fondo alla lista delle foto in ogni categoria. Se qualche guru dell'informatica mi sapesse illuminare, io mi piegherei alla sua onniscenza, certo! Quella qui sotto è una delle centinaia di croci che abbellivano il cimitero di Glendalough, a sud di Dublino. Lì molti dei fiori, appoggiati per terra, erano spenti e avvizziti.

Le palle più grosse

Domani si parte alla volta di Eurodisney, Parigi. Per festeggiare Halloween, ma anche e soprattutto perchè è il regalo che io e Sandy ci siamo fatti a vicenda per festeggiare i nostri due anni insieme! Tre giorni e due notti immersi nelle favole della Disney, tra pupazzi giganti e colori pastello, bambini che ridono e genitori che spendono. Si poteva essere più entusiasti, se l’idea di andare con Marty e il Fava fosse andata in porto, se una volta tanto le cose fossero andate come si era preventivato. Invece niente, a causa di impegni – meglio dire obblighi – lavorativi, il buon Davide sarebbe stato costretto a tornare a casa un giorno prima, ma no ha trovato nessuna offerta che facesse al caso suo. Ovvio, non ha trovato nessuna offerta che non comprendesse l’esborso di qualche centinaio di euro in più di quello che già aveva sborsato. Un breve ma intenso attimo di riflessione va alla Ryanair, che ha saggiamente predisposto un numero di telefono – non gratuito, ovviamente – al quale si può telefonare per modificare il proprio volo. Si, peccato che si possa fare solo da lunedì al venerdì. Senza parole. Sono gli svantaggi delle compagnie low cost. Ma si va dalla padella alla brace, se si pensa che per un viaggio di sola andata per Parigi, per avere dei servizi decenti, la tariffa media di una compagnia comune, Alitalia o simili, si aggira intorno ai duecento euro abbondanti. Noi ne abbiamo spesi meno di venti, e qualche disservizio dovevamo aspettarcelo.
Ieri e oggi ho assistito al consueto brulicare causato dall’imminenza della festività in ricordo dei defunti. L’appuntamento annuale non si smentisce mai, e propone con precisione svizzera orde di parenti, amici e colleghi che affannosamente cercano di dare decoro e colore a tombe lasciate per un anno intero al loro destino. Oggi, nel mio giro immancabile “per cimiteri”, per portare un saluto ai defunti assieme ai miei famigliari, mi sono stupito di quanto possa essere affascinante anche un luogo solitamente spento e grigio come il cimitero. I profumi più inebrianti e i colori più accesi riempivano l’aria, e ancor di più quando ci siamo diretti verso la campagna, dove una sottile nebbia riempiva i prati e si faceva spazio tra le lapidi e i lumini.
Se solo i cari si ricordassero più spesso di chi non è più con loro. E se con questa coscienza avessero più rispetto per chi riposa in pace. Invece no. Ecco vecchie signore imbellettate che si tirano occhiatacce per accaparrarsi la scala più vicina o l’innaffiatoio più capiente e pulito per far mostra dei crisantemi più grossi che il fioraio aveva in negozio. Non mancano anche i paragoni altezzosi fatti con il “vicino di tomba” che, poverino, ha due miseri petali ad abbellire la sua lapide, e neppure lo sguardo invidioso di chi si ripromettere, per il prossimo anno, di raccattare crisantemi geneticamente modificati dal diametro più grosso dell’intero cimitero. Isterismi e depressioni del consumismo moderno o più semplicemente l’ultimo ritrovato per tentare di dimostrare gli agi delle famiglie più abbienti, che credono che un po’ di colore su una tomba sia come sfoggiare l’automobile appena acquistata?
Speriamo che Winnie the Pooh e Pluto mi levino un po’ di questo amaro che mi è rimasto in bocca da questo teatrino allestito in fretta e furia per ben figurare. Per disilludersi basta solo essere un po’ più ingenui. Un po’ più bambini?

Thursday, October 27, 2005

The day before

Questa foto l'ho scatta la sera prima di partire, dal balcone di casa mia. Perchè mai la posto? Beh, stavo ragionando sulle emozioni che mi ha datovedere paesaggi e costumi così diversi da quelli cui ero abituato. Ma a volte basta strofinarsi gli occhi e guardare le cose con un piglio più disincantato. In questo modo anche le scene più comuni e ripetitive assomigliano a nuove albe - o, perchè no?, tramonti - con contorni e ombre ai visti prima.
Un appunto: queste foto, come tutte le altre, possono essere aperte e visionate ad una qualità e grandezza maggiore, solo cliccandoci sopra una volta con il vostro topo elettronico. Poi, se vi piacessero proprio così tanto, i miei scatti preferiti li metto sul photoalbum, raggiungibile attraverso il link nella colonna di destra, su questa pagina. Purtroppo devo ancora escogitare un buon metodo per dare risalto alle foto appena inserite nell'album, altrimenti come si fa a sapere quando sono stati aggiunti nuovi elementi senza doversi girare ogni volta tutto? Mah. Comunque i consigli sono sempre gli ospiti migliori...

My paradise

Per chi fosse attanagliato dalla pressante curiosità per sapere come sia finita la mia avvetura in quel di Cossato, eccolo accontentato.
Parto con un buon margine d'anticipo, conscio delle insidie che nascondono quelle strade tutte uguali. E in fatti, mi rendo conto che se tutte le strade portano a Roma, mannaggia se ce ne fosse una che mi porta a Cossato. Dei cinquanta minuti e altrettanti chilometri segnalati dalla mia cartina scaricata da internet neanche l'ombra. Dopo un'ora e mezza e quasi cento chilometri arrivo a casa di Matteo, un ragazzo apparentemente della mia età, che mi porta in uno scantinato. I miei timori su un imminente asporto dei principali organi vitali viene fugato quando vedo la strumentazione sugli scaffali, la sala artigianale di un ragazzo appassionato di musica elettronica a cui piace smanettare come un matto su computer e sintetizzatori.
Dopo un veloce ripasso delle linee melodiche del pezzo, mi infilo nella mini sala di registrazione insonorizzata, mi metto le cuffie su un orecchio e con la base che mi passa in testa martellandomi i timpani mi impegno al massimo per rendere il più possibile appetibile il pezzo. Devo essere sincero, non era affatto male. Non che me ne intenda di musica dance, ma non faceva orrore come molta roba che circola in radio negli ultimi tempi.
Pensavo di metterci molto di più, a dire il vero. Mi vedevo alle dieci di sera ancora lì, con la voce rotta, a cantare a più non posso. Invece dopo qualche "take" per ogni parte del brano, Matteo mi ha congedato, apparentemente soddisfatto del lavoro svolto. Ora tutto il materiale è in mano a lui.
Ovviamente si è anche parlato dei diritti SIAE per il pezzo, ma d tutto questo dovrò parlare direttamente con Mauro una di queste sere, magari davanti ad una buona birra.
Oggi è stata una giornata nella norma. Certo non la stesa normalità di qualche settimana fa, ovvio. Ma per fortuna e per il mio cuore mi sto lentamente abituando a svegliarmi con la nebbia e il grigio della città. Un bel confronto con i paesaggi nei dintroni di Galway, che stavo mettendo a posto qualche minuto fa. Qui era il 2 ottobre scorso.
Oggi volevo uscire a caccia di foto autunnali, con quei colori caldi e sporchi di terra che mi piacciono tanto, ma la nebbia è troppa per tirare fuori qualcosa di buono, quindi rimando a data da definire. Sperando che l'inverno non mi assalga di colpo come ha fatto l'anno scorso.
Per fortuna questa sera si va a Torino. Una serata in memoria dell'anno scorso, ricordando mesi molto felici in compagnia di Fava, Luca, Pier, Ugo & Co. Questa volta ci sarà anche Roby, così almeno mi divertirò una sera anche con lei, che se ne sta sempre in Ale sommersa dai suoi mille impegni lavorativi, scolastici e ricreativi.

Tuesday, October 25, 2005

Giochiamo alla prostituzione

Dopo essermi cortato il pelo, questa mattina, con due chiacchere scambiate col sempre piacevole Marco delle Muse, mi appresto a muovermi verso Calosso, piccolo e sperduto paese nell'entroterra del monferrato astigiano. Con una mappa fresca fresca, appena uscita dalla stampante inkjet che riposa sul mio tavolo, alle tre mi muovo per andare finalmente a registare quel famoso brano che mi era stato proposto prima della partenza per Dubino. Sinceramente, non so cosa aspettarmi. D'altronde i miei dubbi li avevo già espressi nel post di settembre "Le puttane musicali". Inoltre, detto proprio senza timori, spero di tirar fuori due soldi da questa mia performance, visto che intraprendere la carriera di cantante dance sinceramente non è la mia massima aspirazione. Boh, come sempre si vedrà solo quando arriverò a Calosso. Ma poi, proprio in culo al mondo doveva abitare questo fantomatico Matteo?!
Se nei prossimi giorni non vedete più nessun post sul blog, vuol dire che mi hanno asportato qualche organo necessario a mantenermi in vita.
Intanto però dopo qualche giorno di meritato riposo, oggi mi porto dietro la macchina foto. Ci sono dei colori molto autunnali, e chissà che da quelle parti non trovi qualche posticino interessante da fotografare.
Nel frattempo, sto sempre aspettando la telefonata che mi dirà se ho un lavoro oppure no. E leggo centinaia di pagine per trovare un buon argomento per la tesi. Che qualcuno mi aiuti!

Monday, October 24, 2005

Un pessimo inizio

Due partite, due sconfitte. La mia stagione di calcio a sette nella porta della San Paolo Invest non poteva inziare in modo peggiore. Sarà che gli avversari della serie A sono più ostici, ma la promozione nella clase regina certo non ci ha dato grandi spazi nè soddisfazioni. La prima partita, in cui io non ho giocato causa assenza giustificata in terra d'Irlanda, ci ha visti sconfitti e ha bagnato l'esordio nel peggiore dei modi. Sfortuna o incapacità cronica? Beh, per quanto riguarda me, sopratutto quest'anno sento l'inesperienza calcistica giocare un ruolo fondamentale. Ancor più difficile è imparare a giocare contro avversari che hanno sempre militato in qualche squadra della zona. Nessuna scusante, certo. Mi rimbocco le maniche e cerco di dare il meglio del meglio, più di quanto posso. Il primo gol di stasera però è stata una papera micidiale, degna di Mai dire Gol.
Ad arricchire la sacca delle delusioni, ci si sono anche messi due infortuni. Sheva e Michele si sono scontrati con due giocatori avversari e hanno avuto la peggio. Speriamo davvero in bene, visto che entrambi sono molto dotati e sul campo danno del filo da torcere a persone col doppio della loro esperienza sui campi da gioco. La cosa più grave è che giocano in qualche squadra, per cui il loro mister non sarà moto felice di vederli azzoppati.
Un grande fischio e un meno in pagella ai giocatori della squadra avversaria. Non sono così infantile da prendermela con chi mi batte a calcio, visto che ieri sera siamo stati battuti ma negli spogliatoi abbiamo scambiato quattro chiacchere coi vincitori. Quelli di stasera erano proprio votati al fallo sistematico, alla gamba tesa e all'intervento in ritardo sulla gamba. E' brutto e fastidioso vedersi sgusciare tra le gambe talenti che hanno la metà dei tuoi anni. Tu te ne giochi al Uispic, a provinciale campionato di calcio a sette, e rompi delle gambe alla gente. Loro invece a diciotto anni sono pagati per giocare a calcio. Certa gente va proprio a braccetto con l'invidia.

San Paolo Investment, Stagione 2004/2005 - Promossa in Premier League

Friday, October 21, 2005

Riflessi(oni)

Stavo rileggendo le mie idee di prima. Ma quanto senso portano con sè le foto? Questa mattina mi passavano tra le mani tutti i momenti cosiddetti importanti della mia infanzia e io potevo vedere, toccare con mano, ricordare i profumi e i colori di quei giorni.
E' tutto coperto da un velo patinato da cui ogni cosa appare sbiadita e lontana, ma quelle foto mi danno l'ooportunità di mettermi davanti ad uno specchio, girare la manopola del tempo e, dopo aver premuto il bottone rosso, ritovarmi nel bel mezzo della mia infanzia. O magari nel 1976, quando i miei genitori avevano appena avuto il loro primo figlio e stavano ancora mettendo a posto la nuova casa comprata due anni prima.
Quante incredibili emozioni posso sentire toccando un semplice pezzo di carta chimica. Ho appena girato di nuovo la manopola. Sul display appare la scritta "Febbraio 1984". Click.

Nuovi naviganti e tanto grigio in via di schiarita

chats in temple bar pubChe bello avere nuovi amici di blog. E quanto è strano anche quanto siano infinite le vie del web… Chissà come ha fatto Ricky ad arrivare al mio blog. Mah! Mentre mi avvio ad iniziare il mio primo weekend italiano, sinceramente poco entusiasticamente, guardo fuori dalla finestra e saluto il tempo tristemente grigio e i colori slavati dell’autunno. Certo mi affascina più delle persone che ci nuotano dentro.
Questa mattina mi sono messo a guardare le foto di famiglia con mia madre. Che bei momenti che mi ha fatto tornare in mentre, quando il mondo era ancora così sconsideratamente incomprensibile e le mie uniche preoccupazioni erano quelle di completare l’anno scolastico nel migliore dei modi.
Oggi è un altro di quei giorni in cui avrei preferito non alzarmi dal letto, evitare di dover fronteggiare sempre nuovi casini. Ma poi, cosa mi lamento a fare? Di gente davvero nella cacca ce n’è fin troppa, quindi non c’è ragione perchè io mi lamenti per un sassolino nella scarpa. Certo stare chiuso in casa non aiuta. Come scusante c’è sicuramente la voglia nulla di vedere persone che mi hanno deluso così tanto la settimana scorsa, il giorno del mio rientro in Italia. Ma non devo pensarci. Anzi, devo pensarci ed imparare a rispondere alla gente che prendere a schiaffi l’umore, restituendo colpi altrettanto ben assestati.
Tanti auguri Marty! Oggi compi 22 anni. Proprio ieri sera pensavo: guarda che gli anni li regalano proprio a tutti, eh? Ma come mai hai fatto così presto ad arrivare a 22? Mi sa che mi sono perso qualcosa. Ci vorrebbe un patentino, tipo quello per i motorini. Ah no, quello non ha avuto molto successo, qui da noi. Ok, allora come quello nautico. No, anche quello lo puoi comprare con una bella bustarella. Vabbè, avete capito. A parte questo, spero proprio che tu ti possa godere anche quest’anno che, anche se con le solite ingombranti e pungenti faccende, sono sicuro ti saprà regalare molte sorprese. La prima, tra una settimana si va a Disneyland! Costumi alla mano!
Ora mi preparo e mi vado a fare un bel giretto per il centro. Se ci scappa e le mie accompagnatrici non si alterano, mi porto pure la macchina fotografica dietro per un po’ di sano street alessandrino.
Ecco, la giornata inizia già a farsi meno grigia. Basta tirare su la testa e volerlo. Una canzone aci casca a fagiolo.

“Non stare lì con le mani in mano come uno che ha perduto, come un uomo che ha finito. Sento tanta nostaligia per la fantasia che c’era in te”

Wednesday, October 19, 2005

L'obiettività

Con una magistrale solerzia lo studio fotografico mi ha già consegnato le foto per il concorso. Ogni lettore ora si aspetterebbe una critica. Beh, sinceramente, ma proprio sinceramente non so che dire. Mi rendo sempre più conto che non so valutare il mio lavoro a priori, sia esso musicale, fotografico o artistico in genere.
Pochi minuti fa, aprendo la busta di cartone che conteneva le foto, non ho potuto fare altro che realizzare che, sì, quelle erano le mie. Non belle foto o brutte foto, scatti di un novellino o da un esperto. Erano le mie foto, e basta. Nel forum di fotografia che frequento non mi intimorisco nello storncare una posa che a parer mio non merita un soldo, ma con la stessa spontaneità ammetto che a certi livelli sarà dura arrivare anche tra parecchi anni.
Ma con le mie no. Sono le mie foto, e basta. Figuriamoci chiedere pareri ai miei famigliari o simili, lo scarrafone è sempre bellissimo a mamma sua. Perciò aspetterò soltanto l'insindacabile giudizio della giuria del concorso, a cui spero le mie foto piacciano quando al proprietario del laboratorio fotografico!
Vorrei postare le foto del concorso, ma non lo faccio per un motivo molto semplice e cioè perchè sul bando c'è scritto molto chiaramente che le foto devono essere assolutamente inedite. non è per altezzosità e tantomeno per scaramanzia, ma è che ai cavilli rovina-storie ci sono fin troppo abituato. Perchè rischiare, quindi? A dopo il concorso, allora! Aspetto qualche vostra tirata d'orecchi. Se nel frattempo volete visitare il mio photoalbum, i miei scatti sono lì in attesa di un giudizio.
Intanto ecco uno scatto un po' "dark" al quale ho lavorato subito prima di partire. Magari qualcuno dei miei amici lo riconosce pure, quel bel soggetto.



Foto e Nuovi links

Mamma mia che dura la vita quando non sai che fare! La mia foto ora svetta in cima alla pagina. Diciamo che non è la migliore delle espressioni che posso assumere, ma sta arrivando l'inverno e con lui la voglia di andare a sciare.
Ho aggiunto anche qualche collegamento ad alcuni blog amici... Se non sapete cosa fare e volete farvi due risate! C'è anche una valenciana!

Per fare un po' di colore

Mamma mia quanto è nero questo blog! Magari porta anche un po' sfiga...
Quindi, spazio al colore con l'ultima foto su cui ho messo le mani. Il luogo non merita certo presentazioni, ma il particolare fotografato sì. E' una pratica molto usuale in Irlanda quella di mettere dei piccoli mosaici all'ingresso dei negozi o delle case, così come da noi si mette lo zerbino e l'insipida scritta "benvenuti". Un altro stile, decisamente. Se non altro perchè l'umidità non si ferma sui mosaici, e non li fa puzzare come delle latrine nei giorni di pioggia. Questa bella immagine che vi ho appena descritto mi ricorda tanto quelle moquette negli ascensori. Una mia amica ne ho una bella spessa, tutta pelosa e molto puzzolente. Mamma mia, avete mai provato a stare chiusi in quelle camere a gas nei giorni di pioggia?! E' un'esperienza unica, da provare.

Tuesday, October 18, 2005

Uno ci prova...

Non penso che le cose accadano per caso, quindi cerco sempre di stare attento a tutti i “segni” che mi si presentano. Proprio nel giorno in cui mi decisi a prenotare la mia vacanza studio in Irlanda, più o meno un mese fa, ne ricevetti giusto uno. Come sempre all’agenzia di viaggio, il Cts, mi trovai qualche persona davanti, il che vuol dire che avrei dovuto aspettare. Quindi mi guardai intorno in cerca di qualcosa da leggere per far passare il tempo. Non accetto di leggermi le offerte delle destinazioni esotiche, quindi sulla mensola dei depliant e dei biglietti da visita mi cade l’occhio su un foglio con su scritto “In viaggio 2005”. “Beh – mi dico – io in viaggio ci sto per andare quindi vediamo di cosa si tratta”. Apro il depliant e trovo quello che altro non si può definire se non una clamorosa quanto piacevole sorpresa: “Concorso Nazionale di Fotografia in viaggio – edizione 2005”.
Adesso uno normale avrebbe detto: “questo l’hanno praticamente istituito per me, non può vincere nessun altro”. E infatti è così che mi accostai a questa nuova avventura. Dopo aver letto dettagliatamente scoprii anche che il tema era molto affascinante, la rappresentazione delle attività produttive all’estero. Certo non facile, ma anche molto stimolante e tale da richiedere un po’ di sano uso della testa prima di premere l’otturatore.
A Dublino ho pensato spesso di scattare con questo concorso e il suo tema in testa, ma non c’è stato verso. Ogni volta che pensavo di rappresentare una qualsiasi attività produttiva, mi veniva fuori la più banale delle foto. E così ho scattato e basta, ripromettendomi di dare un giudizio e di scegliere e foto una volta tornato a casa.
E così ho fatto. Oggi ho completato la scelta e la post produzione delle nove foto – cinque a colori e quattro in bianco e nero – che ho poi portato allo studio fotografico di fiducia per la stampa. Non sapendo se i colori andavano bene, giunto dal fotografo questo pomeriggio gli ho chiesto se poteva dare un’occhiata alla calibrazione dei colori sul suo monitor. Caspita, non ci pensavo mai più. E’ riapparso da una porticina col mio cd in mano e un sorriso che neanche mr. Durbans, lusingando il mio lavoro e facendomi intendere che tra quelle foto c’era sicuramente qualcosa di buono.
Non potete neanche immaginare quanto mi abbia reso felice sentirmi dire che ho capito la tecnica fotografica – almeno le basi – e che riesco a dire qualcosa con le mie foto! Ho imparato tutto da solo, senza nessun libro, solo con il sano e proficuo “smanettamento” che mi ha sì fatto fare tante cazzate, ma adesso mi ha dato anche la mia prima soddisfazione.
Posso dire che questo è il primo concorso al quale partecipo, visto che il contest al quale mi ero iscritto il mese scorso è stato un buco nell’acqua perché non ho consegnato nessuna foto a casa della mia indecisione e dei sentimenti di inferiorità che provavo al cospetto dei miei “sfidanti”. Essendo il primo, quindi, non spero più di tanto di vincere; tanto che ho letto dei premi per la prima volta oggi. Ma sul bando del concorso c’è anche scritto che in dicembre le foto migliori verranno esposte in una mostra. Quello sì che sarebbe un bel premio, che la gente vedesse i miei scatti. Proprio come succede sul mio photoalbum.
Niente mi potrebbe lusingare di più che sapere le mie foto stampate ed esposte in una mostra. Ma poi che problema c’è se non piacciono? Uno ci prova…

Sunday, October 16, 2005

'giorno

Ognuno ci mette il suo tempo a svegliarsi. La giornata, ad ogni modo, sarà lunga e gli appuntamenti già si accavallano nella testa, relegando gli attimi di riposo agli ultimi posti. Io sono in piedi, ma se non fosse per gli affetti più cari ancora mi starei chiedendo perché diavolo non ho continuato nel mio sogno ovattato.
L’arrivo in aeroporto è stato triste, per il saluto all’ultimo dei compagni dublinesi, Paolo, ma anche incredibilmente felice per l’incontro con Sandy, che mi è stata al collo per una ventina di secondi e mi ha fatto sentire a casa. Dopo una tipica pizza italiana in un locale del centro, Sandy mi ha però lasciato all’amarezza del ritorno e ai dubbi, ma anche alle contraddizioni. Il mio fisico, vuoi per la mancanza di ore di sonno vuoi per le troppe vecchie immagini che mi si sono riaffacciate davanti nel giro di poche ore e i dubbi che ne sono scaturiti, si è dato ad un paio d’ore di riposo. La sera ho potuto finalmente rivedere gli amici. Ma che difficile. Probabilmente il freddo alessandrino raffredda i cuori delle persone, o forse tanti altri risentimenti e invidie si celano nei cuori da quei passanti dai quali mi aspettavo almeno un abbraccio o una stretta di mano. Non faccio facili generalizzazioni, sia chiaro; ma vedo sento ancora troppo distintamente i “ciao” sbiasicati che mi sono stati messi in tasca. Nessuno è tenuto ad essere educato, d’altronde. Ne’ tanto meno un mio amico.
Dopo una cena tipica piemontese per festeggiare la laurea di un amico, quella sensazione di stanchezza mista a delusione è tornata prepotentemente alla ribalta, e se non fosse stato per Sandy e per i sorrisi che mi regalava ad ogni sguardo, non so se sarei stato capace di nascondere la mia amarezza.
Ho iniziato a mettere a posto le foto. Mi sembrano ricordi tanto lontani, persone tanto sorridenti che ti accoglievano con un’empatia fuori dal comune. Ma non si può ancora dire, il risveglio è sempre ingannevole. Per ora inizio ad aprire gli occhi, mettendomi su i miei occhiali migliori e cerco di osservare e misurare più cose possibili. Chissà che non stia ancora dormendo.

Friday, October 14, 2005

Sorry, but...

Si mi dispiace davvero, ma come si dice in questi casi avevo troppe cose da fare, e poi i regali da comprare, e poi il tacchino nel forno che si bruciava...
Beh, la mia latitanza è giustifica quanto meno dal fatto che non ho più il pc portatile a casa, e quindi i miei momenti blog si sono drasticamente ridotti. Come d'altronde anche la pubblicazione delle foto.
Le giornato si sono davvero ristrette all'infinito e sono già all'ultima. Nottate nei locali, litri e litri di guinness mi hanno tenuto egregiamente al caldo, non temete. Le storrie come sempre sarebbero tante, ma il tempo è quello che è e oggi mi tocca pure fare la valigia, il mio più grande terrore.
Un saluto a tutti coloro che hanno letto delle mie avventure su questo diario. Rimanete collegati, anche dall'Italia le storie sono sempre assicurate e ci sarà sempre qualcosa da misurare. D'altronde io sono qui per questo, no?
Certo, l'erba non sarà così verde. La guinness non sarà così buona, la gente non mi saluterà per strada, nè pioverà quasi ogni giorno. Non dovrò mangiare tonnellate di patate nè tantomeno aspettare gli amici alla statua di Molly Malone. La Luas non mi passerà più davanti, la mattina. Non vedrò più scolari con la divisa della scuola nè bambini che giocano per strada. Al mattino non mi sveglierà più il sole che filtra dalle tende, e non dovrò più fare la coda per usare un pc.
Già, ne mancheranno tante di cose.

Monday, October 10, 2005

Paolo? Pizza!

Ci pensavo proprio mentre stavo scendendo le scale per andare a cena. Quella di oggi è stata una giornata che su mio diario di bordo avrebbe potuto occupare al massimo sei righe. Ieri pomeriggio giro in centro, di sera birretta con gli amici. Questa mattina lezione all’Emerald, seppur molto difficoltosa visto il rallentamento delle capacità intellettive dovuto al weekend lungo, e questo pomeriggio ancora un giro per Dublino da solo. L’unica novità è stata la visita al Dundrum Shopping Centre, la Mecca del consumismo e del brand, dove ogni irlandese è portato a sperperare lo stipendio nel giro di tre piani, in numerose decine di negozi, dove più gli aggrada. Poi ritorno a casa sotto l’acqua, dove benedico il mio zaino che, seppur enorme, mi è stato fornito con una protezione antipioggia che mai è stata più utile.
Ma eccoci al punto. Al mio ritorno a casa salgo in camera mia per posare le cose che ho comprato, e subito dopo Maureen mi chiama per la cena. Scendo le scale e la mia cordiale housemother mi si presenta innanzi con un sorriso fiero e raggiante. "Paolo? Pizza!". A questo punto, scusate il termine, un "Azzo" tra i denti mi è scappato. Nel piatto mi aspettava un oggetto rotondo, per fortuna non volante ma certamente non identificato o identificabile. Sorrido e mi siedo. Per fortuna Maureen se ne va nel salone lì accanto a vedere la tv, perciò mi prendo tutto il tempo per studiare il mio nemico. La fame era tanta, quindi mi faccio pochi scrupoli circa l’aspetto, certo non dei migliori, e affondo il coltello nella parte centrale. La farcitura nella parte centrale è davvero huge, come direbbero qui. Enorme, corposa. Non riesco bene a definire cosa ci sia sotto lo strato di formaggio che ricopre l’intera pizza. Vado avanti col taglio e dopo alcuni centimetri raggiungo le montagne rocciose, ben rappresentate dal bordo che mi sbarra la strada. Forse avrebbe fatto meglio a darmi scalpello e martello; ma mi faccio coraggio e, appoggiate le posate, rompo il bordo con le mani e così faccio con le altre tre parti. Il momento della verità l’assaggio, non lascia prove d’appello. La pasta forse è la cosa meno peggiore; ma appena la mordo ecco che si presenta una cloaca di ingredienti brutalmente amalgamati e appiattiti dalla forza riscaldatrice del microonde: pomodoro, peperoni, due tipi di formaggio, olive, una cosa filamentosa che non ho ancora identificato, prosciutto cotto a pezzetti, bacon e… pollo! Si, proprio dei pezzi di pollo, grossi come delle noci. Nella pizza! Inevitabilmente mi ritornano in mente le pizze mangiate quest’estate in Campania, sulla costiera amalfitana. Mi godo il mio ufo senza fiatare, scoprendo che, a discapito delle apparenze e delle dimensioni contenute, ha un peso specifico simile a quello dei metalli. Ovviamente sorrido ogni volta che Maureen viene fuori con la testa dalla vetrata del salotto chiedendomi se mi piace. La finisco e sciacquo il tutto con un’innaffiata di gelato. Che brutta esperienza.
Maureen rimane comunque, a parte tutto, un’ottima cuoca. Infatti temo che quella roba la vendano nei negozi, anche se non so in quali. Forse dal ferramenta.
Senza saperlo proprio oggi, al centro commerciale, le ho comprato un libro di ricette italiane, come regalo per la mia partenza. Ah, ho già guardato: la ricetta della pizza c’è.

Sunday, October 09, 2005

Mangiando, bevendo e masticando

Ieri pomeriggio non abbiamo fatto nulla di speciale. Però, sempre più spesso mi rendo conto che la mia idea di "speciale" potrebbe essere fraintesa. A molti basterà guardare le foto che ho messo su oggi per capire quanto sia stato normale per me starmene disteso su di un prato così verde da sembrare di plastica, all’ombra della cattedrale di san Patrizio. Si, in effetti il pomeriggio non è stato normale per niente.
Dopo di questo, prima di tornare a casa per cena mi sono concesso un thè – alle 5 pm esatte! – in un tipico bar del centro.
La serata invece è scivolata via in un baleno, facendo la spola tra numerosi locali per ritardare il momento dell’addio alle amiche spagnole. Alle 2 am però anche loro si sono arrese al tempo ostile e insieme siamo usciti in strada alla ricerca di un taxi. Terrore, sembrava di assistere alla stessa scena della notte precedente. Ma per fortuna dopo una ventina di minuti un’anima pia si ferma e ci porta a casa tutti e sei con il suo minivan.
Appena arrivato a casa vengo colto dallo sconforto i cui strascichi si possono intravedere nel post precedente. Così decido di mettermi nel letto e, dopo aver spento la luce, paso un’ora abbondante a filosofeggiare su questi addii forzati e sulla loro ineluttabilità. Ma davvero questo genere di amicizie potrebbero lasciare un segno così profondo se durassero anni? Non è forse meglio così, mi dico? E’ come mettere in bocca una caramella, morderla e succhiarne subito il succo, poi mordere la parte dura e mangiarla in un attimo. Adoro fare così, sento il gusto e ne apprezzo tutta la vigorosità. E forse queste pastiglie sono fatte proprio per essere mangiate così, anche se a prima vista bisognerebbe scioglierle lentamente in bocca. Ecco, questa è la seconda categoria. Quelle caramelle che stanno in bocca per ore e lasciano un gusto che ti inebria. Certo può assuefarti, può farti provare sensazione sempre nuove, se le sai riconoscere. Ma può anche nausearti, alla lunga. Ma allora qual è la cosa migliore? Bisogna rattristarsi per un amico conosciuto e perso nel giro di un mese? Anche in questo caso penso che dai detti venga la più grande delle verità: che il giusto sta nel mezzo. Ogni cosa deve avere il suo corso, dobbiamo prendere quello che ci viene dato, e cogliere l’attimo ogniqualvolta esso si presenta. D’altronde nessuno ha mai stabilito quanto lungo sia un attimo, e non siamo certo noi a deciderlo.

Tutti i frammenti dell'essere

L’esercito dei dublinesi adottati comincia davvero a scarseggiare in numero. Ieri sera abbiamo dato l’addio anche alle due spagnole, Victoria e Maria Antonia. Però, pensare che se ne tornano a Mallorca mi fa un po’ di rabbia. Quando io arriverò a casa sarà già tempo di nebbia e di termosifoni accesi.
In questi ultimi due giorni mi sono spesso fermato per misurare le varie emozioni che mi investivano. La tristezza certo, perché qualcosa di bellissimo sta finendo. Ma anche tanta amarezza per questi piccoli scherzi che ti gioca la vita: conosci delle splendide persone e condividi con loro gran parte delle tua giornate; volente o nolente ti affezioni. Ma appena te ne rendi conto, o forse anche un po’ prima, sei costretto a dir loro addio davanti alla portiera di un taxi. Il tassametro sale, altri amici aspettano di andare a casa e non hai neanche le parole adatte per esprimerti come vorresti, visto che la conoscenza della lingua in questi momenti è davvero lacunosa.
Non vorrei parole speciali, regali o gesti di profonda amicizia. Mi basterebbe soltanto avere la consapevolezza di poter trasmettere tutta la mia riconoscenza a questo immenso mare di piccole gocce che formano il mio mondo. Si, perché è grazie a queste persone e a queste esperienze che l’uomo si forma e trova la sua strada, che ognuno di noi si compone di tanti piccoli pezzi che, uniti, creano a loro volta qualcosa di unico e da cui nessuno può prescindere. I ricordi.

Saturday, October 08, 2005

A morte la famiglia Tassini

La mia prima amara constatazione della vacanza, la mancanza di persiane alle finestre, anche questa mattina mi ha svegliato mio malgrado. Il sole svetta alto nel cielo d’Irlanda, direbbe una canzone. Eh si, questa mattina è davvero un bell’inizio. Certo che se avessi potuto dormire un pochino di più non mi sarei svegliato con la faccia da zombi. Caspita, manca ancora il sabato sera prima che questo weekend degli addii e delle feste annesse finisca. Sarà dura.
Ieri pomeriggio la giornata è proseguita con la lotta eterna tra me e il io stomaco, senza peraltro averla vinta, visto che prima di uscire ho tentato di mangiare ma alla quarta carotina bollita sentivo che là dentro qualcosa si lamentava, per cui ho saggiamente deciso di non provocare le forze che vengono da dentro.
All’appuntamento da Molly siamo sempre di meno. Ieri sera era la volta dell’addio agli ultimi spagnoli rimasti, Asier, Victoria e Maria Antonia, che chi prima chi dopo partiranno entro domani questa notte tardi. Come potevamo salutarli con una semplice birra bevuta alla loro salute?! No, certo che no.
Io però davvero non ci sono riuscito a abbracciare di nuovo quel famoso bicchiere con su scritto Guinness, e mi sono dato a pazze e copiose bevute di acqua. Con ghiaccio.
Il venerdì sera è stato la ripetizione della serata precedente, seppur con toni più pacati perché nessuno è riuscito a tenere quel ritmo. Ma le nostre ore piccole le abbiamo fatte comunque, con una bella sorpresina finale. Dopo esserci trasferiti dal The Boss al Turk’s Head, lì abbiamo passato la nostra serata, fino alle 3 quando le luci principali del locale si sono accese un omone ci ha invitati, con la gentilezza che contraddistingue la categoria, ad uscire. Fuori una delle classiche pioggia dublinesi ci aspettava a braccia aperte. In effetti c’era da aspettarselo, dopo quattro giorni di cielo solo coperto. Bene, non ci siamo neanche potuti fermare a fare ancora due parole fuori dal locale. Così una parte del gruppo, e compreso, decide di prendere subito il taxi, mentre gli spagnoli e due dei nostri che volevano salutare le donne calienti nel migliore dei modi si fermano assieme a loro per cercare un altro posto che li ospitasse per un’altra oretta e un paio di pinte.
Davanti ai nostri occhi saranno sfilati più di cento taxi, ma mai uno che avesse la luce sul tetto accesa ad indicare che era libero. Eh si, se i dublinesi amano bere tanto da non ricordarsi neanche più il loro nome, almeno la maggior parte di loro ha l’accortezza di non mettersi in macchina dopo delle serate devastanti. Anzi, penso che tutti abbiamo la stesa idea, visto che dopo esserci mossi dalla zona dei locali notturni verso posti meno frequentati, la situazione era la stessa con decine di persone sul ciglio delle strada col braccio proteso verso quelle scritte che continuavano a rimanere testardamente spente. Ci dirigiamo verso la stazione del taxi in St Stephen Green. Maria, la prima a voltare l’angolo per vedere quanti taxi liberi c’erano, in un posto che di solito ne ha decine in coda ad aspettare, si gira verso di noi e dice: "Non immaginate quale coda c’è dietro quest’angolo". Infatti, era indescrivibile, che neanche al funerale del Papa. Un’ora abbondata era passata, così stufi di starcene in mezzo alla strada a cercare di un taxi libero ci infiliamo in un supermercato – ricordate che qui sono sempre aperti? – e decidiamo di chiedere qualche consiglio ai ragazzi che ci lavorano dentro, mentre qualcuno di noi si concede anche uno spuntino. E come non poteva essermi ancora tornata la fame? Ad un giorno esatto, minuto più, minuto meno, dal famoso ingresso con occupazione annessa dell’ormai famoso panino tossico con le cipolle crude, il simposio nel mio stomaco mi ha lasciato il posto per una mezza baguette con prosciutto, formaggio e due pomodori.
Dopo aver avuto la conferma dal ragazzo pakistano addetto ai panini che in effetti non esiste un modo sicuro per trovare un taxi il venerdì sera tardi, ci rassegniamo e ci rimettiamo sul marciapiedi, come delle prostitute in attesa di un cliente. Da una via ecco che sbuca anche l’altra parte del gruppo, che inutilmente avevo vagato alla ricerca di un altro locale. Niente da fare per loro, solo un bel po’ d’acqua sulla testa. Di dirigiamo allora tutti insieme verso la Luas, per vedere a che ora sarà la prima corsa. Cavolo erano quasi due ore che cercavamo un mezzo per tornarcene a casa sotto l’acqua, ovviamente nessuno con l’ombrello, e non sapevamo più a qualche Santo votarci. Ad un tratto, eccolo, ne vediamo uno con la luce accesa. No, per le allucinazioni c’era ancora tempo. Ma,come già successo molte volte prima, due ragazzi appostati più avanti nella strada lo prendono. Basta, Paolo, Matteo ed io decidiamo, con i nervi a fior di pelle dopo aver scoperto il primo lato davvero negativo di questa città, che ce la facciamo a piedi. Più per la rabbia e come dichiarazione di intenti, s’intende visto che a piedi saranno all’incirca due ore abbondanti.
Dopo poche centinaia di metri i nostri sforzi vengono premiati, e ormai senza più speranza mi butto in mezzo alla strada ancora una volta. Senza il minimo preavviso, uno dei taxi si accosta e ci fa salire. Eravamo davvero inzuppati, e non sapete quanto abbia ringraziato l’inventore del riscaldamento sulle automobili.
Ho appoggiato la testa sul mi morbido cuscino alle 5 am, non particolarmente stanco ma profondamente arrabbiato per l’impossibilità reale di tornarsene a casa alla fine di una serata, per giunta alle 4 del mattino quando ci dovrebbero essere davvero poche persone in giro.
Ma una bella dormita mi ha messo a posto come si deve. Mi sono alzato alle 10 am, ho salutato Paddy e Maureen che stavano uscendo per andare a fare spesa. Ora mi appresto a godermi una bella giornata nel centro, a caccia di regali per quelli che sono a casa, e di qualche bella foto di Dublino sotto il sole. Questa volta per mia fortuna prendo la Luas.

Friday, October 07, 2005

Fatto non fui per viver come bruto

Sulle pendici del monte Svarione, l’avventura del nostro eroe prosegue senza sosta, alternando lezioni impegnative a entusiasmanti serate al pub con gli amici. Con qualche caduta, ogni tanto.
La mattinata di ieri si riassume nel solito copione, con la mattinata passata a scuola per una lezione più interessante del solito grazie ad un dibattito sulle cause che rendono una persona mancina. Enumerare i grandi geni della storia che erano mancini, da Leonardo da Vinci a Confucio, da Jimi Hendrix a Galileo, mi ha permesso di essere guardato da quel momento con una maggiore dose di rispetto…
Dopo pranzo mi sono concesso la solita capatina in aula pc per tenermi aggiornato su quel che succede in Italia e dalle mie parti, ed è accaduta la prima cosa un po’ strana della giornata. Nella casella di posta trovo un report dei contatti del mio blog e, con mia immensa sorpresa, la provenienza degli utenti che hanno visitato la mia misera paginetta rappresentano praticamente tutti i continenti! Brasile, Norvegia, Spagna, Australia, Irlanda – ovviamente! – e chi più ne ha più ne metta. Insomma, mi pare che sia proprio difficile per un brasiliano leggersi i racconti delle mie giornate, no? Boh, non capirò mai.
Dopo di questo porto il mio giovane corpo a casa dove mi riposo un pochino prima della seconda grande serata a base di pasta, che anche questa volta si sarebbe dovuta svolgere a casa della quanto mai ospitale Lina. Il perché di questa insolita adunata di giovedì è perché la prima del gruppo, Gaia, sta per andarsene ed è quindi indispensabile darle il commiato come si deve. L’appuntamento per andare a fare la spesa era alle 6,30 pm, ma alle 4 mi arriva un bel messaggio di Matteo che annunciava l’impossibilità di fare la cena perché Lina non stava bene. Tragedia.
Per fortuna riusciamo a salvare la serata organizzandoci in una ventina di minuti con un giro di messaggi a catena, e decidiamo così di noi starcene rintanati in casa ma piuttosto di fare una bella cena fuori tutti insieme. Ma anche perché, detto tra di noi, le nostre famiglie erano già state avvertite che avremmo mangiato fuori e si stavano già mettendo con le gambe sotto il tavolo.
Al classico appuntamento alla battona, questa volta però anticipato alle 8 pm, ci ritroviamo in sette, Wizzy, Maria, Marco, Pietro, Gaia, Paolo ed io. Matteo, chissà perché, sarebbe arrivato dopo. Stacco della camera sui nostri sette amici, e il pubblico si aspetta di vederli nella prossima scena con una bella cenetta servita davanti ai loro occhi. E invece no, vaghiamo ammafati un’ora abbondante, e dopo decine di rifiuti troviamo il primo posto libero nella zona di Teple Bar, un ristorante che a detta dell’insegna dovrebbe essere tipicamente irlandese. Per nostra fortuna così è, ma anche il conto alla fine ha un retrogusto di Irlanda; con un pizzico di Montecarlo.
La serata inizia a rodare con qualche birretta presa durante la cena, ma il peggio era ancora lontano. Prima sosta all’Hogans, in George St., dove incontriamo altri ragazzi dell’Emerald, tra cui gli spagnoli. Per loro è la penultima sera, e quindi scatta l’invito per una serata d’addio per la sera seguente… Ma allora lo fate apposta! La nostra sosta al pub è proprio una fermata breve, visto che dopo un paio di birre e un’oretta di conversazione ci muoviamo verso il vero momento clou della serata. Il patibolo si chiama The Villane. Un’allegra comunità di gente che ha come unico obiettivo quello di bere e ballare finché i gorilla del locale non li debbano prendere di peso per portarli fuori. La musica è, forse per prima volta, molto molto accattivante. E noi ci si butta. Non per terra, ma quasi. Davvero una serata divertente, con alcuni tratti di tristezza immensa per l’addio imminente che avremmo dovuto dare a Gaia.
Caspita, non pensavo che mi sarei legato così tanto a delle persone che fino a venti giorni fa neanche sapevo quale nome portassero. La nostra è stata un convivenza per certi versi forzata, magari, ma davvero genuina e per niente combattuta. Avevamo ciascuno bisogno di qualcuno per sentire che un’ancora di salvezza era sempre pronta ad essere buttata in un mare che certo spaventava un po’ tutti. La mia testa ora è piena di fotogrammi in cui questa decina scarsa di persone, senza saperlo e senza chiedere niente in cambio se non una persona da poter chiamare amico, ha allietato un mese che voleva essere una sfida, un modo per vedere cosa sono e cosa volevo.
Ma non divaghiamo. La serata al Village è stata un massacro di massa, con il numero dei superstiti fermo sullo zero fisso. I ricordi, dalla mezzanotte fino alle quattro, quando mi sono tolto l’orologio per mettermi nel letto, sono frammentati e incerti. In queste quattro ore però ricordo un paio di cose interessanti, primo fra tutte il panino chimico che mi sono infilato nello stomaco all’uscita dal locale, le cui cipolle crude ancora mi salutano dal mio intestino e si preparano a qualcosa di grande.
Una piccola gag che mi riguarda invece mi è stata poi riferita questa mattina. In preda a non so quale onnipotenza e sonnolenza alcolica, al momento di prepararci per andarcene a casa mi sono tuffato su un divanetto, ma senza accorgermene ho accidentalmente urtato l’ultima birra che una irlandese si era appena presa dal bancone del bar, bella piena fino all’orlo del bicchiere. I miei amici mi hanno raccontato che questa docile signorina alta una spanna più di me, con chissà quanti stufati alla irlandese a farcirle il corpo, mi ha cortesemente indicato i suoi jeans bagnati fradici, e poi ha appoggiato la sua candida mano sul mio braccio, mi ha brancato e mi ha condotto al bancone dove le ho volontariamente offerto una birra per scusarmi dell’accaduto. Tutto ok, per i jeans nessun problema. Gli irlandesi possono comprarsene quante paia ne vogliono al primo discount. Ma non toccate loro l’ultima birra della serata, potrebbero diventare pericolosi.
Preso un taxi al volo, con quattro euri nel portafogli abbiamo preso un taxi con 6 posti e ci siamo mossi ciascuno verso la propria casetta. Al momento mi spiace ma i ricordi sono persi in chissà quale angolo del mio povero cervellino innaffiato dalla birra. Certo è che una ottima lezione l’ho seguita: mai mischiare l’alcol quando si beve tanto. Infatti, mi sono dato solo alla birra scura. Peccato, mi mancava solo una pinta di Guinness e poi magari il Comune di Dublino mi avrebbe regalato una birra gratis per le dieci raggiunte.
Questa mattina – ops, pomeriggio – non ha bisogno di tanti racconti particolareggiati, visto che mi sono girato e rigirato nel letto, tra momenti di sonno e di veglia, fino alle 15,30, con enormi problemi di deambulazione. La mia seconda giornata persa a scuola, risollevata dal fatto che solo due delle persone che c’erano ieri sera hanno avuto la titanica forza per alzarsi da letto. Mal comune, mezzo gaudio. Dopo una salutare doccia le cose sembrano fermarsi e il mondo la sta smettendo di girare. E’ lo stomaco che non ne vuole sapere di avere fame e di riprendersi. Probabilmente le cipolle crude stanno facendo una festa e hanno affittato tutto lo spazio necessario, stomaco e intestino compresi. Magari anche la birra ha fatto il suo.

Wednesday, October 05, 2005

Feels like home

Cavolo ragazzi, sono esterrefatto nel vedere il contatore delle visite di questo blog crescere esponenzialmente ogni giorno. Sono davvero felice di essere riuscito a creare qualcosa di molto importante per me e per il mio "training", ma al momento stesso sono fiero che la lettura di queste poche righe quotidiane sia diventata una routine per molti di voi. Sono commosso, davvero; poi aver ricevuto anche qualche complimento da qualche amico mi rincuora non poco, vista la mia totale inesperienza con questo genere di scrittura.
Ieri è stata un'altra giornata normale, animata solo dal giro pomeridiano in centro città. Mi spiace solo che negli ultimi giorni non ho più potuto visitare alcun punto di interesse turistico, ma mi sono ripromesso di riprendere quanto prima questa mia salutare abitudine. La scorsa sera siamo stati in un pub in Grafton in cui per un paio d'ore sono tornato indietro con gli anni. Sì, perchè se in una parte del locale un gruppo di ragazzi stava suonando della tipica musica Irish, l'altra metà del locale era inondato da una pesantissima musica heavy metal anni '80 e '90, che io adoravo da adolescente. Wow, è stato davvero entusiasmante ritrovarmi ancora una volta ad imitare lo stile di suoanre la batteria tipico di quei matti tutti pelle e borchie. Certo, non era nostalgia, ma una piccola finestrella aperta su qualche anno felice che ormai, assieme a tante altre cose, se n'è andato. Ora, certo, sono altrettanto felice; se non di più. Ma ricordare il passato mi piace, seppur mi rendo perfettamente conto che c'è una base di masochismo in questo.
Comunque, oggi la mia macchina fotografica è uscita con me, dopo essersi presa qualche giorno di riposo dalle raffiche scattate nella gita a Galway. Stranamente nella tarda mattinata è pure uscito il sole, che dovrebbe ispirare un po' di più delle nuvole che si sono stagliate per quattro giorni consecutivi sulle nostre teste. Certo, siamo già stati fortunati a non beccarci la pioggia. Ma qui è sempre meglio starsene zitti.
Oggi spero di riuscire ad aggiornare il photoalbum con gli scatti della gita. Stay tuned!

Tuesday, October 04, 2005

La solita routine... ma che routine!

Potrebbe anche sembrare abitudine, ma non penso che lo sia. Pensoc che per una volta nella mia vita sto imparando a godermi quello che mi capita sotto mano, senza preoccuparmi troppo del futuro o degli inconvenienti che potrebbero capitarmi nel frattempo.
Se non sono in grado di controllare la lunghezza delle mie giornate qui a Dublino, visto che mi sfuggono di mano senza che io sia in grado di spuntare la data sul calendario, cerco almeno di tuffarmi dentro questo vortice a capofitto, senza curarmi di tutto quello che mi gravita intorno.
La giornata di ieri è stata molto "normale", se per normale si intende camminare per Grafton Street a Dublino. Dopo essere spavaldamente andato a scuola appena la campanella della fine delle lezioni era suonata, mi sono diretto coi miei amici verso il centro, dove tra le altre cose ho iniziato a prendere qualche regalino per amici e parenti. Poi ci siamo diretti in quella immensa libreria, Eason, che ha dei prezzi neanche lontanamente immaginabili per noi italiani. Ma quello dell'Iva sui prodotti culturali è un'altro discorso...
Dopo essere andato a casa per cena - a proposito, Maureen mi sta sempre più stupendo come mosca bianca tra i cuochi irlandesi - sono uscito per andare a bere un paio di birre... Azzo, sempre un paio. Ormai qui è un'offesa prendere una sola birra per sera! Al Café en Seine, un locale dichiaratemente ispirato alla Parigi bohemienne di fine diciannovesimo secolo, i prezzi sono effettivamente un pelo più alti rispetto agli altri locali di Dublino. Ma, ragazzi, lo spettacolo degli arredi, degli specchi, dei tavoli e persino dei bagni è davvero incredibile. Sembra di vivere dentro il film Moulin Rouge. Avete presente, quello con Nicole Kidman e Ewan Mc Gregor. Beh, lo sfarzo è veramente all'estremo, e poi... beh, con una band come quella di ieri sera avrei anche pagato il triplo. Due chitarre, un sax, un clarino e un contrabbasso che suonavano quel jazz anni '30, tipico dei film di gangster e di mafia americana. Davvero pazzesco. Non ho potuto fare altro che isolarmi, e i miei amici passavano ogni tanto per chiudermi la bocca, visto che mi incantavo spesso e volentieri.
Poi per la mezza siamo andati a nanna, chi con la Lluas chi col taxi. Questa mattina mi sono svegliato molto bene, completamente ristabilito dal raffreddore del weekend, e anche se la lezione sembrava non voler finire più, ora sono qui seduto in aula pc, in attesa di passare un altro pomeriggio "normale" per le vie del centro di Dublino.

Monday, October 03, 2005

Di notte leoni, al mattino...

Alla fine non ce l’ho fatta. Forse per pigrizia, ma credo più per una reale spossatezza dovuta chissà quale strana influenza mi sto portando appresso da un paio di giorni, cioè dalla cena a casa di Lina. Questa mattina ho saltato la scuola, la mia prima assenza dall’inizio del corso. Ma andiamo con ordine e sarà facile comprendere perché l’ho fatto.
L’altra sera, dopo esserci dati una sciacquata in ostello, siamo usciti per mangiare. Ormai non ci pensavamo neanche più, ma i nostri stomaci erano abituati all’orario irlandese, quindi girovagare un’ora per trovare un ristorante libero alle otto e mezza è stata un’impresa dura. L’unico ristorante, ma sarebbe più opportuno definirlo un’osteria, che ha accettato un tavolo da otto persone proponeva cucina tipica irlandese. Niente male affatto, visto che sono riuscito a mangiare un abbondante antipasto di salmone affumicato con contorno, un piatto di alette di pollo con insalata e patate al forno, due bicchieri di vino e un caffè con una ventina di euri scarsa. Dopo cena le facce erano tutte lunghe quindi piuttosto che stancarsi in un club ballando fino alle 3 o più, abbiamo deciso di chiuderci in un pub per ingurgitare qualche Guinness. Il richiamo della vira notturna però non ci ha lasciato indifferenti, visto che non ci siamo addormentati prima dell’una e mezza.
Ta-ta-ra-ta, alle otto spaccate la sveglia di Maria spara una samba in tutta la stanza. Certo, nessuna musica poteva essere più indicata. La situazione mi ricorda molto le vacanza dal prete a Champoluc, la camerata che si sveglia cullata dalla musica, la stanza pervasa dall’odore del sonno, e ognuno che vedendo sa faccia stravolta del suo vicino di letto gli accenna un saluto e si dirige mesto verso il bagno, ovviamente in comune. Durante la colazione nella hall dell’ostello, Paolo ci intrattiene con una descrizione dettagliata delle sua notte insonne, e suscita ilarità in tutto il gruppo. La giornata è iniziata bene. In effetti tutto sembra perfetto, se non fosse per questo raffreddore influenza non so cosa, che mi sta iniziando a tappare il naso. Qualche brivido mi ricorda anche che l’amica febbre è sempre in agguato. Ma non mollo, sono qui per visitare questi paesaggi incantevoli e certo non potrei starmene nel letto!
Durante la colazione si decide di optare, tra le varie proposte disponibili, per una gita ai Cliffs of Moher, con annesso giro nei dintorno. Appena mettiamo il naso fuori dalla porta dell’ostello un signore sulla settantina ci si avvicina con fare losco. Muove continuamente la lingua rinsecchita dal tropo parlare e la tira fuori per tentare di bagnarsi le labbra, senza mai riuscirci. Con la schiena curva si avvicina a Maria e le dice che se prendessimo il suo tour guidato, ci potrebbe fare un prezzo di favore. Noi ovviamente si accetta.
Saliti sul pullmann scopriamo qual è in lato negativo della faccenda. La guida è un incontrollabile vecchietto logorroico, che ripete le frasi alla nausea, intercalando le sue interessante spiegazioni con qualche pessima battuta da humor irlandese e con qualche canzone tipica, ovviamente interpretata da lui stesso. Ciliegina sulla torta, l’altoparlante posto sopra ogni sedile non è regolabile, e il volume è davvero insopportabile.
Nel complesso però il tour si rivela molto ben gestito, e la voce della guida riesce più di una volta anche a conciliarmi un riposino nel tragitto tra le varie tappe. Il pezzo forte della giornata sono i/le Cliffs of Moher, dei precipizi di 700 piedi a strapiombo sul mare. Qui il paesaggio è davvero incantevole, rovinato soltanto dai lavori di valorizzazione turistica che sono in pieno svolgimento. Il vento è qualcosa di incredibile spazza via tutto ed è davvero pericoloso se non si sta attenti nello sporgersi dal precipizio per vedere il mare sottostante. Come la guida ha ripetuto circa settemila volte, qualcuno ci è caduto, da quei Cliffs. O nel migliore dei modi, ha perso lo zaino che aveva poggiato per terra. Mi dico che se mi dovesse cadere dentro il mio, di zaino, con tutta l’attrezzatura fotografica, mi tufferei di sotto a riprenderlo!
Dopo il pasto in un tipico pub irlandese con il servizio al tavolo più veloce dello Stato, non fai neanche in tempo a tornare dal bancone da cui avevi appena ordinato che già il camerieri ti portava il piatto, mi inizia a salire la febbre. Ormai il naso era completamente inceppato, parlare mi riusciva difficile, e in più iniziavo a sentire quei brividi tipici che preannunciano una bella febbrona.
Dopo aver preso una delle pastiglie acquistate il giorno prima a Galway, mi fiondo sul pullman e mi adagio per riposare un po’. Purtroppo mi perdo le ultime due tappe della gita, ma di certo la pausa mi è servita per riprendermi un po’ ed evitare cose peggiori. All’attivo la guida lucertola ci lascia direttamente alla stazione dei pullman, dove ci mettiamo in coda per un altro viaggio di ben quattro ore per tornare a Dublino. Mamma mia, saliti sull’autobus il tempo sembrava non passare mai. Io ormai, in preda a chissà quale delirio, sognavo solo il letto di casa. Ma c’è sempre la onnipresente Sfiga che ci accompagna che decide di far passare il pullman proprio nel centro di un paese dove si è appena conclusa una fiera equina di chissà quali dimensioni. Le nostre, di dimensioni, sono un’ora abbondante di ritardo all’arrivo a Dublino. Senza contare anche la sosta in autostrada a causa dell’avaria di chissà quale strumentazione elettronica del pullman.
All’arrivo a Dublino, ore 11,20 pm, mancano solo dieci minuti all’ultima corsa della Luas che mi può portare a casa. Non so quale santo mi spingesse da dietro mentre correvo verso St. Stephen’s Green. Comunque non l’ho persa, almeno. Si vede che la sfiga era già andata a dormire, beata lei.
Appena arrivato a casa sento Maureen che si sveglia. Mi viene incontro e mi chiede se voglio mangiare. Declino cortesemente l’invito e mi inglobo nel letto.
Questa mattina sto decisamente meglio. Starmene a casa un giorno era quello che ci voleva. Oggi si può comodamente uscire!

Saturday, October 01, 2005

Vacanza dalla vacanza

Tutto il mondo è paese; possiamo proprio dirlo. Alla fine anche qui a Galway sono riuscito a scovare un bel internet point dal quale scrivere qualche riga veloce prima di cena. In realtà non è che io abbia cercato più di tanto, visto he è proprio dentro l'ostello nel quale alloggiamo. Ma andiamo con ordine.
Ieri sera, al consueto appuntamento dalla "battona", il gruppo era stranamente ampissimo. Forse per via delle numerose imminenti partenze, forse perchè la febbre del venerdì aveva colpito un po' ovunque, fatto sta che il gruppo che si è mosso verso un pub nel quale passare la serata contava almeno 40 persone. Era perciò quasi scontato che ci rimbalzassero dai locali. Così in effetti è stato. Per fortuna però dopo varie vicissitudini siamo riusciti ad entrare in un club in zona Temple Ba, il The Boss. Niente di speciale, ma la varietà di persone con cui era possibile intrattenersi era tale da far volare via il tempo in un batter d'occhio. E pure le Guinness. Pur consci di doverci svegliare presto, nessuno dei gitanti del giorno dopo è riuscito ad andare a dormire ad un'ora decente. Io, a causa del fastidioso raffreddore che si era accentuato nel corso della serata, sono stato il primo ad andarmene dal locale a mezzanotte e mezza. Marco invece ha addirittura esagerato e si è messo nel letto solo alle 4,30. Lui però ha avuto delle ottime ragioni per fare le ore piccole, visto che si è intrattenuto con la piccola Paloma, una ragazza spagnola che è partiva oggi, e ha deciso a nome di tutto il gruppo di darle il più caloroso degli addii...
Questa mattina la sveglia ha suonato alle 6, colazione veloce e dritto verso la Luas. Incredibilmente all'appuntamento da Molly Malone alle 7 e mezza non manca nessuno, tutti presenti: Io, Wizzy, Marco, Paolo, Matteo, Maria, Gaia e Lina. Ci dirigiamo e riusciamo a prendere il pullmann delle nove, che mezzogiorno ci lascia nel distretto centrale di Galway. Qui abbiamo una brutta sorpresa quando scopriamo che purtroppo non è possibile fare gite verso le meraviglie che si celano in questi territori, visto che ogni tour parte al mattino. Tanto male, decidiamo di farci un giro per la città, rinunciando perà a fare le due gite che ci interessavano e dovendo scegliere per una sola delle due.
Il giro si fa abbastanza interessante, ma poi la stanchezza inizia a pesare e, dopo un suggestivo giro al porto e alla parte antica di questa cittadina roccaforte del potere inglese nella guerra d'indipendnza irlandese, si decide di fare un salto nell'ostello per riposare e darci una lavata.
L'ostello è il Kinlay House di Galway, una residenza molto confortevole, nel centro città, davvero ben attrezzata e pulita, molto più di quanto ognuno di noi si aspettasse a fronte di una spesa di 16 euri.
Il mio raffreddore è un po' peggiorato e mi sa che mi sono anche venute due, tre lineette di febbre, ma dopo aver fatto un salto in farmacia, ho preso qualche simil aspirina e mi sento già meglio. Domani sarà una giornata dura, ai Cliffs of Moher si preannuncia vento da tutti i fronti. Ma lo spettacolo che vedrò mi farà sicuramente passare dalla testa ogni malessere.
Ora tocca andarsi a preparare per la cena, che questa sera sarà ad un'ora decente, continentale come si dice da queste parti. E dopo? Beh, penso che tocchi valutare anche il gusto della Guinness qui a Galway. Non si sa mai che magari è diversa da quella di Dublino.
Un attimo di riflessione. Sono già a metà della vacanza. Alla radio trasmettono canzoni che non mi aiutano per niente, stile lentoni strappalacrime. Che bella avventura che sto vivendo. Ma se non avesse una fine, se di qui a due settimane non ne vedessi la fine, forse non sarebbe così bella. Che ne dite?